lunedì 25 settembre 2017

Courtship School for Riflebirds*

(*) Scuola di Corteggiamento per Uccelli Fucile (Ptiloris)



GLI ALLIEVI...


...IL MATURANDO...


...E IL LAUREATO.





DOC


venerdì 22 settembre 2017

Pasticcio d'Autunno

Udite udite! Oggi comincia l'autunno!

Precisiamo: per chi mi leggesse domani, è iniziato ieri; in ogni caso fidatevi, non è la solita bufala. Non posso rivelare le mie preziosissime fonti (se non dietro congruo compenso), ma vi assicuro che è ufficiale, l'estate è finita!


Detto ciò, tra i dolo(ro)si incendi boschivi alle nostre spalle, e gli incombenti capricci pirotecnici di un noto pazzoide nordcoreano, per la stagione appena avviata mi auguro che ad illuminare la Notte - se proprio non si vuole lasciarla in Pace - siano solo eventuali innocui fuochi d'artificio; magari spettacolari come quelli esibiti negli oltre 200 festival che si sono tenuti tra Luglio e Agosto in Giappone, paese particolarmente legato a questo tipo di tradizione.


Ops... scusate, mi correggo: mi dicono dalla regìa che i fuochi d'artificio non sono innocui perché inquinano, e neanche poco... E vabbè, diciamo allora che sono un male minore. E poi sono belli da vedere, per la gioia di grandi e piccini! E comunque io non ho colpa: li ho solo postati qui in formato virtuale, non ho alimentato alcun effetto serra. Come dite? Anche internet contribuisce all'emissione di gas nocivi? Ho capito... Oggi era meglio che restavo a letto. Ad ogni modo, ormai è fatta: buon Capodautunno a tutti!




DOC


Foto Keisuke

sabato 9 settembre 2017

Acrobazie a volo di pesce

Illustrazione di Moebius

A noi umani - sappiamo bene - non piace lasciare le cose come stanno. Fin dai tempi antichi, l'intelligenza che ci contraddistingue si esprime in una sfrenata rivisitazione del mondo che ci ospita. Per necessità innanzitutto (progettare case, strade, mezzi di trasporto e comunicazione, strumenti di lavoro, fino a satelliti e navi spaziali), ma non smettiamo neanche quando potremmo rilassarci: nelle pause dai "lavori socialmente utili", l'intelligenza meramente costruttiva (e nel suo effetto collaterale distruttiva) si abbandona all'immaginazione, intesa come libera fantasia. Nell'universo immaginato la nostra capacità di modellare o rimodellare le cose, ovvero la nostra creatività, può letteralmente spaziare all'infinito; per quanto ci sforziamo di evadere dalla realtà, tuttavia, anche l'astrazione ha i suoi bei limiti. Almeno due.
Il primo limite è facoltativo: lo si può cioè infrangere, ma nella preservazione del nostro benessere è fortemente sconsigliato oltrepassarlo. L'esercizio della fantasia è quanto di più liberatorio si possa sperimentare, e senza dubbio rappresenta la più grandiosa delle abilità mentali note, subito dopo il pensiero; bisogna però evitare di abusarne, e soprattutto fare attenzione a mantenere sempre viva la fiamma di ciò che siamo, perché senza la luce del raziocinio si rischia di scivolare nell'oscurità del subconscio, infestata dall'angoscia e dal peso stesso dell'esistenza. Come bene evidenziò il pittore spagnolo Francisco Goya con il suo opprimente dipinto (acquaforte) del 1797, "Il sonno della ragione genera mostri".


«La fantasia priva della ragione - spiega lo stesso Goya - genera impossibili mostri: unita alla ragione è madre delle arti e origine di meraviglie». Anche quando diamo libero sfogo all'immaginazione, quindi, della realtà dobbiamo continuare a mantenere consapevolezza; anzi, una volta declassata (o elevata) al ruolo di risorsa ispiratrice, sarà proprio questa a condurci nello sconfinato regno dell'assurdo. Ed eccoci arrivati alla seconda condizione a cui è soggetta la fantasia, limite questa volta invalicabile, e strettamente legato a una legge già formulata due millenni fa dal poeta e filosofo romano Lucrezio: Ex nihilo nihil fit, ovvero "Dal nulla non viene nulla". Non c'è fantasticheria che non affondi le sue radici nella realtà. Topolino, ad esempio, non esiste; ma i suoi "genitori" - il concetto di roditore e di essere umano che la fervida mente di Walt Disney sfruttò per la sua creatura - abitano nella realtà. Così come vi abitano il leone, la capra ed il serpente che ritroviamo assemblati nel mostro mitologico della chimera (vocabolo che viene utilizzato anche in senso più ampio e figurato proprio a indicare un'utopia).

La Chimera di Arezzo è un bronzo etrusco, probabilmente opera di un'équipe di artigiani attiva in Toscana nella zona di Arezzo, dove fu rinvenuta il 15 novembre 1553. È conservata presso il Museo archeologico nazionale di Firenze. Nel breve spot che segue la possiamo ammirare esposta eccezionalmente a Palazzo Vecchio, in occasione del G7 della Cultura (Marzo-Aprile 2017), e collocata nella Sala Leone X, esattamente dove la volle esibire Cosimo I de’ Medici subito dopo il suo ritrovamento.

E' buffo infine riscontrare come anche Madre Natura, espressione più diretta del concreto, a volte pare abbandonarsi alla fantasia, in una contraddizione che la vede disattendere le stesse ferree regole insite nella sua complessa struttura. Pensiamo ad esempio a una bizzarra commistione tra regno animale e vegetale: esistono alcune specie di orchidee, le cui forme e sfumature riprendono le fattezze di scimmie, insetti e uccelli. Bisogna ammettere tuttavia che si tratta di un accostamento un po' forzato; ma che dire allora del lombrico-lucertola (tale Bipes biporus), che anziché strisciare si muove su due zampe, all'occorrenza utili anche per scavarsi la tana? E come considerare - se non una vera sfida alla nostra letteratura fantastica - il pesce volante?

Il pesce volante (Exocoetidae) è diffuso in tutti gli oceani ed è caratterizzato da pinne pettorali molto lunghe, che gli consentono di librarsi in volo per sfuggire ai suoi predatori. I voli sono brevi (è stato registrato un massimo di 45 secondi), ma ripetuti in serie possono coprire anche centinaia di metri. Un espediente davvero straordinario, che - sebbene gli consenta di non cadere nelle fauci dei pesci più grossi - lo mette a rischio del becco dei volatili, come ben documentato dal bellissimo video che segue.


DOC

mercoledì 23 agosto 2017

Rami, foltezze, mosaici di saggezze

"Vita nello spazio" (foto DOC)

Rispetto, generosità, integrazione, resilienza, umiltà, pace, temperanza, consapevolezza... Non c'è niente che non si possa imparare, dagli alberi. Custodi di qualsivoglia disciplina di studio, oltre che dispensatori d'etica, gli alberi ci danno materia prima per i libri, intesa non solo come carta: proprio come pagine di testo, quelle fronde ci insegnano la storia e la geografia, vi si celano formule matematiche, fisiche e chimiche, testimoniano fenomeni geologici, climatici e astronomici, si prestano alle più alte ispirazioni filosofiche, artistiche e letterarie.
Buoni maestri ma anche maestri buoni, gli alberi non assegnano còmpiti, non infliggono castighi e non pretendono di correggerti: semplicemente si mostrano. Puoi anche parlarci, sanno ascoltare con pazienza e persino tirar fuori le risposte che hai dentro. Se li chiami per nome ti premiano con la sapienza, ma se quel nome ti sfugge non si offendono, non ti giudicano. Puoi arrampicarti o danzargli attorno, assaggiarne i frutti o sedere all'ombra, loro sono sempre lì, pronti ad offrire protezione, cibo e ossigeno, a educarci, ad ispirarci, e a ricordarci che non siamo mai soli.

"Angeli in giardino" (foto DOC)

Per contro, il debito della nostra riconoscenza nei confronti di questi giganti buoni resta tutto da risanare, visto che - per mille motivi tutti ingiustificati - continuiamo ad infierire sull'ecosistema. Prima ancora, forse, dovremmo far pace tra di noi: finché non saremo capaci di instaurare una convivenza sostenibile, necessariamente solida e duttile al tempo stesso, ma soprattutto pacifica all'interno della nostra società, difficilmente potremo entrare in piena sintonia con le altre forme di vita.
Anche in questo, proprio dalle nostre "vittime", gli alberi, dovremmo prendere esempio. Specie estremamente differenti tra loro sono in grado di condividere il medesimo terreno nel massimo rispetto reciproco, da buoni vicini e in perfetto equilibrio con l'ambiente circostante. Nessun gioco di potere nè lotta di classe, nei loro piani: non vedrai mai due alberi contendersi un confine, accapigliarsi per le risorse minerali o imporre delle regole; se due esemplari sono costretti al contatto ravvicinato, per quanto diversi tra loro il sodalizio è immediato, e non è raro riscoprirlo in un commovente abbraccio senza tempo:

"Chiome affettuose" (foto DOC)

Esistono poi modelli di simbiosi così ben orchestrati da mettere in imbarazzo persino gli scienziati, spiazzati dalle intelligenze superiori che ne dirigono la "musica". Un fenomeno tra i più singolari - notato per la prima volta un secolo fa, ma ancora oggi oggetto di studio - è il cosiddetto "crown shyness", traducibile come "timidezza delle chiome".
Diffuso prevalentemente tra alberi della stessa specie, ma osservabile anche tra specie diverse, questo prodigio fa sì che i rami di ciascun albero non entrino mai in contatto con quelli degli alberi adiacenti; la "distanza di sicurezza" - o se vogliamo "di cortesia" - che mantengono tra di loro disegna così dei veri e propri mosaici di chiome ben definite, con un sorprendente effetto finale che può essere descritto e apprezzato appieno solo attraverso le immagini (foto dal web).



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