sabato 17 settembre 2016

Epica Etica Etnica Pathos


Omaggio al doppio album musicale dei CCCP del 1990, da cui il titolo, questo post si propone di affrontare lo stesso poker di tematiche che brillantemente lo ispirarono.
Riguardo all'immagine qui sopra, so bene che a poker non si gioca con le carte napoletane; ho volutamente "barato" in virtù della fortuita (esoterica?) analogia che ho riscontrato: Spade/Epica, Coppe/Etica, Denari/Etnica, Bastoni/Pathos. Al via, dunque; ma a cuor leggero, come è giusto che sia.



Epica. Da Garzanti, faccio mio questo stralcio di definizione: l'epica «narra e celebra imprese eroiche». Non mi sbagliavo, e le spade vi si abbinano benissimo, quale simbolo di battaglia, inizialmente interiore per darsi coraggio.
Mumble mumble oltre Ulisse, oltre l'Apocalisse mi lancio nello spazio, ma poi ricado dentro di me, tipo Odissea 2001. Cosa abbiamo di più epico nella nostra vita, se non l'origine della vita stessa? Non sono forse eroi, i 300/500 milioni di baldi spermatozoi che si contendono l'unico e medesimo ovulo/trofeo in una manciata di secondi? Altro che Olimpiadi, questa è l'impresa delle imprese! Talmente colossale che... si può solo sdrammatizzare. Fortunatamente ci ha già pensato il grande Woody Allen, che in "Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso (ma non avete mai osato chiedere)" è riuscito a svelarci come e da dove veniamo, sostituendo alle meccaniche biologiche una magistrale, epica ironia:




Etica. Un calice prezioso sulla tavola della vita: lo abbiamo tutti in dotazione, ma affinché la nostra etica possa elevarsi a coppa-premio, va riempito con distillati d'introspezione ed elisir di coscienza della migliore qualità. Cosa ho detto? Forse niente... «Ci sono parole talmente inflazionate da non significare più niente di preciso. Etica è una di queste. Cosa intendiamo davvero quando la usiamo?»
Parafrasando il titolo del film di cui sopra, senza dubbio tutto quello che avreste voluto sapere sull'etica (ma non avete mai osato chiedere) potete trovarlo all'interno dell'esauriente testo "Etica. Idee semplici per orientarsi" di Augusto Cavadi (Aracne, Roma 2016, pp. 65, euro 7,00).
Se anche lo leggeste "a cervello spento", ne otterreste un rinfrescante beneficio; è incredibile intanto l'efficacia di questo libricino nel mettere in ordine quanto già abbiamo imparato, o intuito, sull'argomento. Una convenienza capace di riattivare anche i neuroni più assopiti, per poi adescarli in un irresistibile "inganno": giunti quasi all'ultima pagina, ci accorgiamo infatti che l'etica era solo un pretesto, un chiavistello per scardinare sovrastrutture e lasciar evadere di soppiatto la nostra (meravigliosa) condizione umana.



Etnica. Qui si parla di storia, antropologia, sociologia, cultura, religione, razza, folklore... chi più ne ha più ne metta per identificare un'etnia, ovvero un gruppo di persone legate essenzialmente da una comune discendenza.
L'accostamento al simbolo dei denari, forzato ma non troppo, vuole riferirsi alla moneta di scambio che ciascun popolo, ai rispettivi albori, ha adottato per gestire la propria economia interna. Marchi di origine che, nella Storia, hanno svenduto il proprio nobile ruolo ad una spietata evoluzione nella forma e nella sostanza: da un lato la tendenza ad unificare il sistema monetario al di là dei confini etnici (più che all'euro, penso alla recente introduzione della moneta virtuale); dall'altro, l'accumulo di denaro ha generato profonde scaglionature del tessuto sociale, traducendosi pericolosamente in unità di misura per nazioni e popoli, fino ai singoli individui.
Una morbosa corsa all'oro, che attraverso i secoli è riuscita a distoglierci quasi completamente da un concetto chiave per la nostra sopravvivenza. Il primo bene materiale di cui abbiamo bisogno è la terra, che ci vide nascere sotto un unico cielo, e che ora ci guarda crescere con una certa preoccupazione; se non ci orientiamo verso una pacifica condivisione, se non ci scrolliamo di dosso l'atavico egoismo per cui "Questa terra è mia. Dio l'ha data a me" («This land is mine. God gave this land to me»), l'epilogo non potrà essere che uno solo, peraltro "multi-etnico":




Pathos. Vediamo... Paternostro, pateticità, patetico, patetismo... Ah, eccolo qui: "pathos". Ancora da Garzanti: «sentimento intenso suscitato da una creazione artistica, che le conferisce drammaticità ed efficacia: un dramma pieno, ricco, denso di pathos / tensione emotiva che caratterizza avvenimenti o situazioni della vita reale». Sofferenza, quindi; come quella inflitta da un bastone, ma in senso figurato.
Questa definizione mi riporta alla mente le scene di uno dei film più belli che abbia mai visto. Si tratta di "M. Butterfly", prestigiosa pellicola del '93 per la regia di David Cronenberg, riedita in Dvd lo scorso 16 Maggio e reperibile su Amazon o LaFeltrinelli.
Tratto dall'omonima pièce teatrale di David Henry Hwang, a sua volta ispirata da un fatto realmente accaduto, è un film coinvolgente, un inno all'Amore puro, con un soggetto che non si presta ad anticipazioni: qualsiasi accenno alla trama penalizzerebbe tutto il fascino del film. A mio avviso, la Madama Butterfly di Cronenberg merita solo di essere vista, a mente libera e a cuore aperto, perché contiene tutti gli elementi tipici del capolavoro cinematografico, in grado di fare breccia nel più insensibile dagli animi.



A questo punto, se me lo consentite, gioco anche il Jolly. Il cerchio torna a chiudersi con i CCCP, che in questo video del 1988 personalizzano il brano "Tomorrow" della storica cantante Amanda Lear (nella clip fa una comparsata anche lei, in tutta la sua verve di bomba-sexy 49enne in forza). Ciò per darvi un'idea - spero non riduttiva - del branco di allucinati secchi (affettuosamente, s'intende) a cui mi sono riferito: Giovanni Lindo Ferretti (voce), Massimo Zamboni (chitarra), Annarella Giudici ("benemerita soubrette", voce), Danilo Fatur ("artista del popolo", voce). La scelta del video non è casuale: trovo che in qualche modo riassuma gli elementi sopra discussi, in una cruda sintesi emo-estetica tra il fetale, il fatale e il paranoico («You're the best / Forget the rest / Tomorrow)...





DOC

venerdì 19 agosto 2016

Forze della Natura

Usain Bolt (Trelawny, 21 agosto 1986) è un atleta giamaicano, specializzato nella velocità. In virtù dei risultati ottenuti nelle più importanti competizioni sportive internazionali, mai raggiunti da nessun altro, è considerato il più forte velocista di tutti i tempi. È l'attuale campione olimpico dei 100 metri piani, dei 200 metri piani e della staffetta 4×100 metri, discipline di cui detiene anche i primati mondiali, stabiliti ai Mondiali di Berlino 2009 e ai Giochi olimpici di Londra 2012. Di tutte e tre le specialità è anche campione mondiale ed è l'unico atleta nella storia ad avere vinto tre medaglie d'oro (100 m, 200 m e 4x100 m) in tre Olimpiadi consecutive (2008, 2012 e 2016). È inoltre il detentore dei record mondiali dei 200 metri piani delle categorie under 20 e under 18. Per le sue prestazioni come sprinter è soprannominato Lightning Bolt (fulmine). [Wikipedia]


La parola forte in musica indica una coloratura, cioè l'intensità di una nota o di una frase musicale. Il musicista tende a differenziare le varie frasi per rendere più gradevole l'ascolto [1]. Sfumature, quindi, come su petali o ali di farfalla.




Lapras è un Pokemon d'acqua estremamente forte nel gioco per i suoi attacchi molto potenti e i punti vita sempre piuttosto alti [2]. I suoi colleghi del mondo reale sono decisamente più quieti e riflessivi.




L'agnosticismo forte o agnosticismo positivo è la posizione filosofica secondo la quale per gli esseri umani l'esistenza o inesistenza di divinità è inconoscibile [3]. Te l'ho detto, è inutile che continui a cercare su Google...

Sebastian-Linda (director): «For the film of Memento Mori I went together with my wife Sophia to visit Giuseppe Spagnuolo in South Italy. He lives there as the last resident in his hometown Roscigno Vecchia which is one of the many lost villages in italy».
Sebastian-Linda (regista): «Per il film "Memento Mori" sono andato insieme a mia moglie Sophia a visitare Giuseppe Spagnuolo nel Sud Italia. Egli vive lì come l'ultimo residente nella sua città natale Roscigno Vecchia (SA), che è uno dei tanti villaggi sperduti in Italia».



DOC

sabato 30 luglio 2016

Rovistando nella spaziatura

"Il campo arato" | Joan Mirò | 1923-24

"Dubai Flow Motion" | Rob Whitworth | 2015

"Cucina polacca" | Jacek Yerka | 2012

"De-Dimension" | Jongha Choi | 2016

"Flight" | Eugene Ivanov | 2016

"Blue Wonderful" | Elton John | Directed by Thibaut Duverneix | 2016


DOC

mercoledì 22 giugno 2016

Lost Magic: nel regno di Jim Mckenzie


La fantasia: che gran dote! Tuttavia, essere anche bravi a disegnare...


...abili a dipingere con i colori acrilici su tela...


...e padroneggiare la grafica e l'animazione digitale...


...potrebbe non bastare. Quando la creatività smania per evadere dal piatto rettangolo che la confina, accade talvolta che in un guizzo d'estro l'artista ceda alla pressione, per misurarsi con l'impetuosa e impietosa tangibilità del nostro meraviglioso mondo a tre dimensioni.
Jim Mckenzie è riuscito benissimo anche - e soprattutto - in questo: è proprio la scultura, infatti, a riassumere tutto il talento di questo prodigioso ragazzo americano. Jim vive e lavora a New York, al momento è direttore commerciale, designer e animatore per la Aardman Nathan Love, nonchè professore alla School of Visual Arts. Per saperne di più potete visitare il suo portfolio online [http://jimmckenzie.net], da cui sono tratte le immagini di questo post; ma per capire bene di chi e di cosa sto parlando c'è solo un modo: gustarvi il suo recente spaventapasseri, "The Scarecrow".



DOC

TERZO BINARIO NETWORK
Oggetti e animali smarriti