lunedì 23 aprile 2012

Il principe Davidoff
e la principessa Linda



Era una notte buia e tempestosa. La spietata tribù dei MURATTI danzava attorno alla loro FUTURA regina, la principessa LINDA. Intanto, lontano nel bosco, il placido principe DAVIDOFF raccoglieva delle MORE e invocava la dea della caccia DIANA affinchè lo aiutasse a catturare la sua preda. Lo stregone, capo incontrastato della tribù, approfittando della lontananza di quest'ultimo, rapì la principessa, la fece legare ad un palo e prese a torturarla per estorcergli la ricetta di una pozione che lo avrebbe guarito dal suo oscuro male.
Il tenente COLOMBO cominciò ad indagare, per ordine del PRESIDENTE PHILIP MORRIS, sulla scomparsa della principessa. Quando fu contattato dal superiore perchè lo informasse in MERIT ai progressi compiuti, il tenente gli riferì che la pista che stava seguendo lo aveva portato sulle tracce di AL CAPONE. Gli fu tolto il caso.
Due notti dopo, la luna era allo ZENIT e le TRE STELLE erano in congiunzione con ALFA Centauri: la condizione era ideale allo stregone per preparare l'intruglio; ma la principessa, temendo che potesse acquistare troppo potere sul popolo, si ostinava a tacere e a nascondergli l'ingrediente segreto.
Nel frattempo, al principe arrivò una soffiata su quanto stava accadendo: chiese subito ai suoi fidi scudieri BENSON & HEDGES di sellargli il CAMEL, e una volta in groppa all'animale si avviò di gran furia a salvare la sua amata. Giunto a destinazione, seguì un rumore secco e assordante che risuonò in tutta la valle: "PACK!". Il principe aveva stordito lo stregone con uno schiaffo, liberando così la sua adorata principessa.
Il giorno dopo i due attendenti al trono si sposarono, e nei giorni che seguirono fecero un bellissimo viaggio di nozze prima sul LIDO di CAPRI, poi sulla neve di CORTINA. Durante il ritorno in carrozza, il re, vestito in gran GALA e con una MARLBORO tra le labbra, volle togliersi una curiosità: chiese alla regina quale fosse il male oscuro che tanto faceva soffrire lo stregone. Lei rispose che gli era stato fatto un maleficio che si manifestava in strazianti crisi di dolore, durante le quali il povero sciamano non poteva far altro che urlare: «PALL MALL!!!» A parte lui, vissero tutti felici e contenti.

STOP (senza filtro)

DOC, 1999

venerdì 20 aprile 2012

Spazio Moebius

Jean Giraud, in arte Moebius. La prima volta l'ho ricordato tra i miei big preferiti con l'iniziale "J"... La seconda ho voluto dargli un saluto nel giorno della sua recente scomparsa... Con la terza, ovvero questa, mi propongo di tracciare la sua figura di impareggiabile artista attraverso la biografia e alcune tra le sue tavole più belle.
Per la biografia mi sono affidato a Wikipedia, che bene la sintetizza, mentre le illustrazioni che seguono (e che volutamente invadono la barra laterale del blog), vi consiglio di "tastarle" con un acquisto in fumetteria (la mia preferita si trova a Bologna: Alessandro Distribuzioni, online all'indirizzo http://www.alessandrodistribuzioni.it). Bon voyage.


«Jean Giraud più noto con gli pseudonimi di Moebius e di Gir (Nogent-sur-Marne, 8 maggio 1938 – Parigi, 10 marzo 2012) è stato un fumettista francese. È considerato uno dei più importanti disegnatori di fumetti al mondo ed è noto soprattutto per le sue storie fantastiche - fantascientifiche.
All'età di sedici anni iniziò la scuola di arti applicate, che costituirà la sua sola formazione tecnica. A diciotto anni, nel 1956, mentre ancora frequentava i corsi della scuola, pubblicò sulla rivista "Far West" il suo primo fumetto: Les aventures de Franck et Jéremie, una serie umoristica. Lo stesso anno iniziò a collaborare a "Coeurs Vaillants" con illustrazioni didattiche e numerose storie d'avventura. Nel 1960, dopo il servizio militare, divenne assistente di Jijé e inchiostrò un intero episodio di Jerry SpringNel 1962 con lo pseudonimo di Gir iniziò assieme allo sceneggiatore Jean-Michel Charlier la serie a fumetti Fort Navajo per la rivista "Pilote", creando il personaggio di Blueberry, il protagonista di quest'ampia saga western estremamente curata come ambientazione, testi e disegni. Fu l'inizio di un grande successo: la serie continuò ininterrottamente fino al 1974; dopo la scomparsa di Charlier, Giraud ne scriverà anche i testi.
Contemporaneamente a Blueberry, Giraud, stanco della serialità e dei ritmi serrati cui era costretto e desideroso di maggior libertà, sotto lo pseudonimo di Moebius iniziò una carriera parallela, realizzando storie fantastiche con un stile onirico assai personale, prima per il mensile satirico "Hara Kiri", quindi per "Charlie e L'Echo des savanes". Sembrò infine scomparire per una decina d'anni, ma Moebius riapparve alla fine del 1974, quando assieme a Philippe Druillet, Jean-Pierre Dionnet e Bernard Farkas fondò il gruppo Les Humanoïdes Associés (gli Umanoidi Associati) che, nel 1975, iniziò a pubblicare la rivoluzionaria rivista "Métal Hurlant", un trimestrale che raccoglieva il meglio della produzione fantastica e fantascientifica a fumetti. Sulle pagine di questa rivista innovativa, Moebius pubblicò tra l'altro la famosa serie Il garage ermetico di Jerry Cornelius, in cui arrivò ad abolire la tradizionale sceneggiatura, ma anche lo ieratico e visionario Arzach, John Difool e, nel 1981, l'Incal su testi di Alejandro Jodorowsky.
Nel 1996 ha scritto i testi per il manga di Jiro Taniguchi Ikaru, poi pubblicato in Europa nel 2000.
Si è cimentato anche con il fumetto americano, dando una sua interpretazione di Silver Surfer nella graphic novel Parabola scritta da Stan Lee.
Ha spesso collaborato alla produzione di film di fantascienza: tra questi Tron, Alien, Abyss e Il quinto elemento. Ha tra l'altro disegnato costumi e scenografie per una produzione cinematografica tratta dal romanzo Dune di Frank Herbert, mai realizzata, che avrebbe dovuto essere diretta da Jodorowsky, idee confluite poi nel fumetto seriale Incal. Ha collaborato con il regista René Laloux per creare il film animato Les Maîtres du temps (1982) tratto da un romanzo di Stefan Wul.
Il prestigio artistico di Giraud/Moebius in Francia è molto ampio, tanto da essersi visto dedicare anche dei francobolli commemorativi.
È venuto a mancare il 10 marzo 2012 all'età di settantatré anni a seguito di un linfoma».












martedì 17 aprile 2012

Antonio e Arabella



- Ridammela subito, ho detto! - ripetè ad alta voce Arabella. Col peso delle sue rotondità, aveva poche speranze di raggiungere l'agile Antonio, che si lasciava inseguire allegramente. - E' questa che vuoi? Vieni a prenderla! - le disse il ragazzino, agitando un'agenda tra le mani e fingendo a tratti di sbirciarvi all'interno. Lei era sul punto di mettersi a piangere. Lui, che non era poi così crudele, le permise finalmente di afferrarla. Ma non la mollò subito: la trattenne ancora un momento, il tempo di ammiccare e dirle: - Se te la dò, mi dài un bacio? - Arabella ormai lo aveva in pugno: gli sferrò un calcio a vuoto, sufficiente a distrarlo e a sottrargli il maltolto. - Altro che bacio, ti darei! - gli rispose, sudata e ansimante. Con un sorriso che si sostituiva agli occhi rossi di rabbia, prima di voltargli le spalle aggiunse: - Ringrazia solo che è suonata la campanella.
In classe, tra il volto di Arabella e lo sguardo inebetito di Antonio, il libro di antologia alla pagina 128. Lei legge alta voce. «(...) Quando Romeo arrivò davanti alla casa di Giulietta, decise di scavalcare il muretto e subito dopo vide che la ragazza era affacciata al balcone, però non uscì allo scoperto perché si vergognava. Giulietta pensava sempre a Romeo, tanto che confessò il suo amore per lui. Romeo non resistendo a quelle parole uscì dal cespuglio in cui era nascosto. Giulietta appena lo vide si vergognò molto e cercò di dire qualcosa per attirare la sua attenzione. L’unica frase che disse fu: - Romeo, se vuoi diventare mio marito, cambia il tuo nome e il tuo cognome. Romeo non potendo resistere a quelle parole disse: - Io non cambierò il mio nome e se tu vuoi che diventi tuo marito, mi dovrai chiamare amore. (...)»¹.
Sul suono della campanella, questa volta di uscita, il prof. Pingozzi la interrompe: - Va bene, basta così per oggi, ragazzi. Proseguirete a casa fino alla pagina 133, e mi raccomando, perchè domani ho intenzione di interrogarvi.
Una volta fuori, il prof. telefona alla moglie. Quel giorno lei era stata invitata ad un matrimonio, e ora si trovava al ristorante. Gli risponde - Sì, è stato molto bello, ma... poi ti racconto. Come dici? Sì, ti ho lasciato la teglia nel forno, devi solo scaldarla. A dopo, tesoro, mi aspettano al tavolo. Un bacio. - Gli aperitivi erano deliziati da un tripudio di fiori e dal sottofondo musicale di una piccola band. La cantante intonava alcuni brani a tema, la sua voce era gradevole: «(...) Ti fa bene, ti piace questa voglia di dare / e ti senti capace non ti puoi più fermare / come un fiume alla foce che si getta nel mare / quando nasce un amore, un amore. (...)»²
Tra gli invitati Riccardo, che si arrovellava la mente per proseguire questo racconto. Sapeva che quegli scorci di vita erano tutti nelle sue mani, e ne sentiva un po' il peso. Detto tra noi, quel giorno non aveva ancora sentito l'amabile voce della sua fidanzata, abitante di un pianeta lontano, e l'attesa di una sua telefonata, unita alle parole di quella canzone, deviava i suoi pensieri.
Venne il pomeriggio. Antonio alla madre: - Mà, sto uscendo. - E lei: - Li hai fatti i compiti? - Lui, mentendo: - Sì mamma. Ho studiato Shrek... Ehm... Scekspir. - Mezz'ora dopo, Arabella, che stava studiando sul serio, viene distolta dall'abbaiare concitato di Willy, il suo fox terrier. Si affaccia al balcone e scoppia a ridere: Antonio aveva scavalcato il muretto della sua villa, e ora si trovava arrampicato su una quercia (che treccia non era), per paura che il cane lo azzannasse.
Ma torniamo a Carlo, il professore, che dopo pranzo si era concesso un pisolino. In quel momento stava sognando se stesso, in una bizzarra situazione che lo vedeva alle prese con delle nespole in un mondo di replicanti³. Più tardi, a tirarlo fuori da lì, "La primavera" di Vivaldi, ovvero la suoneria del suo cellulare. Era la moglie: - Amore, è mezz'ora che citofono, ho scordato le chiavi. Sono le sei. Dove sei? - Carlo le rispose con due parole, le uniche a disposizione in quel momento: - Ti apro.
Sulla soglia di casa, Arabella stava salutando Antonio: lo aveva accolto, mettendo a cuccia Willy e dicendo alla madre che avrebbero studiato insieme. Su quella soglia, prima di andare via, Antonio riuscì a strapparle ancora un bacio. Il Romeo che era in lui avrà maggior fortuna di quello raccontato da Shakespeare.
In casa Pingozzi, Stefania, nella camera da letto, si era liberata dell'elegante vestito blu; mentre si struccava allo specchio, raccontava a Carlo i dettagli delle nozze della sua amica. - Guarda, da morir dal ridere. Lei, con quel velo e coi tacchi da trampoliere, ci ha messo un quarto d'ora a salire gli scalini della chiesa. E che dire di lui? Aveva il naso rosso e gli occhi gonfi, l'addio al celibato della sera prima gli si leggeva tutto in volto. Dovevano sorreggersi a vicenda... Ehi, ma che fai? - Carlo, più che ascoltarla, la stava osservando. Ora le aveva cinto delicatamente i fianchi con le mani, e aveva posato le labbra sul suo candido collo. Le rispose sussurrando due parole, le uniche a disposizione in quel momento: - Ti amo.

Epilogo

- Allora, vediamo un po'. Antonio, vuoi venire tu a parlarci di Giulietta e Romeo? - chiese Carlo. - Professore, mi scusi, io non... non ho potuto studiare... mal di pancia... - improvvisò il ragazzo. Il prof. lo redarguì: - Guarda che la tua situazione non è delle migliori, e lo sai. Per questa volta passi, ma alla prossima lezione non sarò così tollerante. Arabella, vieni tu, và. Sono certo che saprai dargli un buon esempio. - La poverina, impreparata, arrossì come il più rosso dei peperoni.

DOC