martedì 29 novembre 2011

Babbo Natale tra fantasia e attualità

Duemilaundicesimo anniversario della nascita di Gesù. Mancano pochi giorni, e gli abitanti di una Terra piuttosto vecchia e malandata si apprestano a festeggiare, malgrado piccole e grandi preoccupazioni gravino su di loro, come in ogni epoca dall'anno zero. Il Natale va santificato sempre e comunque, perchè è la Festa per eccellenza, quella che, forse aldilà di ogni credo, accomuna gli esseri umani nel loro desiderio di Pace e Benessere. In questa occasione celebrazioni, ringraziamenti e preghiere si sollevano da ogni parte del pianeta, fino alla mezzanotte della Vigilia, quando un pezzetto dell'anima di ciascuno si fionda verso quella Stella Cometa. L'auspicio è che torni sulla Terra carico della sua Luce, e se siamo ancora qui significa che sinora ha funzionato.
Questa volta, però, anche Babbo Natale, vera e propria icona di questa ricorrenza, ha i suoi bei grattacapi. E non certo per i lunghi 2011 anni da Figlio Natale: l'avanzare dell'età non ha mai rappresentato un problema per lui. Il fatto è che la popolazione terrestre conta oggi più di sette miliardi di individui, e il suo timore è di non riuscire a soddisfare le esigenze di una comunità così numerosa. Sì, perchè nella sua infinita bontà, il rosso Babbo Natale premia con un dono anche coloro che non ne fanno espressa richiesta, ovvero indiscriminatamente tutti. Come se la caverà? Scopriamolo insieme.

Babbo Natale

Babbo - Mumble mumble... Che abbia bisogno d'aiuto non v'è dubbio, ma a chi rivolgermi? I miei fidati collaboratori sono già in soprannumero, gli incentivi statali non permettono nuove assunzioni, e la disoccupazione frena il volontariato. Quasi quasi... Quel personaggio così facoltoso, chissà... No, a pensarci bene è da escludere: non sono abbastanza avvenente per lui, almeno non credo. Qui ci vuole qualcuno davvero in grado di fornire soluzioni concrete... uno come... Ma certo! Quella vecchia lampada in soffitta, contiene un genio. Aladino non se ne avrà a male, se ne approfitterò: è per una giusta causa.

Genio - Hai espresso un solo desiderio, Babbo Natale, ma ne vale più di tre, e per quanto geniale mi abbiano dipinto nelle favole, anch'io ho i miei limiti. Far piovere doni sulla Terra, in questi tempi di crisi, richiede maggiori poteri. Ma c'è una persona di mia conoscenza a cui potrei sottoporre il dilemma, una sociologa specializzata in rapporti tra umani burattini e fameliche balene che attentano alla loro sopravvivenza... Perchè credo che il problema, in sostanza, sia questo: come diceva mia nonna, «dove si mangia in uno, si dovrebbe poter mangiare anche in due». Manderò una e-mail alla Fata Turchina e ti farò sapere. Per il Santo Natale, questo ed altro.

Fata - Gent.mo Genio, in riscontro a quanto comunichi nella tua ultima e-mail, ti ringrazio per la fiducia che poni nelle mie facoltà. Devo però ricordarti che i poteri magici li ho esauriti tutti in virtù del benessere del mio prediletto Pinocchio. Ora lui è cresciuto (anche troppo, per la verità), ed io, nonostante la mia eterna giovinezza, non riesco a separarmene. Al momento sono alle sue dipendenze come badante, anche per arrotondare: la pensione da chirurgo nasale non mi permetteva di arrivare alla fine del mese. Ma la questione che sollevi, oltre che toccarmi in prima persona, mi sta a cuore per il bene dell'umanità. Per cui mi rivolgerò oggi stesso dal mio mago di fiducia, sono certa che lui saprà porvi rimedio. Cordiali saluti.

Merlino - Carissima Turchina, sei una festa per i miei occhi. La tua visita mi riempie di gioia, e farei l'impossibile per accontentarti. Detto tra noi, neanche a Re Artù riserverei tanta disponibilità... Con sommo dispiacere, si dà il caso però che mi trovi in un momento difficile... Sai, Mago Merlino non fa più tendenza, ormai, e la Scuola di Magia Universale mi ha declassato già da qualche anno. Ho provato a mescolare di tutto, ultimamente, nel mio pentolone, ma più della minestra per la cena non sono riuscito a trarvi. Potrei girare il problema a Harry Potter, ma per quanto sia trendy, non credo che quel pivello possa farcela. Ora che ci penso... Ma certo! La cara vecchia Mary Poppins: a lei basterà un poco di zucchero... Mi adopererò immediatamente per contattarla.

L'indomani, nel laboratorio di Babbo Natale...

Babbo - Uhmmm... Questa letterina è diversa dalle altre... Vediamo di cosa si tratta.
«Spett.le Sig. Natale Babbo, con la presente intendiamo comunicarLe che, a seguito della recente informatizzazione dei reparti e con l'adeguamento delle strutture agli standard universali, abbiamo apportato modifiche sostanziali al Suo ruolo all'interno del ns. organico aziendale. Nello specifico, Le sarà sufficiente scaricare un'apposita App nel suo iPad, e potrà gestire blocchi da migliaia di utenti in tutto il mondo con un singolo sfioramento del display. Per il trasporto dei doni ci avvarremo inoltre di un sofisticato sistema di controllo satellitare combinato alla nuova R.E.N.N.A., Rete Elettronica Notturna Natale Autotrasporti. In definitiva, alla Sua persona sarà affidato il compito esclusivo di registrare gli ordini pervenuti e di trasmetterli al sistema centrale: qualora un prodotto risultasse esaurito, l'utente riceverà un oggetto o una soddisfazione personale di valore pari o superiore alla richiesta. La invitiamo a raggiungere la ns. sede per un breve corso di aggiornamento, che si terrà nella Sala Congressi il prossimo 3 dicembre. Distinti saluti».
Oh, oh, oh! Proprio quello che ci voleva. Era ora che si dessero una spolverata, dopo tutti questi secoli. Altro che magia, incantesimi e talismani... roba d'altri tempi, da mercatino dell'antiquariato. Preparatevi, meravigliosi esseri di questo mondo: il Babbo Natale del futuro sta per entrare nelle vostre case!

La stessa scena venne riprodotta da una sfera di cristallo, posta al centro di un tavolo antico nel salotto di casa Poppins. Attorno ad essa, alcuni personaggi di nostra conoscenza si apprestavano a far festa: - Grazie Mary! Avevi proprio ragione - esclamò Mago Merlino, sostenuto dallo sguardo soddisfatto di Harry Potter, Fata Turchina, Pinocchio, Genio della Lampada e Grande Puffo (che, come è noto, non sa resistere alla tentazione dei festini). E aggiunse: - Solo unendo le nostre forze avremmo potuto farcela. Che ne dite, andiamo tutti a mangiare una bella pizza? Conosco un ottimo localino old style, forno rigorosamente a legna e pianobar anni '50...   

DOC

sabato 26 novembre 2011

Dal manuale d'istruzioni: «per capire come funziona, smontalo»


Mi chiamo Giorgio, sono un essere umano, e sono felice di esserlo.
Per chi, come me, sa accontentarsi di piccoli piaceri, la vita si lascia assaporare in tutta la sua semplice unicità...
Mi sono sempre chiesto se esistono creature intelligenti, nell'Universo, a parte noi. Ma di una cosa sono sicuro: un essere evoluto che godesse consapevolmente della gioia della vita, in qualsivoglia galassia più o meno lontana, non potrà mai essere identico all'umano. Per forza di cose: a cominciare dalla rotazione della Terra attorno alla Luna, da cui dipendono le condizioni ambientali che hanno agevolato il nostro adattamento, e che qualora fossero simili su altri pianeti, non sarebbero mai esattamente le stesse. Il succedersi delle ere geologiche, la nascita delle prime forme di vita animale, la comparsa dell'uomo, la sua incredibile Storia fino all'era moderna...
I livelli di civiltà e di progresso tecnologico di cui godiamo oggi, fino a pochi decenni fa materiale buono solo per speculazioni fantascientifiche, rappresentano un'esclusiva che non può appartenere ad alcun extraterrestre. Non dico che una razza aliena non sarebbe in grado di giungere a tanto, intendiamoci: per quanto ne so potrebbe andare anche oltre, e se un giorno una loro rappresentanza dovesse venire a farci visita su avanzatissime navi spaziali, ne avremmo pure la conferma. Dico solo che la loro vita sarebbe unica quanto la nostra, probabilmente di pari valore, ma senza dubbio diversa.
Ad esempio, lo spettacolo mattutino dell'alba, con l'avanzare dell'oscurità ed il sorgere della Luna, è ineguagliabile, nella sua divina concezione. Un alieno potrebbe assistere ad altri fenomeni, magari al mattino ricevere la luce di un sole, fastidiosa per noi ma non per lui, o chissà cos'altro...
A sostegno delle teorie dell'esimio Doctor Peter, non credo di esagerare se aggiungo che il nostro mondo è stato concepito a misura di essere umano, modulato in base alle sue (nostre) necessità e facoltà percettive, al nobile scopo di dare un senso logico e spirituale alla sua esistenza. E se anche di questo concetto volessimo invertire i fattori, ovvero ipotizzare che sia la razza umana ad essere stata concepita per dare un pubblico adeguato (ma forse indegno) al glorioso teatro che era stato allestito, la morale non cambierebbe: in entrambi i casi, l'unica forma di vita intelligente contemplata in quest'angolo di Universo siamo noi.
Senza troppe discettazioni, le stesse verità si esprimono e si rivelano anche attraverso le cose semplici di cui parlavo in apertura. Il buio del mattino fornisce ai nostri occhi la condizione ideale alla vista, come la notturna luce solare permette ai gufi di scavarsi la tana o alle allodole di nuotare con la massima visibilità. Il latte, ad esempio, col suo bel colore nero, susciterebbe in noi la stessa innocua e piacevole sensazione di purezza, se fosse bianco? Il marrone del cielo, ci ispirerebbe ugualmente beatitudine e pace interiore, se fosse azzurro? In quest'ottica, ci accorgiamo di quanto ogni cosa si adatti alla perfezione ai nostri sensi e alle nostre esigenze: il silenzio degli uccelli come il cinguettìo dei pesci; la limpidezza, la trasparenza e la fluidità del terreno come la necessaria solidità del fertile mare; il gusto salato dei neri cristalli di zucchero come il dolce sapore del sale... Immagina se, durante il temporale, venisse giù acqua anzichè pietre: non avremmo mari su cui camminare.
Ma adesso scusami, mi rendo conto che con i miei ragionamenti si è fatto tardi, e devo andare al lavoro. Ho un negozio di abbigliamento in centro, e oggi devo esporre in vetrina la nuova linea di capi invernali. A proposito, se ti trovi da quelle parti, fai un salto da me: ti assicuro che i costumi da bagno sono all'ultimo grido, e gli abitini sono di un cotone così fresco che neanche ti sembrerà di indossarli.

DOC

lunedì 21 novembre 2011

La scommessa


Ti penso ogni giorno, sai? Quando al mattino mi rado, t'immagino davanti a me, dietro di me, dentro lo specchio. Mentre sono in ufficio, ancora t'immagino, indaffarata quanto me a chiudere contratti e a stilarne di nuovi. Rientrato a casa per il pranzo, mi siedo a tavola, ed esagero come sempre. Tra insipidi piselli surgelati, microonde e formaggio greco, so già come finirà: giunto alla frutta, mi sentirò in colpa verso chi soffre la fame, ma da qualche tempo anche verso di te, perchè ingrasso... Temo che quando ci incontreremo mi troverai in pessima forma, ma non posso farci nulla, la soddisfazione e l'orgoglio di una bella presenza non hanno più le valide motivazioni di sostegno di un tempo. Così, più mi sento in difetto più m'ingozzo, nell'ansia di una sazietà che il cibo non potrà mai soddisfare.
Questo pomeriggio, poi, mi sono fatto del male anche più del solito. Ero lì che leggevo il quotidiano, come d'abitudine, seduto sulla mia poltrona rossa, da bravo interprete dell'unica grottesca parodia di vita che mi è concessa. Sul tavolino, dal vetro del posacenere, tre mozziconi malconci guardavano la goccia di caffè sospesa sull'orlo della tazzina, chiedendosi da che lato sarebbe scivolata.
Con gli occhi gonfi di digestione, inseguivo a fatica i caratteri stampati, mentre i pensieri, impegnati in una guerra d'indipendenza tutta personale, s'inerpicavano senza corda su rovinosi pendii... Proseguire nella lettura ormai non aveva più senso, così, meccanicamente, ho abbassato il giornale e ho alzato la guardia, preparandomi alla sfida. Stava lì immobile, proprio di fronte, a farmi paura con la sua indifferenza, e non so quale parte di me, cuore o cervello, abbia insistito per accettare il duello... Fatto sta che poco dopo, tornato alla poltrona, reggevo il mio avversario sulle ginocchia, deciso a sfogliarlo come un fiore appassito.
Una foto dopo l'altra, cadenzate da pause necessarie, fino allo spasimo. Le più belle erano anche le peggiori... Il suo volto da ragazza, quando ancora io non c'ero, ma già l'amavo. Lei accanto a me, davanti all'altare, candida come la Madonna. La sua smorfia dal cuscino, il sorriso imbarazzato dello scatto a sorpresa, quella luce negli occhi nell'ultima foto di tre anni fa, erano tutta la mia vita. Le vecchie foto, ciò che ne restava.


Chiuso l'album, ho spento la luce. Cercavo di non pensare, ma le immagini di lei continuavano a torturarmi... Ero disperato, perchè non riuscivo, non ero mai riuscito a darmi una spiegazione. Il buio di una sera avida di luna, guardingo e silenzioso come un ladro alla finestra, aveva già inghiottito il salone, disturbato solo a tratti da deboli fari di auto lontane. Il mio corpo aveva cominciato ad assorbirlo, permettendogli di farsi strada dapprima attraverso la pelle, quindi nelle vene, fino ad inquinarne il sangue. Stordito dal conforto dell'oblìo, ne avvertivo la gelida corsa, ma non potevo immaginare quale fosse il suo traguardo.
Così ottenebrato dal delirio, ho rivissuto la scena in cui, con sguardo crudo di spietata gelosia, me la strappavi dalle braccia. Non sopportavi che la vita avesse potuto fonderci con tanta passione, e che alla vita rendessimo tutto il vivido fulgore che ci aveva donato, attraverso il profondo attaccamento che ci dimostravamo. Non rientrava nei tuoi piani, come tu nei nostri, così hai agito per conto tuo, rabbiosa e bavosa come una cagna malata. Il nostro nido ti escludeva, ormai ti conoscevamo, e sapevi bene che non ti avremmo mai aperto il cancello... Anzi, quante volte ti abbiamo pregato di lasciarci in pace, e di stare alla larga, ma tu non ne volevi sapere, ti indispettivi ancora di più, finchè, con maligna caparbietà, hai ottenuto ciò che desideravi.
Sei riuscita ad allontanarla da me, sfruttando le uniche, viscide argomentazioni di cui sei capace. Lei mi ha lasciato per sempre, mi ha lasciato per causa tua, e non te lo perdonerò mai. Non posso neanche odiarti, non ne ho la forza, ne uscirei più sconfitto che mai... Ma non t'illudere: se siamo rimasti solo io e te, non significa che debba provare qualcosa di più della pietà, nei tuoi confronti. Non sei neanche l'ombra dell'amore, non ti appartiene perchè non lo meriti, non vali un capello della mia adorata... Resti solo uno squallido premio di magra consolazione, che ancora mi induce a rivolgerti il pensiero, solo perchè so che presto tornerai a farmi visita, nell'ostinata intenzione di sedurmi, cercando peraltro di giustificare le tue efferate, ingiustificabili azioni. Come so che non servirà a nulla tentare di lasciarti fuori dalla porta, troveresti comunque un modo per continuare ad affondare la tua lama... E poi, in ogni caso, non mi conviene: ho maturato la convinzione che peggio di così non potrebbe andare. Spero solo che ti presenterai a me nella tua veste migliore, quella più cinica e naturale che a volte riesci, tuo malgrado, ad indossare. Perchè non potrei sopportare altro dolore, non lo reggerei. La mia pietà per la tua, mi sembra un buon affare...
Questo le avrei detto, una volta che me la fossi trovata al cospetto. E proprio in quel momento, proprio quando ero pronto, l'ho sentita bussare alla porta, ma per quanto mi dimenassi dentro, il corpo restava bloccato sulla poltrona senza reagire. Non ero in grado di alzarmi, di muovere un dito, nè di aprire gli occhi, figuriamoci l'uscio... Lei continuava a bussare, sempre più forte, finchè, ad un certo punto, ho avvertito la sua presenza. L'ho sentita rubarmi il fiato, con una leggera pressione sulle labbra, un bacio delicato. Ma quel rimbombo non cessava, così ho capito che non era lei a bussare, ma il cuore nel mio petto. Era riuscita ad appropriarsene, senza che potessi rendermene conto in tempo, proprio come immaginavo. Poco dopo, di quel cuore, non si sarebbe più sentita neanche l'eco: nè per me nè per lei. 
I primi raggi di sole, all'alba, si affacciarono lenti e discreti nella stanza, con eccessivo rispetto, quasi a volersi discolpare dell'accaduto. Diretti verso il mio corpo inerme, nel vano tentativo di riscaldarlo, si allungarono sul tavolino, illuminando il posacenere. Le cicche di sigaretta erano ancora lì, affrante, perchè quella notte avevano perso la loro scommessa: la goccia di caffè era colata fuori dalla tazzina.

DOC

lunedì 14 novembre 2011

My name is DOC

   Charmless Man + Sara Hermit                   Vele Ivy                          Maria (Maruzza)

E' inutile... Inutile, quando ti affibbiano un appellativo, peraltro così gradevole, non te lo scrolli più di dosso. Che nostalgia, quel 20 Luglio 2010, quando per la prima volta l'amico charmless* mi chiamò così, in uno dei suoi simpaticissimi commenti.
Quel giorno ebbi anche il grande piacere di fare conoscenza virtuale con Vele**, la mia lettrice più assidua in assoluto, insieme alla mitica Maria***, conosciuta solo due giorni prima, quando si affacciò per commentare un timido "Io, novello blogger". E' inutile, non posso più togliermi quel vestito, mi sta troppo bene, ci stavo troppo bene nel ruolo di blogger... In un certo senso era come avere un altro pianeta su cui vivere, col valore aggiunto di poter dare e ricevere (ovvero condividere) un'infinità di emozioni...
Osservare questo mondo dalla finestra senza potervi prendere parte mi fa sentire come se avessi la febbre. La mia decisione di chiudere è stata forzata, determinata da vari fattori, da priorità che dovrei rispettare...
Ma è inutile, ormai sono DOC, il mio nome è DOC, my name is DOC... Hey, suona bene... "My name is DOC"... Tra l'altro mi ricorda qualcosa... Ma sì, che sciocco! E' il nome che ho dato al mio nuovo blog, te ne volevo appunto parlare. "My name is DOC" inaugura proprio oggi, martedì 15 Novembre 2011... Per l'occasione ho anche riattivato i commenti in questo blog, che MAI chiuderà del tutto, anche se questo sarà il suo ultimissimo post.

"My name is DOC"... Che ne dici, ci vediamo lì?

mynameisdoc.blogspot.com

By Dr. Peter and Mr. Hook

(*) Come vedi, caro Captain, neanch'io ho potuto fare a meno di rimettermi "in onda". Bentornato, il tuo rientro è stato un motivo in più per il mio. Verrò presto a visitarti. Saluti anche a Sara.
(**) Ti ho annoverato nei "Comm(ov)enti", cara Vele. Sei l'ultima in ordine di inserimento, ma la prima che appare quando vi si accede: un posto d'onore che difficilmente ti sarà tolto, visto il destino di questo blog. E a me va benissimo così: se Doc circola ancora attivamente in rete, è in gran parte merito tuo. Grazie.
(***) My name is Doc, now, but... se vorrai continuare a chiamarmi "Peter", ne sarò comunque onorato. A presto, Maria.

martedì 1 novembre 2011

2 Novembre:
quando i morti non se ne vanno



PERSISTENZA NELLA MEMORIA


I defunti restano ancorati alla vita attraverso il ricordo dei propri cari. Nella foto, "A roman widow" ("Una vedova romana") di Dante Gabriel Rossetti (1828-1882).



INFERNO, PURGATORIO, PARADISO


L'oltretomba cristiano cattolico prevede che le anime, giudicate in virtù del comportamento in vita, proseguano il loro viaggio in uno dei tre Regni.
Foto: "Alegorical portrait of Dante", Agnolo Bronzino (1503-1572). Nel dipinto Dante Alighieri, rivolto verso il Purgatorio, regge una copia della sua "Divina Commedia" aperta al canto XXV del Paradiso.



MEDAGLIA AL VALORE


Coloro che nella Storia si distinguono per un contributo significativo all'elevazione - piuttosto che evoluzione - dell'umanità, vivono nella rispettosa riconoscenza dei posteri. Foto: "Autoritratto" di Leonardo da Vinci (1452-1519).



RICORDARE PER NON DIMENTICARE


Nella memoria storica si fissano anche personaggi che hanno lasciato un segno per la loro crudeltà. Questi restano "vivi" soprattutto nel risentimento di coloro che ne hanno subito le malefatte, ma di riflesso anche in chiunque intenda esorcizzare la negatività di un modello da non imitare. Purtroppo, ancora oggi, qualcuno la pensa diversamente.
Nell'immagine, Adolf Hitler in un fotomontaggio di Erwin Blumenfeld (1897-1969).



"TO BE CONTINUED..."


Diffusa prevalentemente nelle religioni orientali, la teoria della reincarnazione si basa sull'idea che l'anima degli esseri umani, trascorso un dato periodo dalla morte avvenuta, trasmigri da un corpo fisico ad un altro, in un continuum di evoluzioni spirituali, fino al raggiungimento dell'illuminazione (nirvana).
Nell'immagine una rappresentazione del Samsāra, ovvero il ciclo di vita, morte e rinascita.



FISSATI NELLA SECONDA DIMENSIONE


Ritrarre un soggetto umano in un dipinto per "preservarlo dalla morte" è un tema ricorrente nel nostro immaginario. Parecchi quadri, grazie al talento dell'artista, danno davvero l'idea che l'anima del modello sia imprigionata nella tela: il personaggio qui sopra, ad esempio, ci osserva con sguardo decisamente "vivo".
Foto: autoritratto ad opera di Federico Barocci (1535?-1612).



CRIOCONSERVAZIONE, SCENARI (FANTA?)SCIENTIFICI


L'attività delle cellule si può arrestare a comando, senza ucciderle, tramite congelamento. Queste cellule vengono poi conservate in speciali "banche" (ormai un business vero e proprio), e all'occorrenza riportate alla temperatura congeniale: anche dopo 25 anni, pressochè inalterate, sono in grado di riprendere tutte le loro funzioni. Con questa particolare tecnica oggi si conservano embrioni, spermatozoi, cellule staminali di cordoni ombelicali, con la possibilità di riutilizzo per la cura dei soggetti donatori. Ma si ipotizza che in un futuro non lontano, la crioconservazione potrà essere impiegata anche per l'ibernazione di interi corpi umani, evitandone così l'invecchiamento e assicurando ai proprietari una proroga al contratto con la morte.
Nell'immagine un dipinto di David Goodsell, biologo molecolare con la passione per la pittura, tratto dal suo libro "The Machinery of Life".



ESSERI UMANI A PARTE


Così come non ho la presunzione di credere che, nella vastità e grandiosità dell'Universo, l'unica forma di vita intelligente sia la razza umana, penso che mettere in dubbio l'esistenza di un'anima anche per gli anima-li, equivalga a dubitare della nostra.
Nella foto un dipinto di Elena Invernizzi: "Omaggio a Fiona".



LARGO AI GIOVANI


C'è solo un modo certo per restare sulla Terra vivi e vegeti sotto tutti i punti di vista, tanto a livello molecolare quanto a livello spirituale, riacquistando peraltro la giovinezza perduta. Nessun rito Voodoo, nessuna prodigiosa magia, se non quella della naturale procreazione.
I figli non sono che la versione riveduta e corretta di/da noi stessi, l'unica vera garanzia di lunga vita che abbiamo in questo mondo: reale, concreta, tangibile e... commovente.
Illustrazione: "Amor A Todas Horas", di Simon Silva.



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