domenica 3 dicembre 2017

[TAG] Very Pop Blog - I miei anni '90


Colgo l'intrigante invito dell'amica blogger Santa ("La Santa Furiosa", vedi QUI) che ringrazio calorosamente, e contribuisco al [TAG] a tema lanciato nello storico (since 2006) blog di MikiMoz ("Moz O' Clock", QUI) dallo stesso autore, a cui rimando per le poche regole di base. Tra queste, si richiede a ciascun partecipante di taggare altri cinque amici: per quanto mi riguarda, rilancio un tag all'amica blogger Vele ("Colorare la vita", QUI), che mi pare non sia stata ancora nominata, nella speranza possa farle piacere. I restanti tag li lascio a disposizione dei miei pochi ma buoni follower, con estensione ad eventuali nuove affiliazioni, senza confini di tempo o di spazio dunque: dite pure che vi mando io.


L'avventura fa '90. Entrando nel vivo del tema, i mitici - unici - mai troppo vecchi anni novanta (dello scorso fine millennio, intendo, nel caso mi leggeste dal 2100 in poi) hanno rappresentato un periodo particolarmente intenso della mia vita, oltre che fervido di per sè.
Dal momento che si richiede una retrospettiva strettamente personale, aspettatevi un po' di tutto e un po' di niente. Pronti? «Squilli di trombe...» anzi no, di "trump" ne abbiamo già abbastanza... più semplicemente «Sipario!»



🎶 MUSICA 🎶

Sound italiano. Il meglio di sè Vasco Rossi lo aveva già onorato alla grande, al pari di Lucio Dalla, e a differenza di Franco Battiato che - anche se aveva allietato le mie più tenere età come i primi due - in quel periodo continuò a sfornare perle brillanti per qualità costante, nel suo delizioso e sempre più raffinato stile alternativo. Grazie anche alla felice collaborazione col filosofo/poeta Manlio Sgalambro, sbocciata proprio in quegli anni, Battiato seppe andare anche oltre senza mai sprecarsi, tanto da risultare - nei miei anni '90 - "solo" Di Passaggio...


Nella mia personale e nostalgica teca d'epoca, caratterizzata dall'ampia varietà di ricordi e di umori associati ai singoli brani, tra gli artisti connazionali - oltre a Battiato - custodisco con affetto speciale: CSI (Consorzio Suonatori Indipendenti - ex CCCP), Litfiba, Fabrizio De Andrè nel midollo, con annesso profondo dolore per la scomparsa dell'11/1/1999. Imbarcandosi sulle onde dei mari celesti, fu proprio lui - nei miei confronti a pieno diritto, benché non avrei mai voluto che ci lasciasse così presto - a serrare metaforicamente la porta di un decennio che - come le sue canzoni - non dimenticherò mai.


Voltiamo pagina. Nei primi anni '90 andava forte anche un italianissimo (in virtù dei vari dialetti regionali) mix di rap, hip hop, reggae e raggamuffin che ebbi modo di apprezzare anche attraverso l'esibizione dal vivo delle migliori band del mo(vi)mento - Africa Unite, Sud Sound System, 99 Posse, Papa Ricky, Frankie HI-NRG e molte altre - tutte riunite in un unico evento della durata di quattro giorni, incastonato nella meravigliosa cornice naturale del lago Ampollino, sui monti della Sila in Calabria.
Musica, campeggio e cazzeggio in compagnia dei miei migliori amici a godere di una genuina e azzeccata atmosfera "Flower Power". Segue biglietto d'ingresso e breve clip d'assaggio (disponibile anche il documento integrale - due ore in due parti - contenuto nella playlist "C'ero anch'io" del mio canale YouTube).



Musica straniera. Freddy Mercury (Queen) nel '91, e Kurt Cobain (Nirvana) nel '94, stufi d'aspettarmi, li persi per sempre. Imparai la lezione: quanto restava di stimolante per le mie papille gustative musicali lo bevvi in un avido sorso d'annata (1995), come testimoniano alcuni biglietti di live e rave-party che ancora oggi conservo.


Ops... Quasi dimenticavo gli sfavillanti Red Hot Chili Peppers, in quegli anni un vero e proprio "colpo di fulmine", che continuo a coltivare con la stessa passione di allora e che spero prima o poi di riuscire a vedere dal vivo. Ma le omissioni, inevitabilmente, sono tante...



🎥 FILM 🎬

Salto a piè pari la sezione "cinema" prevista dal tag, perché - se ben ricordo - dopo il 1989 e prima del 2000 disertai. Evidentemente, in quegli anni ero troppo impegnato sul mio set personale aldilà del grande schermo, ovvero nell'interpretazione della parte generosamente assegnatami dal sommo Regista. A pensarci meglio, più di una capatina al cinema l'avrei sicuramente fatta, se non avessi avuto il comodo supporto tecnologico dell'allora indispensabile e oramai obsoleto VHS. Tra registrazioni dalla TV, film a noleggio, acquisti in edicola e alcune chicche da collezione, l'home-video mi appassionò a tratti anche febbrilmente.
Genere mio prediletto in quegli anni era l'horror, di vecchio e nuovo stampo, nelle sue varie declinazioni, una su tutte: il genio David Cronenberg metteva in scena esattamente il tipo di buio in cui adoravo perdermi. Intercettato dalla mia sete di paura e di effetti speciali, il suo talento trasversale - scoprii - era capace di esprimersi alla grande con qualsiasi genere si confrontasse. Tralasciando "Crash" del '96, a mio avviso troppo narcisistico e fine a se stesso, cito le altre pellicole del regista nel decennio (ma prima e dopo non è certo da meno, anzi): "Il pasto nudo" (fantahorror, '91), "M. Butterfly" (drammatico, '93), eXistenZ (fantascienza '99).


Non solo Cronenberg, ovviamente: i cult del periodo (ma anche vari gioiellini annusati qua e là), dal capolavoro "Forrest Gump" (Robert Zemeckis, '94) all'esilarante "Il grande Lebowski" (fratelli Coen, '98) passando per il meritatissimo triplo-Oscar "La vita è bella" (Roberto Benigni, '97), li vidi un po' tutti. Le decine di videocassette, invece, le buttai via anni dopo, forzato da un trasloco e dalla consapevolezza che - in ogni caso - avevano fatto il loro tempo; ma le anime di quei film restano vive, dentro di me prima che sui moderni supporti digitali.



📘 LIBRI 📚

👇 Vedi "Comics".



💭 COMICS 💬

👆 Vedi "Libri". Scherzetto... Il fatto è che gli uni e gli altri portano la firma del medesimo autore, della cui letteratura - da buon horrorofilo - mi ero infatuato: Tiziano Sclavi. Riguardo ai libri, li collezionai e li lessi praticamente tutti, con menzione speciale per "Dellamorte Dellamore" (1991), ripescato dall'autore dopo il "mostruoso" successo ottenuto dal noto personaggio dei fumetti ispirato proprio da quel romanzo cinque anni prima. Segue foto-ricorDOC.


Riguardo ai fumetti, è forse inutile specificare che il personaggio a cui mi riferivo porta il nome di Dylan Dog: un vero e proprio fenomeno editoriale esploso alla fine degli anni '80, che nei '90 (e oltre) raggiunse altissimi livelli di popolarità. Il suo papà Tiziano Sclavi si alternava a un brillante staff di autori per i soggetti, che il talento di bravissimi disegnatori - il mio preferito Corrado Roi, ne parlo QUI - interpretava magistralmente. Saggia intuizione dell'editore Bonelli, a cui va il duplice merito di aver risollevato ancora una volta il fumetto come forma d'arte in sè, e nel contempo il genere horror ben al di sopra della mediocrità. Personalmente mi affrettai a recuperare i primi numeri originali, per poi continuare la collezione con costanza e perseveranza, fino all'albo mensile n°200 datato aprile 2003. A corredo vi erano tutte le uscite fuoriserie, albi giganti, poster, gadget, libri, riviste, praticamente tutto ciò che venne dedicato all'Indagatore dell'Incubo fino a quel momento. Dieci anni dopo decisi a malincuore di dare via tutto, prima che si sciupasse, lanciando sul web questo banner:


Intercettai quindi un collezionista disposto a scambiare quella preziosa carta stampata con altrettanto preziosa carta moneta, 1.500 euro che accontentarono entrambi. Oggi? Mi restano solo poche foto... eccone un paio: il mitico numero 1 (ottobre '86, prezzo di copertina 1.300 lire), e lo stesso riprodotto in miniatura (edizioni Lo Scarabeo).


Tornando per un attimo ai libri, seguire Dylan Dog mi diede modo di cogliere le innumerevoli citazioni e segnalazioni contenute negli albi stessi e negli approfondimenti delle uscite speciali (fonte preziosa, in questo senso, il pregevolissimo "Almanacco della Paura"). Ricordo ad esempio un'antologia dal titolo "Tutte le storie di Frankenstein", in cui diversi autori si misuravano con il mostro più famoso del mondo, ciascuno a modo suo e tutti capaci di sorprendere.
Chiudendo invece il discorso fumetti, quando mi avanzava qualche spicciolo sperimentavo le novità Bonelli del periodo, quali "Nathan Never" (fantascienza), "Julia" e "Napoleone" (giallo), albi davvero squisiti per cura sopraffina, soprattutto nei primi 12/24 mesi d'esordio.



🎲 GIOCHI 🎱

Classici fuoritema in quanto senza tempo: qualche partita a dadi (Yahtzee) a casa di un'amica, qualche pokerino a casa di un amico, qualche tiro a biliardo in compagnia. E la mia prima - probabilmente unica - esperienza di Casinò (su invito, in terra straniera). Una bolgia dantesca! Morti viventi, questa volta reali, in abito chic severamente obbligatorio che mi toccò persino noleggiare, a rimpinzare decine di diaboliche macchinette mangiasoldi... In compenso vinsi alla roulette 😊! Le foto mi mancano, recupero dal web:


Più ricca e articolata, ma relativa ai miei anni '70 e '80, è la sezione a tema che sviluppai nel post "Le stanze dei giochi", cliccabile QUI.



👾 VIDEOGAMES 💥

Non ai livelli degli anni '80, ma le monete nei flipper e nei cabinet delle sale giochi continuavo a inserirle, anche se con frequenza sempre minore: cominciavo a capire (era ora, direi) che potevo investirle in qualcosa di più appagante o necessario. Riguardo alle console, a parte la grezza Mattel "Intellivision" consumata nel decennio precedente, non hanno mai fatto breccia in me. In ambito casalingo, la mia passione per i videogiochi si era manifestata attraverso i computer - inizialmente Sinclair "ZX Spectrum", Commodore "Vic 20", "64", "Amiga", - fino all'avvento dei PC degni di tale nome, che mi elettrizzarono - ludicamente e non - a partire dal '96. Tra le tante modalità di interazione che si avvicendavano, il mio genere favorito fu da subito lo "Sparatutto in Prima Persona", o FPS (First Person Shooter).
A fare la differenza rispetto alle altre categorie di giochi non fu certo la "violenza", visto che comunque si lottava e si sparava diffusamente anche in moltissimi altri, ma la prospettiva: la visuale in prima persona, unitamente all'audio in cuffia e alle braccia tese in avanti sulla tastiera con le mani che rispuntavano nello schermo come se mi appartenessero, generava una "full immersion" nella dimensione fantastica come nessuna altra modalità era capace.
Meraviglia delle meraviglie, da allora potei quindi tuffarmi nelle mie ambientazioni predilette - horror, fantasy, fantascienza - in una più suggestiva e soggettiva veste di protagonista; e se parlo al passato è solo contestualmente al post, perché la mia preferenza non è mai cambiata, fino agli avanzatissimi scenari disponibili oggi.
DOOM, lo spassosissimo Shadow Warrior (sotto), Heretic e Quake i primi compagni di una lunga serie che continua a promettere evoluzioni da brivido.




📺 TELEVISIONE 🎼

Già alla fine degli anni '80 la Tv cominciò a stufarmi; tuttavia non ho mai smesso di gettarvi l'amo, traendone sporadiche soddisfazioni in termini d'intrattenimento. Degli anni '90 ricordo in particolare: i video musicali di una irripetibile MTV d'epoca; la comicità graffiante di "Avanzi" e le chicche cinematografiche proposte la notte da "Fuori Orario"* su Rai 3; alcune sit-com carine tipo "La tata", gli innovativi "X-Files", e più distrattamente qualche telequiz, i servizi de "Le iene" e alcuni sketch di "Mai dire gol" diffusi da Mediaset.

(*) Bellissima la sigla d'apertura, sulle calde note di "Because the night" by Patty Smith:



🍕 CIBO 🍺


Qui ci metto la pizza, perché in quegli anni - seppure per un brevissimo periodo - da assiduo consumatore mi trasformai in discreto (a detta dei clienti) produttore. DOC pizzaiolo... non risultò una cifra costante della mia vita, ma fu istruttivo e divertente! 😅



👕 SHOPPING 👖




🏃 LIFE 🕜

Pardon: riservato ai contatti più intimi. [Sezione inserita solo per attenermi alle indicazioni del tag]. A parte quanto già rivelato qui e diluito nel blog in generale, considerato che si tratta del periodo ad oggi più "hot" della mia vita, non mi va di svenderlo per intero pubblicamente, senza contare che per svilupparlo tutto dovrei aprire un blog ad-hoc. Così come non me la sento di trattare con ingrata superficialità proprio i ricordi che più mi stanno a cuore. Non escludo che un giorno possa decidere di infrangere la mia stessa privacy, ma anche nell'improbabile eventualità credo che i contenuti meriterebbero una confezione più consona.



💟 RICORDO DELL'EPOCA 🌼



DOC

sabato 25 novembre 2017

Kidanè


Era l'anno 1969, ero ancora nella mia bella città di Asmara (in italiano significa giardino), che si trova in Eritrea. Mi era nato il terzo bimbo da pochi giorni e, nonostante avessi l'aiuto della "lettè" (così erano dette le donne di servizio), ero stanca per stare dietro al piccolo, tra poppate al seno, bagnetto, eccetera; considerando che avevo altri due birichini, avevo trascurato un po' la casa e il giardino. Direte voi, e il maritino? Lui lavorava tutti i giorni, anche la domenica, e non aveva tempo.
Un giorno sentii suonare il campanello del cancello e mi trovai davanti un ragazzo eritreo, smilzo e simpatico, pensai che non avesse più di vent'anni. Credevo volesse l'elemosina, dato che in quella terra era una cosa frequente allungare le mani per elemosinare, in quanto la ricchezza era riservata a pochi eletti. Il ragazzo, che poi seppi di nome Kidanè, disse che, passando davanti alla mia casa, aveva notato il mio giardino in disordine, e se gliene avessi dato il permesso se ne sarebbe occupato lui. Non aveva pretese, chiedeva solo un po' di "argent de poche", qualche pasto caldo e se fosse stato possibile anche un giaciglio per dormire. Mi raccontò che veniva dall'università, e non avendo famiglia non sapeva dove andare. Mi voltai a guardare il giardino, era in condizioni pietose, le erbacce la facevano da padrone... volli fidarmi di Kidanè: aprii il cancello e lo feci entrare.
Si mise subito all'opera e fece un bel lavoro, le aiuole divennero più belle e pulì anche il pollaio, dove c'erano galline, papere e anche un gallo. Gli permisi una pausa e gli offrii un tè con dei biscotti. Intanto con la lettè preparammo un letto con lenzuola e coperte nel capanno, e quando fu pronto il pranzo lo invitai a servirsene in cucina insieme alla lettè.
Kidanè divenne il factotum della mia famiglia: oltre al giardino e al pollaio faceva da baby-sitter per i tre bimbi, aiutava la lettè nelle faccende di casa e la lavandaia, lustrava le scarpe di mio marito a specchio, che allora erano di moda ben lucide.
Kidanè si contentava di poco: una maglia, una vecchia giacca o un paio di scarpe lo rendevano felice, e in quanto a moneta gli si dava qualcosa di più dell'argent de poche. Meritava tanto quel ragazzo, che fra tante doti aveva il dono dell'onestà e dell'igiene, cosa molto rara in Africa anche per mancanza d'acqua.
Finita l'estate, purtroppo Kidanè ci lasciò per andare all'università. Intanto nel 1970 in Eritrea si scatenò una guerra contro l'Etiopia, perché quest'ultima voleva conquistarla e avere il passaggio sul Mar Rosso, Massaua e Assab. Mio marito pensò bene di venire in Italia con me e i ragazzini perché la zona stava diventando pericolosa.
L'estate seguente Kidanè tornò, e non trovandoci andò dai miei suoceri a chiedere informazioni; quando seppe della nostra partenza, si mise a piangere.
Kidanè mi è rimasto nel cuore e non lo dimenticherò mai.


Ivana (mamma DOC)


Veduta di Asmara, capitale dell'Eritrea, da quest'anno Patrimonio dell'Unesco. In apertura: dipinto di Seana Mallen.

giovedì 9 novembre 2017

#ChiamaleBazzecole #3


1 Maggio 2011SOMO (Centro di ricerca sulle imprese multinazionali) e ICN (Comitato Indiano dei Paesi Bassi) pubblicano un dossier dal titolo "Catturate dal Cotone - Ragazze Dalit (ovvero appartenenti alle classi più povere, ndr) sfruttate nella produzione di capi di abbigliamento in India per i mercati europei e statunitensi". La relazione denuncia la condizione di migliaia di giovanissime donne (14/20 anni) nello stato del Tamil Nadu, a sud dell'India, costrette a lavorare senza contratto e in luoghi insalubri per più di 72 ore a settimana e per un salario di 0,88 euro al giorno, esigibili solo dopo 3/5 anni come dote matrimoniale (formula vietata in India da più di 50 anni). Nella lista nera delle società incriminate appare la "Inditex", distributrice del brand "Zara": oltre 2.200 negozi d'abbigliamento in 93 paesi, dal 2010 anche online. Il marchio Zara è stato fondato in Spagna nel 1985 da Amancio Ortega, ad oggi l'uomo più ricco d'Europa e il quarto più ricco del pianeta.

Immagine di copertina del dossier "Captured by Cotton", SOMO/ICN Maggio 2011

18 Agosto 2011«Lavorano per Zara. I giudici: schiavismo. In Brasile fabbriche clandestine al servizio del colosso della moda. (...) Il ministero del Lavoro di Brasilia ha avviato un'indagine in seguito a una denuncia su un laboratorio clandestino di San Paolo. Sedici persone, per lo più boliviani e peruviani, fra i quali dei 14enni, lavoravano 12 ore al giorno, senza pausa domenicale, nè ferie. "Abbiamo trovato bambini esposti a rischio, macchine senza protezione, fili elettrici a vista, locali insalubri con molta polvere e senza circolazione d'aria, senza luce solare - ha detto al Globo il funzionario del ministero del Lavoro, Luis Alexandre de Faria, che ha partecipato a due blitz in fabbrica -. I lavoratori dovevano chiedere autorizzazione al proprietario del laboratorio per uscire e dovevano comunicare dove andavano". Avrebbero percepito 100 euro al mese, anche se il salario minimo previsto dalla legge brasiliana è di 247». [Corriere della Sera]

20 Novembre 2012Greenpeace pubblica un rapporto, frutto di una lunga e meticolosa ricerca, riguardante le sostanze chimiche industriali inquinanti e potenzialmente pericolose impiegate nella fabbricazione degli indumenti. Tra i grandi marchi internazionali d'abbigliamento coinvolti nell'inchiesta figura Zara: analizzando i loro indumenti sono stati trovati agenti chimici altamente tossici e coloranti cancerogeni. La massiccia campagna mediatica "Libera Zara dalle sostanze tossiche" lanciata da Greenpeace ha riscosso un successo tale che la società, messa con le spalle al muro, si è trovata costretta a sottoscrivere di furia un impegno per eliminare le sostanze chimiche pericolose lungo tutta la catena di fornitura entro il 2020.

Immagini della campagna "Libera Zara dalle sostanze tossiche" promossa da Greenpeace nel 2012

4 Aprile 2013«Accuse a Zara: sfrutta lavoratori-schiavi in Argentina. Dalle 7 del mattino alle 11 di sera senza sosta. Lavoratori-schiavi, anche minorenni, in almeno un laboratorio in Argentina che confeziona capi di abbigliamento per la catena internazionale Zara del miliardario spagnolo Amancio Ortega, venduti poi in tutto il mondo, in Gran Bretagna in particolare. Lo scrive il Daily Telegraph. In seguito alla denuncia di un'associazione locale per la difesa dei diritti dei lavoratori, "La Alameda", le autorità argentine hanno effettuato controlli la scorsa settimana dai quali è emerso che "uomini e minorenni vivevano in terribili condizioni, nello stesso posto in cui lavoravano. Non avevano documenti e non veniva loro concesso di lasciare il luogo di lavoro senza permesso"». [Ansa]

27 Dicembre 2013«Zara e Gap finalmente interrompono l'importazione di lana d'angora dopo che i consumatori hanno minacciato di boicottare i loro negozi per via della terribile condizione dei conigli scuoiati vivi per la loro pelliccia. (...) L'annuncio a seguito del rilascio di un video (indagine della PETA - People for the Ethical Treatment of Animals, ndr) che mostra lavoratori in fabbriche cinesi strappare violentemente la pelliccia dai corpi di conigli vivi e urlanti». [Daily Mail]

24 Ottobre 2016«Bambini siriani rifugiati in Turchia fabbricano abiti per il mercato inglese: è quanto emerge da un'indagine sotto copertura della BBC. (...) Anche rifugiati adulti sono stati trovati a lavorare illegalmente su jeans Zara (...) La maggioranza dei rifugiati non ha permessi di lavoro e molti di loro lavorano illegalmente nell'industria dell'abbigliamento. (...) L'inchiesta ha anche scoperto profughi siriani lavorare 12 ore al giorno in una fabbrica di trattamento dei jeans per Mango e Zara. I rifugiati erano coinvolti nella spruzzatura di sostanze chimiche pericolose per candeggiare i jeans, ma la maggior parte dei lavoratori non aveva nemmeno una maschera di base». [BBC]

27 Dicembre 2016«Centinaia di dipendenti licenziati nelle fabbriche d'abbigliamento in Bangladesh dopo le proteste sulle retribuzioni. (...) Almeno 1.500 lavoratori sono stati licenziati dopo aver scioperato contro le condizioni di lavoro nelle fabbriche tessili del centro di produzione di Ashulia che realizza abiti per alcune fra le più note marche di abbigliamento occidentali come Gap, Zara e H&M. Gli operai chiedevano un aumento di stipendio: la loro attuale retribuzione è fissata a 5.300 taka al mese, pari a circa 63 euro. (...) Molti di loro hanno scoperto di aver perso il lavoro solo una volta tornati in fabbrica, dove hanno trovato una lista con i nomi dei licenziati appesa ai cancelli. Il salario minimo mensile per i lavoratori tessili del Bangladesh è stato aumentato nel 2013 dopo il crollo del complesso di fabbrica di Rana Plaza che ha ucciso 1.134 persone. Ma rimane uno dei salari più bassi del mondo, meno di un quinto di quello che alcuni intervistati stimano essere il salario minimo del paese». [The Guardian]




Carissimo - considerati gli oltre 400 milioni di dollari che incassa annualmente - señor Amancio Ortega, non abbia timore, non le chiederò un compenso per l'eventuale pubblicità che - mio malgrado - dovesse tornare a suo vantaggio da quanto ho riportato; mi tolga solo un paio di curiosità. E' proprio sicuro, a 80 anni suonati, che il solco sin qui da lei tracciato sia il più appropriato per le future generazioni di imprenditori? Non crede che le acque dello Stige siano un po' troppo torbide, per le prossime vacanze a bordo del suo formidabile yacht?


DOC




7 Novembre 2017«Zara, nei vestiti spuntano le etichette nascoste: "Non ci pagano, aiutateci". "Ho fatto questo capo che stai per comprare, ma non sono stato pagato". E' l'inatteso biglietto che alcuni clienti di Zara hanno trovato cucito dentro i vestiti che stavano per acquistare. E' successo a Istanbul e le foto delle etichette di denuncia sono presto diventate virali. Si tratta dei lavoratori della Bravo Tekstil, un'azienda fornitrice di Zara, Mango e Next, chiusa tempo fa e che ancora non ha pagato gli arretrati ai lavoratori». [Il Messaggero] - Non finisce sicuramente qui, ma io mi fermo: to be continued, se vorrete, sui media internazionali.



#ChiamaleBazzecole: rubrica di attualità volta a sensibilizzare l'eventuale pubblico su questioni troppo spesso nascoste sotto i tappeti da chi poi pretende che camminiamo con le pattine, al fine di evitare il "tutti giù per terra".

domenica 5 novembre 2017

Judith Linhares e la sua arte "cattiva"

"Amazon", Judith Linhares 1974

Gennaio 1978: Marcia Tucker, fondatrice del New Museum of Contemporary Art di New York, organizza una mostra ironicamente intitolata "Bad Painting" (Pittura Cattiva).

Marcia Tucker (1940-2006) all'inaugurazione della mostra "Bad Painting", 1978

Sarà questa prima esposizione ad ispirare una corrente pittorica d'avanguardia, chiamata appunto Bad Painting e caratterizzata da un'impronta anarchica in contrapposizione alle convenzioni delle belle arti e del buon gusto dell'epoca.
Colori chiassosi, tecniche provocatoriamente infantili e "orgoglio" dilettantesco irrompono dalle tele di 14 giovani artisti americani, per lo più sconosciuti. Tra questi Judith Linhares di Pasadena, California, che da allora non ha smesso di coltivare brillantemente il suo talento, emozionandoci con un'esplosione di forme e colori unica nel suo genere.

Judith Linhares nel suo studio, 2001

Le immagini che seguono sono tratte dal ricco portfolio dell'artista, sfogliabile sul sito ufficiale all'indirizzo http://www.judithlinhares.com

"Woman with Beautiful Hair", Judith Linhares 1985

"Chick", Judith Linhares 1990

"Tricks for You", Judith Linhares 1996

"Skippers Ride", Judith Linhares 2005

"Drink", Judith Linhares 2008

"Cave", Judith Linhares 2010

"Dance II", Judith Linhares 2017


DOC