martedì 23 aprile 2013

Ammar e il drago


«Ne sta arrivando un altro!»
Il rumore del loro lento incedere era inconfondibile, e in profondità arrivava anche prima, amplificato e accompagnato da fastidiose vibrazioni. Quando si avvicinavano, le pareti tremavano sempre più, e il piccolo Ammar metteva la testa tra le ginocchia, coprendola con le mani finchè non fossero passati. A volte si fermavano pochi metri sopra di lui, come se avessero fiutato qualcosa; poi, solitamente, riprendevano il cammino quasi subito, ma la sosta poteva durare anche diverse ore. In quei momenti, al gelo e al buio del rifugio si univa un silenzio assoluto, ed era come smettere di esistere.
Sotto terra i draghi non potevano arrivare, avevano detto i grandi ad Ammar e ai suoi compagni di sventura: bastava non farsi sentire, perchè se li avessero scovati sarebbe stata la fine.
Con i draghi volanti, invece, bisognava solo aver fortuna. Sebbene il rifugio non potesse essere individuato dall'alto, c'era sempre il rischio di essere raggiunti da una palla di fuoco; durante il volo i draghi ne scagliavano a decine, con spietata crudeltà, sui villaggi sottostanti. Una pratica devastante che Ammar conosceva bene: era stato proprio un drago volante, pochi mesi addietro, a distruggere la sua casa e a cancellare, in un attimo e per sempre, la sua famiglia.

«Ci hanno trovato! State zitti, non dite e non fate niente. Forse ci lasceranno in pace...»
Gli uomini del drago erano lì, dietro la porta. Poco dopo le loro sagome bitorzolute irruppero nel rifugio, sostituendosi all'oscurità. Questa volta Ammar guardò la scena con occhi pieni, imbambolato. Del suo frammisto di immagini e pensieri approfittò un uomo, che gli tese la mano parlandogli amorevolmente. Lo prese in braccio e lo portò fuori, senza però rispondere alle sue domande. Quando gli occhi si abituarono alla luce, Ammar si rese conto di trovarsi proprio di fronte al drago. Tentò istintivamente di fuggire, ma l'uomo lo fermò e lo trattenne con forza, spiegandogli che non c'era nulla da temere. Altri sorridevano, mentre l'uomo si adoperava per mettere il bambino a cavallo del drago. Ammar guardò ancora una volta la porta del rifugio: da quella nuova posizione avrebbe voluto dire ai suoi compagni di uscire, e di non avere più paura... Ma non ne era del tutto convinto, e soprattutto non ne ebbe il tempo. Il drago cominciò ad avanzare, con il consueto passo fiacco e importante, e quell'inatteso diversivo gli solleticò i sensi, ridestando in lui un'assopita voglia di giocare.

Al tramonto, il noioso viaggio tra le rovine del paese dei draghi aveva spento nuovamente l'umore del bambino, che ora stava per crollare dal sonno. Nel dormiveglia percepì alcune urla provenienti dalla pancia del drago, a cui seguì un boato assordante che ruppe il senso di ogni cosa. Fiamme e fumo nero per un istante, troppo breve per una vita. Quando Ammar riaprì gli occhi, il fumo aveva preso il colore delle nuvole, e anche il drago non era più lo stesso: era celeste, con le ali bianche, come quelli disegnati nel libro di religione.

DOC


Racconto ispirato da una cruda realtà:

«Gli scontri tra l'esercito del regime e le forze ribelli hanno gettato il paese nel caos, e la popolazione civile è scossa e impaurita. I bambini della Siria - che qualcuno ha definito "generazione perduta" per via della carenza degli aiuti internazionali - sono diventati le prime vittime della violenza che attanaglia il paese». (www.nationalgeographic.it - 16 aprile 2013)

«L'artiglieria del regime ha martellato venerdì la città di Hula e raso al suolo interi quartieri, poi le forze speciali sono passate casa per casa per "finire il lavoro", con la consueta brutalità». (www.ilsole24ore.com - 27 maggio 2012)

«Khalid di 15 anni ha raccontato: “La cosa buffa è che per torturarci ci hanno rinchiuso nella nostra vecchia scuola. Per due giorni ci hanno costretto a stare in piedi, senza mangiare nè bere. Penso fossimo in cento. Poi mi hanno preso e appeso al soffitto per i polsi e hanno iniziato a picchiarmi. Mi hanno spento le sigarette sul corpo, ecco guardate i segni. Ad altri hanno dato le scosse elettriche. In alcuni casi usano i bambini per avanzare nei villaggi, usandoli come scudi umani”». (www.ilreferendum.it - 13 marzo 2013)

giovedì 11 aprile 2013

Un pianeta, la sua badante

"Hand with Reflecting Sphere", M.C. Escher 1935



BELLA PRESENZA...


...PUNTUALE...


...VOCE SUADENTE.


Da "La Voce della Luna", Federico Fellini 1990
Illustrazione Milo Manara

DOC

sabato 6 aprile 2013

Maledetta Filomena!



C'era una volta una leggenda mooolto metropolitana, che mi coinvolse direttamente, peraltro con conseguenze del tutto inaspettate e indesiderate. A coinvolgermi, nello specifico, fu un amico, che in un bel pomeriggio (prima metà anni '90) venne a farmi visita con un misterioso barattolo di vetro accompagnato da un foglietto di istruzioni. Era un regalo, se così si può dire. Il barattolo conteneva un infuso di tè zuccherato, su cui galleggiava una porcheria puzzolente e gelatinosa. Secondo le istruzioni si trattava di un'alga prodigiosa, portatrice di fortuna, capace persino di esaudire i desideri. Tu guarda che magnifiche sorprese, ci riserva alle volte la vita! Affinchè si potesse trarne beneficio, bisognava però seguire scrupolosamente alcuni accorgimenti e una procedura ben precisa. Innanzitutto all'alga bisognava dare un nome. Il nome più diffuso, tra i cultori di questa stron... ehm, strana credenza, era Filomena. Una volta presentati, bisognava trattarla con dolcezza, parlarle in confidenza e volerle sempre bene. Periodicamente le andava rinnovato il tè, un po' come si fa con l'acqua per i pesci rossi. Dopo 15 giorni circa, sarebbe accaduto qualcosa di straordinario: avrebbe dato alla luce un figlio. O meglio, una figlia. Anzi, più precisamente una sorella gemella, quasi siamese. A quel punto bisognava operare per separare i due cloni, amorevolmente appiccicati tra di loro, avendo cura di non confonderli. "Filomena 2" andava quindi riposta in un nuovo barattolo di tè dolce e affidata in adozione ad una persona estremamente cara, assolutamente di fiducia, da istruire per bene affinchè "la catena" non si spezzasse. Identica procedura andava poi ripetuta per "Filomena 3" e "Filomena 4", che sarebbero nate sempre con cadenza di 15 giorni. Dopo il terzo parto la madre, "Filomena 1", andava tolta dal liquido, lasciata seccare, e gelosamente custodita come la più preziosa delle reliquie.

Si può scontentare un amico? Certo che no, così accettai di (finto) buon grado l'alga portentosa... Vi dico subito che non ho mai creduto ai suoi poteri, ma avrei seguito le regole, sia perchè poi avrei dovuto darne conto al mio amico, e dire le bugie non mi è mai piaciuto, sia perchè ero curioso di assistere alla prima "riproduzione". Ho parlato al condizionale, perchè le cose andarono diversamente. Il fatto è che, una settimana dopo aver accolto Filomena in casa, mi sono trovato coinvolto in un incidente d'auto davvero da incubo.
Come interpretare questa cosa, relativamente all'alga-amuleto in oggetto? Mi aveva portato fortuna, visto che comunque ero sopravvissuto, oppure era da associare direttamente a quella disgrazia? Nel dubbio, e malgrado lo scetticismo, presi una decisione. Il giorno stesso, alla sera, travasai Filomena in una tazza ben più grande, e la salutai tirando lo scarico.

DOC


P.S.: Da successive ricerche scoprii che Filomena non era nemmeno un'alga, ma solo un prodotto batterico generato della fermentazione dello stesso tè zuccherato. La foto è tratta dal web, dove di questa vecchia e bizzarra superstizione persistono tenacemente alcune tracce.