martedì 24 dicembre 2013

:) ->>>*


(*) Buon Natale!

DOC

giovedì 19 dicembre 2013

Ferraglia al debutto, pronti alla convivenza?


▼ I droni acquistati da Amazon per sostituire i fattorini [1]...


▼ ...i quadrupedi delle scuderie di padron Google [2]...


▼ ...la segretaria patinata dalle curve inossidabili [3].


Insomma, tempi duri per la manovalanza! C'è da sperare che questa rivoluzione possa - almeno in parte - arginare alcuni tra i peggiori vizi del genere umano. Tipo stalking, schiavismo, sfruttamento minorile...
E a proposito, visti i precedenti, mi chiedo: nei riguardi di queste nuove "forme di vita", con cui dovremmo confrontarci a pieno regime già nel 2020, saremo in grado di mostrarci più gentili, o anche ad esse toccherà attendere il Natale?

DOC



[1] - «Jeff Bezos presenta il programma Prime Air: velivoli comandati a distanza per trasportare a casa del cliente pacchi fino a 2,3 chilogrammi. La tecnologia è pronta, ma bisogna aspettare il via libera delle autorità sul traffico aereo». (La Stampa, 2/12/2013)
[2] - «Gattonano, saltano, corrono e galoppano su tutti i tipi di terreni: sono le belve robotiche che Google ha comprato dalla Boston Dynamics per tenere testa ai droni volanti di Amazon che porteranno i pacchi fra cinque anni. Il colosso di Mountain View ha acquisito la società con sede a Waltham, in Massachussets, che produce i robot a quattro zampe più veloci del mondo. Possono correre fino a 47 chilometri orari e sono stati sviluppati anche grazie ai fondi arrivati da Darpa, la divisione del dipartimento americano della difesa». (La Repubblica, 17/12/2013)
[3] - «I ricercatori dell'AIST (national institute of Advanced Industrial Science and Technology), istituto di ricerca giapponese dipendente dal ministero dell'economia, hanno rilasciato un video del loro robot HRP-4C, un divertente robot con le fattezze di una giovane e bella donna che canta e cammina (quasi) come una donna reale. Il robot, ribattezzato "Miim", consta di trenta motori necessari per i movimenti del corpo cui se ne aggiungono altri otto a livello del volto utilizzati per riprodurre l'espressioni del viso». (TechNews, 14/11/2011)


Illustrazione in apertura: Quentin Marmier

domenica 8 dicembre 2013

Regali di Natale: due libri e una libera terra

Cosimo Scordato
LIBERTA' DI PAROLA

a cura di
Maria D'Asaro
Ornella Giambalvo

Cittadella Editrice - € 19,00

Il ricavato della vendita del libro sarà destinato alle iniziative del Centro Sociale "San Francesco Saverio" di Palermo.

QUI UNA BREVE RECENSIONE a cura di Augusto Cavadi. 

QUI UNA LIBRERIA ONLINE con la confezione regalo disponibile. 
Associazione Bondeko
IL MONDO IN FIABA

Raccolta di fiabe inedite
appartenenti alla tradizione narrativa
dei diversi paesi del mondo

Associazione Bondeko - € 10,00

I proventi dell'antologia saranno devoluti al progetto "Adottiamo una scuola" Sud-Sudan, dell'Associazione Bondeko.

QUI UNA BREVE RECENSIONE a cura di Vele Ivy. 

QUI IL SITO WEB dell'Ass. Bondeko, da consultare per l'acquisto.



LIBERA TERRA


«Per i tuoi regali di Natale, Libera, Associazioni Nomi e Numeri contro le mafie, propone le confezioni Libera Terra dall'alto valore etico e sociale, contenenti delizie alimentari e vini di assoluta qualità ottenuti da terreni strappati alle mafie e recuperati attraverso un lungo e paziente lavoro di coltivazione biologica».

La proposta è di "Consorzio Libera Terra Mediterraneo", cooperativa sociale ONLUS.

QUI IL SITO UFFICIALE, con un nutrito catalogo di prodotti acquistabili online, davvero appetitosi per l'ottimo rapporto qualità/prezzo.

DOC

sabato 30 novembre 2013

Regali di Natale: il superfluo colpisce ancora


▼ Lancia-aerei-di-carta elettrico - $ 12.39 - www.amazon.com

▼ Tentacoli per PC - $ 14.99 - www.thinkgeek.com

▼ Occhiali anti-lacrime-da-cipolla - $ 19.95 - www.hammacher.com

▼ Tagliapizza con mirino laser - $ 29.99 - www.thinkgeek.com

▼ Bocca per stretching antirughe - $ 62.00 - www.japantrendshop.com

▼ Cervello di Einstein abat-jour - $ 99.99 - www.thinkgeek.com

▼ Ragno gigante gonfiabile animato - $ 199.95 - www.hammacher.com

▼ Petchatz: metti Fido in videochat! - $ 349.00 - www.petchatz.com

▼ Ragno ballerino radiocomandato - $ 499.00 - www.robugtix.com

...MA AL TOP DEI TOP SI RICONFERMA LUI: IL "RELAX-O-MATIC" ▼

DOC

sabato 16 novembre 2013

Lezione di danza. Della pioggia


Red Road Warriors walking this sacred path

«Great Spirit,
whose dry lands thirst,
help us to find the way
to refresh your lands»

"Make It Bun Dem" | Skrillex and Damian Marley


DOC

sabato 9 novembre 2013

Qui gatta ci cova


Bene bene, cos'abbiamo qui? Vediamo un po'... Una gatta superstar col suo impavido spasimante! La canzone è "My baby just care for me". Da Wikipedia: «Il brano è principalmente conosciuto nella versione interpretata da Nina Simone nel 1958. La Simone registrò il brano per il suo album di debutto "Little Girl Blue", ma il brano rimase relativamente sconosciuto fino al 1987, anno in cui fu scelto come colonna sonora della campagna pubblicitaria televisiva del profumo Chanel No. 5. Il video musicale è stato realizzato con la tecnica claymation».


Questa invece è una splendida chioccia coi suoi pargoli appena nati. "Rubata" con affetto al mitico blog di Gabriella, "L'albero dei sassi". Il pennello magico di questa mirabile artista non smetterà mai di affascinarmi. Ci mostra il mondo da una nuova prospettiva: anche le pietre più dure nascondono un'anima tenera... Sta solo a noi imparare a coglierla, sfruttando i nostri umani (e quindi divini) superpoteri. Proprio come accade con le pietre dipinte da Gabriella.


Uhm... Questo post sta rischiando di diventare troppo mieloso! Sento già Mister Hook borbottare... A lui non piacciono gattine e galline. Preferisce i gorilla. O meglio, i Gorillaz. Cito ancora da Wikipedia, per chi non li conoscesse: «I Gorillaz sono un gruppo musicale britannico fondato nel 1998 dal frontman dei Blur, Damon Albarn, e dal fumettista Jamie Hewlett, co-creatore del comic book Tank Girl. La band è costituita da quattro personaggi sotto forma di animazioni: 2D, Murdoc, Noodle e Russel. Recentemente è stato aggiunto un quinto membro, Cyborg Noodle». Il videoclip, realizzato per una campagna pubblicitaria della Converse, si chiama "Do ya thing". Schifosamente bello, o bellamente schifoso, fate voi. E scusate il fuoriprogramma.


DOC

venerdì 6 settembre 2013

Briefing


So cosa fare. Conosco i miei difetti, paura sopra a tutti. Temo l'arca più del diluvio: "Speranza" potrebbe affondare, proprio come "Concordia". In quel caso non mi resterebbero speranze, così scelgo di restare a terra, sotto terra. Abito le grotte fintamente rassicuranti del mio cervello. Ogni tanto azzardo nei cunicoli bui che potrebbero insegnarmi il bene o il male. Ogni tanto guardo fuori a quell'arca invitante e misteriosa. E mi confesso da solo, perchè solo io posso medicare e mendicare i miei peccati. Non ci riesco. Esco. Riprendo il passo di via Ritornello, fino a piazza dei Pensieri. Mi sintonizzo su frequenze quotidiane (dejavu, rien ne va plus). Livello sudato. Mi fermo. Guardo gli altri, nella corsa affannati, arrivati, fuori gara... «Ma quello sono io!». Una parte di me si è già imbarcata, ci salutiamo dal ponte. A presto mia cara.

DOC

venerdì 19 luglio 2013

Quelli che l'amore...


...una stella cadente...


...un astronauta...


...il lieto fine...


...che giustifica i mezzi.

DOC

sabato 13 luglio 2013

Genesi della camicia stinta


«Il trapano senza fili no, altrimenti mi buca tutta la capanna... Il portafoglie nemmeno: già fatto il secolo scorso... Di Apple iPhone neanche a parlarne, le mele meglio lasciarle dove stanno...».

All'alba del 650° compleanno di Adamo*, la sua dolce metà, reduce da una notte parzialmente insonne, continuava a chiedersi cosa avesse potuto donargli per farlo felice in quel giorno così speciale. Seduta su uno scoglio ad ammirare il sol levante, Eva continuava nelle sue congetture senza darsi pace.

«Uffa... Nei secoli scorsi gli ho già regalato praticamente di tutto! Ma proprio a me doveva toccare il primo uomo sulla terra? Possiede letteralmente ogni cosa, ciò che vuole prende, non ha mica bisogno di chiedere, lui. Ma se non glielo faccio io, un regalo, chi glielo fa? Non ha amici, mi sta tutto il giorno sul divano, a guardare quegli squallidi reality-show su Sky. Ed io con lui, per sopperire alla noia mortale di questo benedetto Eden. Sempre io e lui, lui ed io... Che noia, che barba! Barba... Un rasoio elettrico? Naaa, da quando ha visto quel film, per radersi usa solo il suo coltello da Rambo, e guai a contraddirlo. Gli piace giocare a fare il duro, ma dovrà pure rendersi conto che non ha più l'età, per certe cose. Nè lui nè io... Oddio, che immagine di noi, lasceremo all'umanità? Due vecchi su un divano, io col mio pigiamone fucsia e lui con la sua foglia di fico. A proposito, sarà bene che lo copra un po' di più, in futuro, altrimenti mi toccherà curarlo... Ma già, che scema! Ecco cosa potrei regalargli! Un completo nuovo di zecca! Qualcosa da abbinare alla sua giacca in pelle di serpente. Uhm, non sarà facile scegliere dei colori adeguati... Ma bisogna che mi sbrighi: tra poco si sveglia, e mi spiacerebbe fargli gli auguri a mani vuote».

Giunta a tale soluzione, Eva cominciò a guardarsi attorno, sperando di riuscire a cogliere nella natura una buona ispirazione per i colori adatti con cui vestire il suo uomo. Volse lo sguardo agli alberi, ma quel verdone non era proprio da considerare. Il nero dei merli era troppo funebre, il giallo dei tulipani troppo sgargiante, il rosso delle mele troppo peccaminoso... Esaurita tutta la tavolozza a disposizione, i suoi occhi un po' delusi tornarono distrattamente ad osservare l'orizzonte.

«Il Cielo... la Terra... e Adamo: ci sono! Il celestino di quest'alba andrà benissimo per la camicia, mentre per il pantalone un beige molto chiaro riprenderà le tonalità della sabbia, della terra. Se il Signore, lassù, ha scelto questo abbinamento, assecondando i suoi gusti non sbaglierò di certo».

Il ragionamento di Eva non faceva una piega, e nemmeno gli abiti addosso ad Adamo: gli calzarono alla perfezione. Tuttavia, mirandosi allo specchio, l'uomo le confessò: «Tesoro mio, la camicia è davvero elegante, e anche il pantalone, malgrado non sia abituato ad indossarne, trovo che mi stia molto bene. L'unica cosa che non capisco sono i colori. Non erano già abbastanza deprimenti l'imbiancarsi dei miei capelli e lo sbiadire della mia carnagione? Che bisogno c'era di evidenziare l'età avanzata con queste tonalità così sfuggenti, eteree, quasi a volermi collocare più di là che di qua?»

Apriti cielo! Nel vero senso della parola: Eva non ebbe neanche il tempo di ribattere a quelle considerazioni, che si aprì uno squarcio di luce abbagliante nel sereno. Da cui, ad un volume impossibile da ignorare e con un inconfondibile tono di rimprovero, si diffusero queste parole: «Ahi ahi ahi, mio caro Adamo: ci risiamo! Quante volte dovrò dirtelo, che a caval donato non si guarda in bocca? Ma tu, testardo di un uomo, questa lezione non vuoi proprio impararla! Continui a sputare nel piatto che ti viene offerto... E mi costringi ancora una volta a bacchettarti, con tanto di conseguenze per il futuro dei tuoi simili. A causa tua, da oggi e per sempre, tutti gli uomini della cosiddetta terza età indosseranno camicie celestine e pantaloni beige, o di tonalità poco differenti. Così è deciso, l'udienza è tolta! E speriamo che con questo peso sulla coscienza ti passi la voglia di far tanto lo schizzinoso. Tanti saluti, e ossequi alla signora».

Eva andò a sedersi sul divano, in silenzio e ad occhi bassi. Adamo, sbollita la rabbia, la seguì poco dopo. Sullo schermo della Tv, un riflesso tra il fucsia e l'azzurrino si confondeva con la scritta "The End". 

DOC


(*) - Secondo il libro della Genesi, Adamo visse fino a 930 anni. Come sospettavo, l'allungamento della vita media di cui si parla ai giorni nostri è solo una scusa per gonfiarci la soglia dell'età pensionabile...

domenica 7 luglio 2013

S. Lucia e Rigoletto "fotografati" insieme


Che relazione c'è tra Santa Lucia da Siracusa, vergine e martire cristiana, e il celebre Rigoletto, buffone di corte in quel di Mantova, cantato nell'omonima opera di Giuseppe Verdi? Seguitemi in questa esclusiva mondiale DOC (Licenza C.C. 3.0) e lo scoprirete.



Innanzitutto, a scanso di equivoci, mi affretto a specificare che non si tratta di un semplice gossip estivo di cattivo gusto: non sarebbe nel mio stile. Detto ciò, un'altra premessa è d'obbligo relativamente ai soggetti di riferimento, ovvero due storiche canzoni che tutti ben conosciamo.
• "Santa Lucia", un vero cult della tradizione musicale napoletana, scritto da tal Teodoro Cottrau, autore italo-francese.
• "La donna è mobile", altro brano di fama mondiale, scritto da Francesco Maria Piave per l'ultimo atto del "Rigoletto" di Giuseppe Verdi.

Prima di entrare nel vivo della questione, per completezza di informazioni ne riporto melodie e testi in tutto il loro splendore di orecchiabilità.

Santa Lucia (E. Caruso)

La donna è mobile (L. Pavarotti)


Sul mare luccica l'astro d'argento.
Placida è l'onda; prospero è il vento.
Venite all'agile barchetta mia!
Santa Lucia, Santa Lucia.

Con questo zeffiro così soave,
oh! com'è bello star sulla nave!
Su passeggeri venite via!
Santa Lucia, Santa Lucia.

O dolce Napoli, o suol beato,
ove sorridere, volle il creato.
Tu sei l'impero dell'armonia,
Santa Lucia, Santa Lucia!

La donna è mobile qual piuma al vento,
muta d'accento - e di pensiero.
Sempre un amabile, leggiadro viso,
in pianto o in riso, - è menzognero.

La donna è mobile qual piuma al vento,
muta d'accento - e di pensier.

È sempre misero chi a lei s'affida,
chi le confida - mal cauto il core!
Pur mai non sentesi felice appieno
chi su quel seno - non liba amore!
La donna è mobile qual piuma al vento,
muta d'accento - e di pensier.

Bene. Proviamo ora a confrontarle, e vediamo cos'hanno in comune.

1) Le scelta di parole semplici e di ritornelli musicali ben delineati fanno sì che restino impresse nella nostra memoria da subito e per tutta la vita, pronte a tornare spensieratamente a galla mentre siamo sotto la doccia.
2) "Santa Lucia" è stata scritta a Napoli nel 1850, "La donna è mobile" invece a Venezia... sempre nello stesso anno.
3) Ambientate sui rispettivi golfi marini, era facile che tutt'e due le canzoni citassero il vento; per contro, non è altrettanto scontato che entrambi gli scrittori sfruttassero il vocabolo "vento" come rima, e che entrambi collocassero questa rima in apertura.
4) Per darvi ulteriore prova della loro somiglianza, azzarderò infine un esperimento. Mescolerò i testi dell'una e dell'altra (senza offesa per nessuno), generando una terza canzone per così dire "meticcia". Provate a canticchiarla, intonandola indifferentemente sulla musica di "Santa Lucia" o su quella de "La donna è mobile".

Santa Lucia è mobile (DOC)

Sul mare luccica qual piuma al vento,
muta d'accento - e di pensiero.
Venite all'agile, leggiadro viso,
in pianto o in riso, Santa Lucia.

Con questo zeffiro chi a lei s'affida,
oh! com'è bello - mal cauto il core!
Pur mai non sentesi venite via!
Santa Lucia - non liba amore!

La donna è mobile, o suol beato
chi su quel seno - volle il creato.
Sempre un amabile, dell'armonia,
Santa Lucia, Santa Lucia!

Mi scuso con i cultori della metrica, che sicuramente storceranno il naso, ma gli stessi potranno darmi atto che i versi sono facilmente intercambiabili da una canzone all'altra, seppure forzandone (neanche poi tanto) il senso compiuto.
In conclusione, siamo certi che gli autori, in fase di stesura dei brani, non si siano consultati e/o copiati tra loro? Com'è possibile che queste due canzoni, una nata nell'Italia del sud-ovest e l'altra in quella del nord-est, abbiano riscosso nello stesso anno il medesimo successo, tanto da restare entrambe - in eterno - due icone identificative del nostro Paese nel mondo? Ma soprattutto mi chiedo: perchè mi lascio assalire da dubbi di questo genere, quando le cose importanti a cui dovrei pensare sono di tutt'altra natura?

DOC

domenica 16 giugno 2013

Portobello break


La giovane promessa...


...Pancho superstar...


...e Disco, il re della movida



DOC

giovedì 13 giugno 2013

Quanto può valere uno "smile"?


Due punti, un trattino e chiusa parentesi: è lo smile, l'emoticon equivalente al sorriso. Ovvero, il massimo del sorriso che ci è possibile rendere con una tastiera. Del sorriso ricevuto pochi giorni fa, in risposta ad un mio commento su un blog, mi sono trovato improvvisamente costretto a riconsiderare il valore. Perchè oggi so che a quella simpatica e gradita esternazione non ne seguiranno altre. Non da quella persona, non su questa terra.
Che i legami intessuti per via telematica potessero coinvolgermi emotivamente e profondamente - spesso con gioia, talvolta con dolore - ne avevo già fatto esperienza in diverse occasioni. Ad oggi, lo scambio di commenti e saluti che intrattengo in rete, con alcune persone che ormai considero amiche a tutti gli effetti benchè non le abbia ancora conosciute di persona, va ben oltre il freddo schermo del pc: lo trapassa, arriva a scaldarmi l'anima. Ma può anche generare dispiacere, come nel caso della scomparsa dal web di persone care con cui avevo allacciato un intenso e sostanzioso rapporto.
Un conto è però l'assenza dal web, un altro venire a sapere che un'amica blogger è venuta a mancare sul piano concreto, tangibile, reale (non dico "esistenziale" perchè credo che l'esistenza sia eterna). A questo non ero ancora pronto, semprechè si possa esserlo. Quanto è accaduto mi ha del tutto spiazzato, e non mi resta che aggrapparmi a quell'ultimo sorriso donato: lo conserverò qui, e per sempre nel cuore.


Carissima Curlydevil,

come già ti scrissi, non sono bravo con le parole quando devo affrontare una questione dolorosa. Perdonami, e permettimi di compensare con una dedica. E' una canzone della tua Gianna, spero che ti piaccia.


Grazie, amica mia. Per tutte le cose che ci hai confidato sul blog, per le condivisioni mai superficiali, per i tuoi acuti e accorati commenti... E per quel prezioso sorriso, che non dimenticherò mai.

:-)


DOC

giovedì 16 maggio 2013

P... ossessione


Nei dieci comandamenti della tradizione cattolica spunta solo al nono posto: «Non desiderare la donna (e l'uomo, N.d.A.) d'altri». Ma chi stilò quel decalogo, si rese saggiamente conto che non poteva bastare. Il concetto astratto della "possessione" meritava maggiore attenzione, maggiore sostanza. E una consistenza più terrena, che abbracciasse la sfera delle cose inanimate, senza però creare confusione (il problema della donna/uomo-oggetto si poneva già allora, a quanto pare).
Come rimediare, senza incedere nell'equivoco e senza scombinare l'ordine già assegnato ai comandamenti precedenti? La soluzione arrivò dalla cifra tonda, quel numero dieci che cita: «Non desiderare la roba d'altri».
A guardar bene, nono e decimo fanno il processo all'intenzione di un'azione già "condannata" nel settimo: «Non rubare». Se il pallottoliere non mente, l'insieme di tre comandamenti su dieci eleva la possessione sul podio delle tentazioni, aldilà delle singole posizioni assegnate.


Uno tra i primissimi ricordi d'infanzia mi restituisce fotogrammi di me e mio fratello che all'asilo litigavamo per accaparrarci l'unico barattolo di mattoncini Lego (pubblicità esplicita, anche se nessuno mi paga: non credo che esista un gioco migliore, per stimolare la crescita dei bambini).
Una metafora per un quesito: quanto è cresciuta, e quanto è matura, oggi, la nostra civiltà? Non sono forse all'ordine del giorno, le guerre tra "fratelli", generate da un - in questo caso - maledetto e non contenuto istinto di possessività? Nel terzo millennio (ma siamo appena agli inizi) tutto è stato conquistato, abbiamo persino creato mondi paralleli (web) dove sgomitare, Marte teme già i nostri avidi sguardi, eppure continuiamo a desiderare tutto ciò che non ci appartiene, in un'arsura che anzichè placarsi gioca al rialzo.
Ecco allora che giungo ad una ulteriore, estrema considerazione. Non è l'istinto di sopravvivenza a favorire la continuità della nostra specie, e tantomeno a guidarne l'evoluzione. Il maschio cerca la femmina perchè lei possiede ciò che lui non ha. E viceversa. Tant'è che si cercano anche quando sanno che l'uno o l'altra non potrà dargli/le dei figli, o del piacere sessuale. Senza tirare in ballo "yin" e "yang", credo che la donna abbia molto più da dare e insegnare all'uomo rispetto che un individuo del suo stesso sesso. Formula che ovviamente funziona anche al contrario, con l'uomo che dà e la donna che riceve, e in ogni caso gli scambi avvengono simultaneamente, come su un'autostrada a doppio senso.
L'omosessualità? Non fa eccezione, anzi, conferma la teoria: se una donna è attratta dalle donne, è perchè in queste, più che nei maschi, trova risposta il suo bisogno di crescita e completamento, ovvero riesce ad entrare in possesso di ciò che le manca. E tra uomini il concetto non cambia.


Chiudo con un ultimo postulato: nelle più intense relazioni sentimentali, è ancora una volta l'istinto alla possessione a dominare i giochi. Nella sua accezione negativa assume le sembianze della gelosia, e allora ci tocca il confessionale... Ma laddove regna l'armonia, "amore mio" non sarà mai una bestemmia.

DOC

domenica 12 maggio 2013

Auguri a tutte le mamme: prima...


"Mamma" - Claudio Villa (1958)



...durante...

Belly painting by Jinny (Genevieve Houle) - http://www.jinnymakeup.com



...e dopo.

DOC

martedì 23 aprile 2013

Ammar e il drago


«Ne sta arrivando un altro!»
Il rumore del loro lento incedere era inconfondibile, e in profondità arrivava anche prima, amplificato e accompagnato da fastidiose vibrazioni. Quando si avvicinavano, le pareti tremavano sempre più, e il piccolo Ammar metteva la testa tra le ginocchia, coprendola con le mani finchè non fossero passati. A volte si fermavano pochi metri sopra di lui, come se avessero fiutato qualcosa; poi, solitamente, riprendevano il cammino quasi subito, ma la sosta poteva durare anche diverse ore. In quei momenti, al gelo e al buio del rifugio si univa un silenzio assoluto, ed era come smettere di esistere.
Sotto terra i draghi non potevano arrivare, avevano detto i grandi ad Ammar e ai suoi compagni di sventura: bastava non farsi sentire, perchè se li avessero scovati sarebbe stata la fine.
Con i draghi volanti, invece, bisognava solo aver fortuna. Sebbene il rifugio non potesse essere individuato dall'alto, c'era sempre il rischio di essere raggiunti da una palla di fuoco; durante il volo i draghi ne scagliavano a decine, con spietata crudeltà, sui villaggi sottostanti. Una pratica devastante che Ammar conosceva bene: era stato proprio un drago volante, pochi mesi addietro, a distruggere la sua casa e a cancellare, in un attimo e per sempre, la sua famiglia.

«Ci hanno trovato! State zitti, non dite e non fate niente. Forse ci lasceranno in pace...»
Gli uomini del drago erano lì, dietro la porta. Poco dopo le loro sagome bitorzolute irruppero nel rifugio, sostituendosi all'oscurità. Questa volta Ammar guardò la scena con occhi pieni, imbambolato. Del suo frammisto di immagini e pensieri approfittò un uomo, che gli tese la mano parlandogli amorevolmente. Lo prese in braccio e lo portò fuori, senza però rispondere alle sue domande. Quando gli occhi si abituarono alla luce, Ammar si rese conto di trovarsi proprio di fronte al drago. Tentò istintivamente di fuggire, ma l'uomo lo fermò e lo trattenne con forza, spiegandogli che non c'era nulla da temere. Altri sorridevano, mentre l'uomo si adoperava per mettere il bambino a cavallo del drago. Ammar guardò ancora una volta la porta del rifugio: da quella nuova posizione avrebbe voluto dire ai suoi compagni di uscire, e di non avere più paura... Ma non ne era del tutto convinto, e soprattutto non ne ebbe il tempo. Il drago cominciò ad avanzare, con il consueto passo fiacco e importante, e quell'inatteso diversivo gli solleticò i sensi, ridestando in lui un'assopita voglia di giocare.

Al tramonto, il noioso viaggio tra le rovine del paese dei draghi aveva spento nuovamente l'umore del bambino, che ora stava per crollare dal sonno. Nel dormiveglia percepì alcune urla provenienti dalla pancia del drago, a cui seguì un boato assordante che ruppe il senso di ogni cosa. Fiamme e fumo nero per un istante, troppo breve per una vita. Quando Ammar riaprì gli occhi, il fumo aveva preso il colore delle nuvole, e anche il drago non era più lo stesso: era celeste, con le ali bianche, come quelli disegnati nel libro di religione.

DOC


Racconto ispirato da una cruda realtà:

«Gli scontri tra l'esercito del regime e le forze ribelli hanno gettato il paese nel caos, e la popolazione civile è scossa e impaurita. I bambini della Siria - che qualcuno ha definito "generazione perduta" per via della carenza degli aiuti internazionali - sono diventati le prime vittime della violenza che attanaglia il paese». (www.nationalgeographic.it - 16 aprile 2013)

«L'artiglieria del regime ha martellato venerdì la città di Hula e raso al suolo interi quartieri, poi le forze speciali sono passate casa per casa per "finire il lavoro", con la consueta brutalità». (www.ilsole24ore.com - 27 maggio 2012)

«Khalid di 15 anni ha raccontato: “La cosa buffa è che per torturarci ci hanno rinchiuso nella nostra vecchia scuola. Per due giorni ci hanno costretto a stare in piedi, senza mangiare nè bere. Penso fossimo in cento. Poi mi hanno preso e appeso al soffitto per i polsi e hanno iniziato a picchiarmi. Mi hanno spento le sigarette sul corpo, ecco guardate i segni. Ad altri hanno dato le scosse elettriche. In alcuni casi usano i bambini per avanzare nei villaggi, usandoli come scudi umani”». (www.ilreferendum.it - 13 marzo 2013)

giovedì 11 aprile 2013

Un pianeta, la sua badante

"Hand with Reflecting Sphere", M.C. Escher 1935



BELLA PRESENZA...


...PUNTUALE...


...VOCE SUADENTE.


Da "La Voce della Luna", Federico Fellini 1990
Illustrazione Milo Manara

DOC

sabato 6 aprile 2013

Maledetta Filomena!



C'era una volta una leggenda mooolto metropolitana, che mi coinvolse direttamente, peraltro con conseguenze del tutto inaspettate e indesiderate. A coinvolgermi, nello specifico, fu un amico, che in un bel pomeriggio (prima metà anni '90) venne a farmi visita con un misterioso barattolo di vetro accompagnato da un foglietto di istruzioni. Era un regalo, se così si può dire. Il barattolo conteneva un infuso di tè zuccherato, su cui galleggiava una porcheria puzzolente e gelatinosa. Secondo le istruzioni si trattava di un'alga prodigiosa, portatrice di fortuna, capace persino di esaudire i desideri. Tu guarda che magnifiche sorprese, ci riserva alle volte la vita! Affinchè si potesse trarne beneficio, bisognava però seguire scrupolosamente alcuni accorgimenti e una procedura ben precisa. Innanzitutto all'alga bisognava dare un nome. Il nome più diffuso, tra i cultori di questa stron... ehm, strana credenza, era Filomena. Una volta presentati, bisognava trattarla con dolcezza, parlarle in confidenza e volerle sempre bene. Periodicamente le andava rinnovato il tè, un po' come si fa con l'acqua per i pesci rossi. Dopo 15 giorni circa, sarebbe accaduto qualcosa di straordinario: avrebbe dato alla luce un figlio. O meglio, una figlia. Anzi, più precisamente una sorella gemella, quasi siamese. A quel punto bisognava operare per separare i due cloni, amorevolmente appiccicati tra di loro, avendo cura di non confonderli. "Filomena 2" andava quindi riposta in un nuovo barattolo di tè dolce e affidata in adozione ad una persona estremamente cara, assolutamente di fiducia, da istruire per bene affinchè "la catena" non si spezzasse. Identica procedura andava poi ripetuta per "Filomena 3" e "Filomena 4", che sarebbero nate sempre con cadenza di 15 giorni. Dopo il terzo parto la madre, "Filomena 1", andava tolta dal liquido, lasciata seccare, e gelosamente custodita come la più preziosa delle reliquie.

Si può scontentare un amico? Certo che no, così accettai di (finto) buon grado l'alga portentosa... Vi dico subito che non ho mai creduto ai suoi poteri, ma avrei seguito le regole, sia perchè poi avrei dovuto darne conto al mio amico, e dire le bugie non mi è mai piaciuto, sia perchè ero curioso di assistere alla prima "riproduzione". Ho parlato al condizionale, perchè le cose andarono diversamente. Il fatto è che, una settimana dopo aver accolto Filomena in casa, mi sono trovato coinvolto in un incidente d'auto davvero da incubo.
Come interpretare questa cosa, relativamente all'alga-amuleto in oggetto? Mi aveva portato fortuna, visto che comunque ero sopravvissuto, oppure era da associare direttamente a quella disgrazia? Nel dubbio, e malgrado lo scetticismo, presi una decisione. Il giorno stesso, alla sera, travasai Filomena in una tazza ben più grande, e la salutai tirando lo scarico.

DOC


P.S.: Da successive ricerche scoprii che Filomena non era nemmeno un'alga, ma solo un prodotto batterico generato della fermentazione dello stesso tè zuccherato. La foto è tratta dal web, dove di questa vecchia e bizzarra superstizione persistono tenacemente alcune tracce.

sabato 30 marzo 2013

martedì 12 marzo 2013

23 Aprile: Giornata Nazionale del Drago


     Logo ufficiale, by Ele
Partecipazione libera e gratuita per la prima Giornata Nazionale del Drago, prevista per il prossimo 23 Aprile.

Il drago, figura mitologica di altissima espressione della fantasia umana, nonchè vigorosa icona pregna di virtù e significati, sarà al centro di questa originale manifestazione aperta a tutti e, grazie al web, raggiungibile da ogni parte d'Italia.

Ciascuno potrà cimentarsi come meglio crede nell'interpretare la propria visione dragonesca, con creazioni artistiche e letterarie, citazioni o documenti a tema. Sarà sufficiente postare il proprio contributo, nella giornata del 23 Aprile, sul proprio blog (Blogger, Wordpress, etc.) o sulle bacheche dei social network (Fb, Twitter, etc.). Ma il vero tam tam comincia da qui, ovvero dalla pubblicazione del seguente link contenente il manifesto ufficiale dell'iniziativa, a cui vi rimando: http://giornatadeldrago.blogspot.it/p/il-manifesto.htmlSullo stesso blog troverete il regolamento per intero, le info e tutti gli aggiornamenti che via via i curatori inseriranno.

Ringrazio Vele, del blog "Colorare la vita", da cui mi è giunta la segnalazione di questa intrigante manifestazione. DOC vi parteciperà attivamente: non a caso, nel post "Il pensiero che conta", per esaltare l'estro umano mi rifeci proprio alla figura del drago. E poi, guardate un po' le foto qui sotto: è l'unico peluche che ancora conservo...


DOC

sabato 2 marzo 2013

Vie d'uscita? Non certo questa


L'Italia vista da Sandro Pertini | Sandro Pertini visto da Andrea Pazienza
«Non certo questa repubblica pensò Giuseppe Mazzini, che dopo essere stato esule anche in Patria vede oggi onorata la sua memoria con un monumento sul colle dell’Aventino. Egli voleva una repubblica laica e questa non è che una repubblica confessionale; voleva una repubblica a carattere profondamente sociale, in cui scomparisse il privilegio e su di esso trionfassero le forze del lavoro; in questa repubblica, invece, domina ancora e più prepotente che mai il privilegio: i ricchi sono sempre ricchi, più ricchi di prima; i poveri sono sempre poveri, più poveri di prima».


«Voleva egli una repubblica sostanzialmente democratica e questa è democratica solo nella forma, perché in essa le libertà politiche, non sorrette da alcuna giustizia sociale, vanno risolvendosi in un beneficio per una minoranza e in una beffa per milioni di lavoratori».

Sandro Pertini

Sull'orlo, anzichè un passo avanti preferisco farne qualcuno indietro.

DOC

(Non che voglia paragonarmi, sia ben inteso :)

martedì 12 febbraio 2013

Arabesques de l'amour



Arabeschi di nuvole
si aprono all'azzurro,
disegni come favole,
parole che sussurro
a mari in tempesta
nei giorni di festa:
burrasca d'emozioni
e timide effusioni.

Arabeschi di capelli
arruffano pensieri,
confusi e ribelli
tracciano sentieri
di polvere di stelle,
di giochi e caramelle,
in fondo un bagliore
m'illumina d'amore.

Arabeschi perfetti
ricamati dal destino
con abili uncinetti
e un fine sopraffino.
A una donna di cuori
un fante porge i fiori:
«Di Luna sei il mio raggio,
del Sol ti rendo omaggio».

DOC

giovedì 7 febbraio 2013

Cronache da una vera crisi


"La crisi di oggi è la barzelletta di domani"
H.G. Wells
Jonas Simond, Berna. - «Questa mattina mi sono alzato prima del sole, come sempre si addice ad un bravo mungitore. Non avrei mai potuto immaginare che sarebbe stato un giorno così diverso dagli altri... Quando i colleghi mi hanno confermato, da varie parti del mondo, che non ero l'unico ad avere un problema, non ho potuto che prenderne atto. Più tardi la notizia è stata ufficializzata: d'improvviso, tutte le vacche, le capre e le pecore del pianeta hanno smesso di dare il loro latte.»

Prof. Zapotec, Topolinia. - «Io credo che sia la sfida più dura che sia mai capitata al genere umano. E non sono neanche certo che riusciremo a vincerla: trovare una spiegazione a questo fenomeno potrebbe non rientrare nelle nostre capacità logiche e conoscitive. Da quest'oggi il metallo rifiuta di fondersi alle alte temperature, e questo è un dato di fatto. Se non troveremo in fretta un rimedio, le conseguenze saranno a dir poco devastanti.»

Antonio Basile, Taranto. - «Faccio il pescatore dall'età di 9 anni. Ammetto di non essere tra i massimi esperti del mestiere, ma posso dire di conoscere piuttosto bene il mare e i suoi "prodotti". Ebbene, io credo che stia arrivando la fine di tutto... Perchè nelle mie reti, oggi, non ho trovato neanche una minuscola sardina.»

Dal nostro inviato in Australia. - «Bianco. Tutto bianco: gli alberi, i fiori, le colture... tutto assolutamente bianco e privo di vita vegetale. Pare che la colpa sia di un batterio sconosciuto che si è diffuso in poche ore su tutto il pianeta e che è stato già battezzato "ash" (cenere), per le condizioni con cui si presentano i vegetali contaminati. I maggiori biologi della Terra sono impegnati in una disperata corsa contro il tempo, ma la psicosi di una "maledizione ultraterrena" serpeggia già nell'immaginario collettivo.»


Mi spiego meglio. Vi risulta che le mucche abbiano indetto uno sciopero ad oltranza, lasciandoci a secco di latte? O che il ferro possa improvvisamente restare indifferente al calore? O ancora che i pesci abbiano smesso di riprodursi e gli orti si siano tramutati in giganteschi posacenere?
Se la risposta è "sì", significa che mi sono perso qualcosa. Se la risposta è "no", converrete con me che la crisi economica in atto non trova giustificazioni plausibili.

Lo scempio delle risorse del nostro pianeta non deve passare per una giustificazione, altrimenti è davvero la fine. Il latte è fatto per essere bevuto: non si può usarlo per farsi il bagno come Poppea e poi, al giorno dopo, rimpiangerlo a colazione. Non si può fondere il metallo per plasmare armamenti e poi lamentarsi se mancano le posate in cucina. E ai maiali che s'ingozzano di prelibato sushi, vorrei ricordare che se sulla tavola dei loro figli mancherà il tonno, sarà proprio a causa loro. Insomma, Adamo avrà pure morso quella dannata mela (Eva la stanno ancora interrogando come persona informata sui fatti); ma questo non ci autorizza ad ingoiarcela buccia e torsolo.

Una miscela di cupidigia e stupidità ("stupidigia"), i cui effetti non si possono e non si devono bollare come "crisi", quasi che ci siano piovuti da un Cielo avverso. Una volta fatta ammenda, come correre ai ripari (semprechè siamo ancora in tempo)? Intanto, chi ha ancora quei quattro semi rimasti in gola, li risputi: non è molto, ma sarebbe una ripartenza, soprattutto se reimpiantati strategicamente nel sistema e coscienziosamente annaffiati. E poi basta con questa folle corsa, che quando abbiamo esaurito la Red Bull siamo costretti a frenare: cosa c***o andiamo a spendere soldi su Marte se ancora non riusciamo a permetterci la Terra? 

DOC

venerdì 1 febbraio 2013

Lo zio di Philip



Chiuse la portella dell'auto ben parcheggiata, attivò l'antifurto ed entrò nel portone del vecchio palazzo del centro storico. In attesa dell'ascensore, affinava mentalmente il saluto che avrebbe rivolto alla sua bella al rientro a casa. Poco dopo, la battuta: - Ciao, piccola. Sai che tutto il giorno non ho atteso altro che ritornare da te?
Quindi proseguì, accostandole le labbra: - Eccoti il mio bacio. Ma tu... non hai ancora mangiato, mi hai aspettato fino a quest'ora. Lascia stare, ci penso io. Stai comoda, sarai stanca... un'intera giornata qui tutta sola. Preparo un drink e ti porto subito qualcosa. Ecco... un analcolico per la mia adorata moglie ed un bel bicchiere di doppio malto che scalda le vene per me. A noi, mia cara.
Anthony Jingles, 49 anni, lavorava in una sede della "Ocelot", agenzia di viaggi internazionale, distante più di 30 miglia dalla sua abitazione. Per la pausa pranzo era solito approfittare di un fast-food a due isolati dal suo ufficio, dove ogni giorno poteva trovare un pasto caldo ad un prezzo abbordabile. La sera, invece, il più delle volte si tratteneva al lavoro per gli straordinari, che gli valevano un buon arrotondamento di stipendio a fine mese, e malgrado la sua giornata lavorativa si protraesse più a lungo, lui preferiva così, perché voleva essere sicuro di poter tenere fede economicamente alle proprie promesse. L'appartamento che condivideva con la sua amata non aveva ancora finito di pagarlo, e poi voleva garantire al suo unico nipote un futuro dignitoso, versando mensilmente una piccola quota nel conto bancario a lui dedicato.
Liz, l'affascinante donna di Seattle con cui aveva convissuto fino a pochi mesi prima, nei vent'anni che gli era stata accanto aveva prosciugato tutti i suoi averi per poi abbandonarlo in un mare di debiti e senza neanche donargli la gioia di un figlio. Ne era seguito un forte esaurimento nervoso, che ora Anthony arginava grazie ad una terapia di farmaci.
- Ecco il caffè, tesoro, ma solo una goccia, non vorrei ti facesse male. Prendo un'altra birra per digerire gli hamburger e sono da te. Oggi è venerdì, tra poco comincia il telefilm che ti piace tanto. Mi sento benissimo, stasera, sai? Sono stanco, ma ho tutto quello che potrei desiderare: una graziosa compagna, un letto caldo che mi aspetta, e domani posso anche alzarmi più tardi. A proposito, oggi mi ha telefonato Jeremy: dice che Philip domani viene a pranzo da noi. Tranquilla, penserò io a tutto, dall'antipasto al dolce. Voglio bene a quel ragazzino come ad un figlio, e anche se ha ancora 9 anni non deve mancargli nulla.

L'indomani, a mezzogiorno...
- Ciao, zio!
- Philip! Giovanotto, come va? Dammi un bacio. Tutto bene, campione?
- Ehm... Bene.
- Uhmmm! Quel «Bene» non mi è piaciuto. Ma vieni, ho preparato gli antipasti. Così mentre il tacchino cuoce parliamo un po'. Prima però dai un bacio alla zia e vai a lavarti le mani.
Poco dopo, a tavola... - Allora, dimmi. A scuola tutto bene?
- Sì, è che...
- Cosa? Avanti, parla. C'è qualcuno che ti dà fastidio?
- Ehm... No. E' che mi hanno assegnato un compito... Devo descrivere la mia famiglia, e vogliono che metta anche le foto dei parenti. Allora ho fatto una foto a mamma e papà, ma adesso...
- Adesso? Che problema c'è? Ce l'hai la macchinetta fotografica?
- Sì, è nello zaino. Solo che...
- Che aspetti? Prendila e andiamo in giardino. Farai una bella foto a me e alla zia. Vedrai che verrà bene. Dai, che poi torniamo a mangiare il dolce.
- Oh... Okay.

Lunedì mattina Philip era in classe insieme ai suoi compagni. Fuori nevicava. Il professor Doyle, lo stesso che gli aveva assegnato la relazione sulla famiglia, aveva appena ritirato i compiti di tutti e li stava esaminando sommariamente ad uno ad uno. Ad un certo punto si fermò, sollevò il capo, si tolse gli occhiali da lettura e si arricciò un baffo fissando Philip con aria perplessa. Quindi si alzò dalla cattedra, raccomandò agli alunni di stare buoni e uscì dall'aula portando con sè il fascicolo dei compiti.
Nell'aula riservata ai docenti, mentre discuteva con un paio di colleghi, il signor Doyle mostrava loro il lavoro del ragazzino. Un attento resoconto ben scritto scorreva in seconda pagina e si interrompeva con una bella foto dei genitori immortalati accanto ad un piccolo albero di Natale. Quindi riprendeva con una breve descrizione del resto della famiglia, questa volta però piena di errori ortografici, che si chiudeva in quarta pagina con una immagine alquanto singolare. La fotografia ritraeva lo zio di Philip, sorridente e teneramente abbracciato ad un bonsai biancospino.

DOC

sabato 26 gennaio 2013

Mas... chi, io?



Ebbene sì, lo ammetto. Sono maschio. Anche se sembrerebbe, lo sono. Tengo a precisare che non è stata una mia volontà: per l'ufficio reclami servirsi dell'ascensore. Di questa appartenenza (o appartamento) non mi vanto nè mi vergogno, offenderei l'inquilino dell'attico, ovvero il capo condomino, e si sa che quelli è sempre meglio tenerseli buoni.
Il problema è che il maschio, oggi, non se la passa un granchè bene, in termini di reputazione. Di ciò dobbiamo dire "grazie" ai pochi (non pochi) maschietti farabutti che hanno infangato la dignità dell'essere umano, prima di quella dell'uomo differenziato per sesso. Certo, non è una novità. Nel corso dei secoli e con discutibili passi avanti, in una sorta di regressione costante e parallela a ciò che chiamiamo "progresso", troviamo: violenti, arroganti, stupratori, assassini, schiavisti, potenti, magnati, magnacci, pedofili, stronzi, traffichini, guerrafondai, razzisti bastardi, gay troppo convinti, maschi troppo etero, militari esaltati, fanatici trogloditi, capi di ufficio, capi di stato, capi di che se il mondo è di tutti, padri latitanti, padri indifferenti, padri padrini, padri padroni, ladri ladroni, massoni, silvi berlusconi, infamoni, briganti, papponi, cornuti e lacchè*.
Non che le donne siano tutte immacolate (ahimè), ma non rientrano nella categoria in oggetto. Di certo, se avessi voluto snocciolare un simile elenco riferito al gentil sesso, avrei incontrato maggiori difficoltà. E poi sull'universo donna non posso che cucirmi la bocca, perchè credo che un maschio si trovi nella posizione meno adatta a giudicarlo; così rimando a miglior vita, sperando di non ripetermi nel mio ruolo.
In fondo, fisiologicamente parlando, quella del maschio è solo «una questione di peli», come canta Zucchero mentre si rade. E vi confesso che io, della barba, ne avrei fatto volentieri a meno. «Che barba la barba», direbbe Barbapapà! A proposito di papà, il mio diceva che esiste un sistema infallibile per non farla ricrescere: il cerino. Eh, il babbo. A 70 anni la barba se la faceva ancora con il Bic monolama, e senza nemmeno usare la schiuma: durezze di uomini d'altri tempi, per le quali non c'è Squibb che tenga...
Oggi per sentirci sufficientemente maschi abbiamo bisogno di un rasoio da 29 euro, con sette lame al titanio e l'iPod incorporato (vedi su internet o dai cinesi).
La figura del maschio odierno, se non ridicola, è quantomeno comica. Trovo che Migoni, nel video che segue, la descriva brillantemente. In equilibrio tra surreale e iperreale, "colpisce" i punti deboli dell'uomo partendo dalla donna, e finendo per smascherare i difetti di entrambi, alla pari in quanto esseri umani. Il video dura dieci lunghi minuti, ma sono certo che non ve ne pentirete. Buona visione.


DOC

(*) - Da "Don Raffaè" di Fabrizio De Andrè