venerdì 30 settembre 2011

Last minute: camera vista mare, biancheria inclusa



Su richiesta disponibile vista monti, ma anche tinta unita o a pois.


DOC

martedì 27 settembre 2011

Indovina la pianta - Seconda edizione


Tadà. Benvenuti cari blogspettatori alla nuova edizione di "Indovina la pianta", il quiz botanico più amato al mondo. Ebbene sì: il grande successo ottenuto l'anno scorso ha spinto Doc and Mister a produrre questo bis, per la gioia di tutti voi. (Clap! Clap! Clap!) Ma prima di proporvi il nuovo quesito, vediamo come andarono le cose nel 2010.


In sostanza, abbiamo mostrato la foto di questa pianta, chiedendo ai concorrenti a quale specie appartenesse. L'amica Mirella, indovinando che si trattava di una "epiphyllum oxypetalum", ha vinto, ricevendo in premio il gettone d'oro dell'uomo che vola pazzo:


Ma che ne è, ad oggi, della bella epiphyllum (detta anche "Queen of the night")? Possiamo comunicarvi con orgoglio che la mitica "piantina" tropicale continua a vivere e vegetare sul balcone di mamma, e che tra l'altro ci sta regalando lo spettacolo della sua fioritura. Per soddisfare del tutto la vostra curiosità, abbiamo scattato un paio di foto. Ecco come si presenta di giorno...


...ed ecco gli enormi fiori di notte, in tutto il loro splendore. Tadà.


Meravigliosi, vero? (Clap! Clap! Clap!) Bene. Entriamo adesso nel vivo del nostro gioco. Ricordiamo le regole per chi si fosse perso la prima edizione: possono parteciparvi tutti i lettori, postando la propria risposta come commento in fondo a questo post. Il montepremi è davvero cospicuo, ma se non farete abbastanza in tempo, rimarrà comunque come premio di consolazione un gettone d'oro virtuale, che spetterà al concorrente che per primo avrà dato la risposta esatta. La pianta che vi chiediamo di indovinare quest'anno è ancora più singolare, ma forse proprio per questo più facilmente individuabile. Detto ciò, abbassiamo le luci... (Clap! Clap! Clap!) Silenzio in sala per favore... Concentratevi bene... Regia, la foto grazie.


Ehm... Scusate... A quanto pare c'è un problema tecnico... E' ovvio che non si tratta della foto giusta. Questa non è ancora pronta, malgrado gli abbiamo chiesto più volte di piantarla. Abbiate pazienza... Ecco, mi dicono che la fotoquiz è in sequenza. Mano sul pulsante, e vai con l'immagine.


VIA AL TEMPO! 10... 9... 8... 7... 6... 5... 4... 3... 2... 1... GONG! Peccato, signore e signori. Siamo costretti a dimezzare il montepremi. Ma non tutto è perduto: vi resta ancora una manche, e visto che siamo notoriamente buoni (nonchè bravi e belli), verremo in vostro aiuto con l'ingrandimento di un dettaglio. Occhio allo schermo, quindi, e...


...VIA AL TEMPO! 10... 9... 8... 7... 6... 5... 4... 3... 2... 1... GONG! Allegria! Anche quest'anno abbiamo risparmiato gli ottocentomila euro di montepremi. Il gioco resterà comunque valido per il premio di consolazione, fino a quando qualcuno ci dirà il nome della pianta che vi abbiamo mostrato. Un sentito ringraziamento ai partecipanti e al pubblico da casa. Arrivederci a tutti. SIGLA! (Clap! Clap! Clap!) 

domenica 25 settembre 2011

Omaggio alla Principessa dei Mari



150 parole: la nera col sacco nero

Sabato pomeriggio. In pieno centro cittadino, viavai di persone più o meno indaffarate. Dal variopinto ondeggiare di figure umane fa capolino un grosso (!) sacco di plastica nera che si muove al di sopra delle teste. Una donna di chiare (o meglio, scure) origini africane avanza disinvolta reggendo sul capo questo enorme bagaglio. Usanza diffusa tra la sua gente, pressochè inesistente da noi. Tra gli sguardi sorpresi delle persone che incrocia, mantenendo un portamento che farebbe invidia a una miss, il mio. Più che sorpreso, ammirato. In particolare, mi chiedo chi sia "fuori posto" in quella scena: lei, che con un formidabile senso dell'equilibrio trasporta un carico così ingombrante, senza accenno di fatica e con un espediente che tra l'altro le consente di avere le mani libere... o noialtri, incapaci di simili prodezze? Ampliando il concetto, esiste ancora qualcuno che pensa che i neri appartengano a una razza inferiore?

DOC


Il penoso tentativo di replicare qui l'impareggiabile sezione "Palermo in 150 parole", godibile nel blog "Mari da solcare" dell'amica Maria D'Asaro, non vuole essere certo una parodia, nè tantomeno un furto di stile, ma solo un umile e rispettoso omaggio alla sua persona, prima che all'interessantissimo blog da lei curato. La doverosa nota non è peraltro diretta all'autrice: sono sicuro che Maria avrebbe comunque colto in pieno lo spirito con cui mi sono permesso di generare questa brutta copia; per contro, non avrei mai potuto esimermi da darne conto ad eventuali altri lettori. A questi consiglio le "150 parole" originali: accorate riflessioni che, seppure di carattere squisitamente regionale, affrontano temi di interesse universale. Oltre che nel blog citato, si possono trovare anche sul settimanale cartaceo "Centonove" e sul sito www.centonove.it, che mette a disposizione un archivio arretrati comodamente sfogliabile online. Grazie per l'attenzione.

DOC

mercoledì 14 settembre 2011

L'uomo degli ombrelloni



Mattina di uno splendido mercoledì di luglio, più precisamente il 27 dell'anno 2011. Spiaggia di Lapoa, ridente cittadina balneare della Bracalia. Una deliziosa e ben assortita coppietta di turisti si avvicina ad una baracca per noleggiare un ombrellone. Mentre parlano con il gestore, tale signor Franço, c'è qualcuno che li osserva con un occhio solo. Non che a Romeo mancasse un occhio, intendiamoci, ma trattandosi di un meraviglioso pappagallo, non poteva fare altrimenti. Quando gli parve di potersi fidare, richiamò l'attenzione su di sè pronunciando dapprima il suo nome ad alta voce, poi alcune frasi che gli erano state insegnate e che ripetè in un perfetto dialetto locale.
I due, divertiti, salutarono il buffo pennuto e il suo padrone e si diressero verso la battigia, mano nella mano. Franço, occhi rossi di sole e di pensieri, diede un biscottino a Romeo e decise di confidarsi un po' con lui.

«Bravo, Romeo, tu sì che non cambi mai. Ma, come vedi, quest'anno va anche peggio dello scorso: siamo in pieno luglio e... in vuoto di affluenza. Se continua così, mi sa che dovremo davvero trovarci un nuovo lavoro, io e te, altrimenti altro che biscottini: ci toccherà elemosinare le briciole agli angoli delle strade. Quest'anno sono stato perfino costretto a cedere la licenza del bar alla concorrenza. Ma se fosse solo per noi due non sarebbe neanche così grave. Il problema è che ho una famiglia da mantenere: è a loro che penso quando ti parlo di queste cose, sai? Sì che lo sai, sei intelligente tu». Il pappagallo sembrò cogliere il complimento: «Rooo... meo!»


Alla sera, mentre un cielo rosso sipario ammantava gli ultimi raggi di sole riflettendosi nelle iridi innamorate della coppietta, Franço chiudeva gli ombrelloni e predisponeva tutto per la riapertura del giorno seguente. Un rito che nella sua famiglia si tramandava da più generazioni, e che lui avrebbe senz'altro trasmesso ai figli; ma la crisi in atto rischiava di compromettere seriamente quella che sino ad allora aveva rappresentato una solida fonte di sostentamento, più che una semplice tradizione.
Con questo convulso stato d'animo, si apprestava ora a raggiungere la moglie e i due figli piccoli che lo attendevano per la cena, nella casa dall'altra parte del paese. A loro cercava sempre di nascondere le preoccupazioni, armandosi del suo sorriso più credibile e facendo buon viso a cattivo gioco. Prima di andare via, mise la gabbietta di Romeo dentro la baracca. «Ora dormi sereno, amico mio, chè quasi ti invidio. A domani». Spense la lampadina che penzolava dal centro del soffitto, e chiuse la porta. Montò infine sulla sua bici arancione, e sparì oltre la strada.

Poco dopo la mezzanotte, se i due fidanzatini fossero rimasti ancora lì, avrebbero potuto esprimere un desiderio ciascuno, osservando una piccola stella cadente gocciolare dal cielo nero di luna nuova e terminare la corsa proprio sul tetto della baracca... E chissà, magari avrebbero espresso lo stesso desiderio, che con un po' di fortuna si sarebbe anche realizzato. Ma di certo non avrebbero potuto immaginare quanto sarebbe accaduto pochi istanti dopo, tra quelle pareti di legno.
La lampadina si accese di una debole luce, che aumentò gradualmente d'intensità fino a raggiungere e superare la sua potenza, senza scoppiare, ma soprattutto senza illuminare il locale, che continuò a restare nel buio più assoluto. Dopo un minuto accadde l'esatto contrario: mentre la luce tornava ad affievolirsi, l'interno della baracca si accendeva di luce propria, innaturale, raggiungendo la massima forza nello stesso istante in cui la lampadina si spense completamente. Poi, improvvisamente e di netto, tornò tutto alla normalità.
Purtroppo l'unico testimone di quel bizzarro fenomeno non potrà mai raccontarlo a nessuno, se non ripetendo lo stesso commento d'incredulità espresso quella notte, ovvero: «Rooo... meo?!?»


Giovedì 28, stessa spiaggia stesso mare. Immobile, un velo di vapore preannuncia il monologo di un vigoroso solleone. L'alba regala un sottile filo di speranza nel cuore di Franço, che l'ammira stropicciandosi gli occhi ancora rossi di sonno: «Il sole porta turisti, e Dio solo sa quanto ne abbia bisogno in questo frangente», pensa, mentre accosta la bici alla baracca.
Ripetendo lo stesso rito della sera prima, ma con procedimento all'inverso, sblocca la porta dalle consuete tre mandate, la spalanca, e la stessa cosa fa con i grandi finestroni, senza accendere la luce. Prende quindi la gabbia di Romeo (fisso e silenzioso come sempre a quell'ora, ma questa volta con un motivo in più) e la porta fuori, accanto all'ingresso. Posandola, nota che la vaschetta dell'acqua si era prosciugata... «Diamine, eppure ero convinto di avertela riempita fino all'orlo, ieri sera. Ho capito, forse dopo il mio discorso avevi paura che potesse venirci meno anche quella, e ne hai fatto grande scorta. Tranquillo, amico mio, non c'è bisogno che t'ingozzi: per te acqua e cibo ci saranno sempre, dovessi togliermeli io. Vado a prenderne dell'altra».
Rientrando nella baracca, appena illuminata dai primi raggi del sole, accende l'interruttore della luce, ma non accade nulla. O meglio, accade tutto: Franço pensa che la lampadina si sia semplicemente fulminata, ma poi nota una strana chiazza scura al centro del pavimento. Si stropiccia automaticamente gli occhi, convinto che le luci incerte del mattino stiano mettendo alla prova le sue pupille, ma così non è.
Franço, imbambolato, alza la testa e, lentamente, torna a fissare il pavimento. Un cono d'ombra, partendo dalla lampadina, scendeva perpendicolarmente, allargando man mano il suo diametro, e a contatto con le mattonelle stampava un cerchio perfetto di colore scuro, quasi nero. «Questa poi... Conosco i fasci di luce, ma un fascio di buio non l'avevo mai visto... Che razza di... Sarà mica tossica, 'sta roba?» Indossati i guanti da lavoro, il nostro prova a svitare la lampadina, che dopo un paio di giri "si spegne", ovvero non produce nè luce nè buio. Quindi la osserva con attenzione: «Il vetro è limpido, e i filamenti sembrano essere a posto...». Quando la riavvita, questa torna a proiettare la strana ombra sul pavimento. Si accorge poi che, puntandola verso la parete, qualsiasi corpo opaco fosse investito da quel fascio di colore bruno, veniva adombrato anzichè illuminato. Tornato all'interruttore, altre prove confermano l'assurdità: ad ogni pressione del bottone, la lampadina passa dall'inerzia al buio, e viceversa, ma mai alla luce.
Preso da quella bizzarra novità, Franço non si era accorto che nel frattempo si erano avvicinati due turisti, ovvero l'affezionata coppietta del giorno prima. «Cos'è, un'altra di quelle diavolerie made in China?» esordisce l'uomo sorridendo, mentre la sua fidanzata si diverte a parlottare col pappagallo. «Ehm... Sì! Un gioco per mio figlio», ribatte Franço, e cambia rapidamente discorso: «Ma ditemi, in cosa posso servirvi? Ombrellone per due?» L'uomo annuisce, lui prende i soldi e gli stacca la ricevuta. Appena i due raggiungono il posto assegnato, Franço svita con delicatezza la lampadina, l'avvolge in un fazzoletto di cotone, e la infila nella tasca della camicia. Esce dalla baracca e si guarda un po' attorno, con aria indifferente... Di turisti neanche "l'ombra". Così prende la gabbia di Romeo, la porta dentro, chiude tutto e monta sulla sua bici. Con una strana "luce" negli occhi, si avvia quindi verso lo studio di un suo vecchio e fidato amico d'infanzia, che - a differenza di lui - aveva proseguito gli studi affermandosi come esperto di ingegneria energetica.

Luglio inoltrato, ma di tre anni dopo. La spiaggia è sempre quella di Lapoa, anche se non lo diresti, vista la desolazione a cui ti ho abituato. Pensa che ora, per potersi assicurare il privilegio di un posto all'ombra, è buona regola prenotarsi con largo anticipo.
Per quanto sia rimasta una sola struttura adibita al noleggio degli ombrelloni, si tratta adesso di qualcosina di più di una semplice baracca: dotato di qualsiasi servizio possa allietare la vacanza del turista più esigente, il "Franço's Beach" è il più rinomato stabilimento balneare dell'intera regione. Offre un impeccabile servizio di pulizia e sicurezza, dispone di un fornitissimo bar ristorante e di un ampio parcheggio coperto e sorvegliato. Il tutto al semplice costo del noleggio di un ombrellone, ovvero gli stessi 5 euro giornalieri di tre anni addietro.
Ma prima ancora che al fenomenale rapporto qualità/prezzo, l'attività deve la sua fama alla recente e innovativa idea senza precedenti, che si appresta peraltro ad approdare su tutte le spiagge del mondo, migliorandone radicalmente l'aspetto e la godibilità. Per chiarire meglio come stanno le cose, bisognerà però che faccia un piccolo passo indietro nel tempo, riportando le parole che l'ingegnere disse a Franço nel successivo incontro, ovvero dopo aver sottoposto la lampadina ad accurati esami scientifici.


«Non so come tu abbia fatto, o dove tu abbia preso quell'oggetto: ho dovuto mettere al sicuro la lampadina in una cassaforte, sia per evitare che potesse rompersi, sia per scongiurarne il furto. Stiamo parlando di qualcosa che potrebbe cambiare la Storia, amico mio, portandoti - con il mio aiuto, è ovvio - rapidamente agli onori della ribalta. Ed è una fortuna che tu non ne abbia parlato con nessun altro... Ti dirò, caro Franço, che dagli studi che ho condotto su quel tesoro, è risultato che i filamenti non sono di tungsteno, come nelle comuni lampadine, ma di una formidabile lega di sette metalli capace, come hai poturo sperimentare, non già di convertire l'energia elettrica in luce, ma di diffondere, sotto stimoli elettrici, proprio l'assenza di quest'ultima. So bene che questi dettagli tecnici, per quanto sfrondati di paroloni, ti lasciano piuttosto indifferente, per cui, almeno per il momento, li accantonerò per passare a qualcosa di sicuramente più intrigante. Intanto, per funzionare, consuma una quantità di energia trascurabile e pressochè pulita, visto che la maggior parte la assorbe dall'esterno. Infine, dal fatto che tutti e sette i metalli che compongono questa prodigiosa lega sono abbondantemente diffusi sul nostro pianeta, ne consegue che quella lampadina è in tutto e per tutto riproducibile in serie. Ora, riesci ad immaginare per quante applicazioni si potrebbe sfruttare questa sorta di energia al contrario? Te ne dirò solo alcune...».

Mentre i nostri amici proseguono nelle loro congetture, torniamo al "Franço's Beach" del 2014 per vedere come se la passa la coppietta di fidanzatini sulla spiaggia. «Tesoro, mi accendi l'ombrellone per favore?» chiede lei. «Senz'altro, amore... Così va bene, o è troppo fresco?»
In realtà, il nome corretto sarebbe "ombrelettrico"; ma si sa, cambiamenti di tale spessore richiedono tempo per essere assorbiti del tutto. Con una forma a stelo che ricorda quella di un lampione, questo rivoluzionario oggetto ha tutte le carte in regola per sostituirsi in breve tempo all'ingombrante e poco maneggevole ombrellone che tutti conosciamo. Sul telecomando in dotazione, un tasto per l'accensione con tre posizioni: ombra, off, luce. E poi quattro tasti in croce per direzionare l'ombra, un tasto "+/-" per regolarne il diametro, e un altro simile per regolarne l'intensità. Ovviamente, variando la potenza dell'ombra, cambierà leggermente anche la temperatura avvertita dal corpo umano: ad esempio, nelle ore più calde, basterà portare l'ombra fino al buio assoluto per poter godere di un discreto frescolino. La versione standard include, a media altezza, un robusto sportellino che cela un piccolo lettore mp3 collegato a internet, la presa per le cuffie, funzionalità Wi-Fi e altro. Ma sono già allo studio versioni ancora più avanzate e ricche di optional...
La stessa tecnologia è destinata a cambiare un'infinità di altri apparecchi, primi fra tutti i classici lampioni, che insieme alla luce potranno offrire, all'occorrenza, un riparo dal sole... fino ad approdare ad impieghi decisamente più significativi, che interesseranno un po' tutti i settori, dal controllo degli eventi geologici alla medicina, dall'agricoltura all'industria aerospaziale.

I primi prototipi li aveva finanziati l'amico ingegnere, ma il brevetto porterà sempre la firma di Franço, che dividerà i proventi con il socio, e che continuerà ad investire nei progetti a venire (accettando però esclusivamente proposte tese al bene e al progresso dell'umanità). Per adesso si accontenta di non far mancare nulla alla propria famiglia e agli ospiti della spiaggia: tutto sommato, non gli importa neanche di sapere cosa accadde veramente, nella vecchia baracca, durante quella misteriosa notte di tre anni prima. In questo momento, con il sole appena tornato dietro le quinte, sta salutando l'ultimo dei suoi dipendenti (in tutto trenta, ben remunerati). Una volta accertatosi di aver spento ogni luce ed ogni buio dello stabilimento, monta sulla sua bici arancione, diretto verso casa. Mentre pedala, con gli occhi limpidi e uno spontaneo sorriso di soddisfazione in volto, pensa ai figli e alla moglie che lo attendono per la cena.

Tra gli ombrelettrici, sulla spiaggia, due personaggi di nostra conoscenza si stanno godendo ancora un po' la brezza della sera, alternando teneri sguardi mano nella mano ad occhiate ammirate alla luna piena. All'improvviso, una stella cadente gocciola sul cielo, proprio davanti a loro, spegnendosi infine all'orizzonte. Entrambi esprimono un desiderio... Per l'esattezza lo stesso desiderio, che un giorno si avvererà. Ma c'è qualcun'altro che proprio in quel momento sta esprimendo un desiderio... Ha visto anche lui quella stella cadente, attraverso la finestra, anche se con un occhio solo. Ricordandone un'altra, commenterà: «Rooo... meo?!?»

DOC