venerdì 19 luglio 2013

Quelli che l'amore...


...una stella cadente...


...un astronauta...


...il lieto fine...


...che giustifica i mezzi.

DOC

sabato 13 luglio 2013

Genesi della camicia stinta


«Il trapano senza fili no, altrimenti mi buca tutta la capanna... Il portafoglie nemmeno: già fatto il secolo scorso... Di Apple iPhone neanche a parlarne, le mele meglio lasciarle dove stanno...».

All'alba del 650° compleanno di Adamo*, la sua dolce metà, reduce da una notte parzialmente insonne, continuava a chiedersi cosa avesse potuto donargli per farlo felice in quel giorno così speciale. Seduta su uno scoglio ad ammirare il sol levante, Eva continuava nelle sue congetture senza darsi pace.

«Uffa... Nei secoli scorsi gli ho già regalato praticamente di tutto! Ma proprio a me doveva toccare il primo uomo sulla terra? Possiede letteralmente ogni cosa, ciò che vuole prende, non ha mica bisogno di chiedere, lui. Ma se non glielo faccio io, un regalo, chi glielo fa? Non ha amici, mi sta tutto il giorno sul divano, a guardare quegli squallidi reality-show su Sky. Ed io con lui, per sopperire alla noia mortale di questo benedetto Eden. Sempre io e lui, lui ed io... Che noia, che barba! Barba... Un rasoio elettrico? Naaa, da quando ha visto quel film, per radersi usa solo il suo coltello da Rambo, e guai a contraddirlo. Gli piace giocare a fare il duro, ma dovrà pure rendersi conto che non ha più l'età, per certe cose. Nè lui nè io... Oddio, che immagine di noi, lasceremo all'umanità? Due vecchi su un divano, io col mio pigiamone fucsia e lui con la sua foglia di fico. A proposito, sarà bene che lo copra un po' di più, in futuro, altrimenti mi toccherà curarlo... Ma già, che scema! Ecco cosa potrei regalargli! Un completo nuovo di zecca! Qualcosa da abbinare alla sua giacca in pelle di serpente. Uhm, non sarà facile scegliere dei colori adeguati... Ma bisogna che mi sbrighi: tra poco si sveglia, e mi spiacerebbe fargli gli auguri a mani vuote».

Giunta a tale soluzione, Eva cominciò a guardarsi attorno, sperando di riuscire a cogliere nella natura una buona ispirazione per i colori adatti con cui vestire il suo uomo. Volse lo sguardo agli alberi, ma quel verdone non era proprio da considerare. Il nero dei merli era troppo funebre, il giallo dei tulipani troppo sgargiante, il rosso delle mele troppo peccaminoso... Esaurita tutta la tavolozza a disposizione, i suoi occhi un po' delusi tornarono distrattamente ad osservare l'orizzonte.

«Il Cielo... la Terra... e Adamo: ci sono! Il celestino di quest'alba andrà benissimo per la camicia, mentre per il pantalone un beige molto chiaro riprenderà le tonalità della sabbia, della terra. Se il Signore, lassù, ha scelto questo abbinamento, assecondando i suoi gusti non sbaglierò di certo».

Il ragionamento di Eva non faceva una piega, e nemmeno gli abiti addosso ad Adamo: gli calzarono alla perfezione. Tuttavia, mirandosi allo specchio, l'uomo le confessò: «Tesoro mio, la camicia è davvero elegante, e anche il pantalone, malgrado non sia abituato ad indossarne, trovo che mi stia molto bene. L'unica cosa che non capisco sono i colori. Non erano già abbastanza deprimenti l'imbiancarsi dei miei capelli e lo sbiadire della mia carnagione? Che bisogno c'era di evidenziare l'età avanzata con queste tonalità così sfuggenti, eteree, quasi a volermi collocare più di là che di qua?»

Apriti cielo! Nel vero senso della parola: Eva non ebbe neanche il tempo di ribattere a quelle considerazioni, che si aprì uno squarcio di luce abbagliante nel sereno. Da cui, ad un volume impossibile da ignorare e con un inconfondibile tono di rimprovero, si diffusero queste parole: «Ahi ahi ahi, mio caro Adamo: ci risiamo! Quante volte dovrò dirtelo, che a caval donato non si guarda in bocca? Ma tu, testardo di un uomo, questa lezione non vuoi proprio impararla! Continui a sputare nel piatto che ti viene offerto... E mi costringi ancora una volta a bacchettarti, con tanto di conseguenze per il futuro dei tuoi simili. A causa tua, da oggi e per sempre, tutti gli uomini della cosiddetta terza età indosseranno camicie celestine e pantaloni beige, o di tonalità poco differenti. Così è deciso, l'udienza è tolta! E speriamo che con questo peso sulla coscienza ti passi la voglia di far tanto lo schizzinoso. Tanti saluti, e ossequi alla signora».

Eva andò a sedersi sul divano, in silenzio e ad occhi bassi. Adamo, sbollita la rabbia, la seguì poco dopo. Sullo schermo della Tv, un riflesso tra il fucsia e l'azzurrino si confondeva con la scritta "The End". 

DOC


(*) - Secondo il libro della Genesi, Adamo visse fino a 930 anni. Come sospettavo, l'allungamento della vita media di cui si parla ai giorni nostri è solo una scusa per gonfiarci la soglia dell'età pensionabile...

domenica 7 luglio 2013

S. Lucia e Rigoletto "fotografati" insieme


Che relazione c'è tra Santa Lucia da Siracusa, vergine e martire cristiana, e il celebre Rigoletto, buffone di corte in quel di Mantova, cantato nell'omonima opera di Giuseppe Verdi? Seguitemi in questa esclusiva mondiale DOC (Licenza C.C. 3.0) e lo scoprirete.



Innanzitutto, a scanso di equivoci, mi affretto a specificare che non si tratta di un semplice gossip estivo di cattivo gusto: non sarebbe nel mio stile. Detto ciò, un'altra premessa è d'obbligo relativamente ai soggetti di riferimento, ovvero due storiche canzoni che tutti ben conosciamo.
• "Santa Lucia", un vero cult della tradizione musicale napoletana, scritto da tal Teodoro Cottrau, autore italo-francese.
• "La donna è mobile", altro brano di fama mondiale, scritto da Francesco Maria Piave per l'ultimo atto del "Rigoletto" di Giuseppe Verdi.

Prima di entrare nel vivo della questione, per completezza di informazioni ne riporto melodie e testi in tutto il loro splendore di orecchiabilità.

Santa Lucia (E. Caruso)

La donna è mobile (L. Pavarotti)


Sul mare luccica l'astro d'argento.
Placida è l'onda; prospero è il vento.
Venite all'agile barchetta mia!
Santa Lucia, Santa Lucia.

Con questo zeffiro così soave,
oh! com'è bello star sulla nave!
Su passeggeri venite via!
Santa Lucia, Santa Lucia.

O dolce Napoli, o suol beato,
ove sorridere, volle il creato.
Tu sei l'impero dell'armonia,
Santa Lucia, Santa Lucia!

La donna è mobile qual piuma al vento,
muta d'accento - e di pensiero.
Sempre un amabile, leggiadro viso,
in pianto o in riso, - è menzognero.

La donna è mobile qual piuma al vento,
muta d'accento - e di pensier.

È sempre misero chi a lei s'affida,
chi le confida - mal cauto il core!
Pur mai non sentesi felice appieno
chi su quel seno - non liba amore!
La donna è mobile qual piuma al vento,
muta d'accento - e di pensier.

Bene. Proviamo ora a confrontarle, e vediamo cos'hanno in comune.

1) Le scelta di parole semplici e di ritornelli musicali ben delineati fanno sì che restino impresse nella nostra memoria da subito e per tutta la vita, pronte a tornare spensieratamente a galla mentre siamo sotto la doccia.
2) "Santa Lucia" è stata scritta a Napoli nel 1850, "La donna è mobile" invece a Venezia... sempre nello stesso anno.
3) Ambientate sui rispettivi golfi marini, era facile che tutt'e due le canzoni citassero il vento; per contro, non è altrettanto scontato che entrambi gli scrittori sfruttassero il vocabolo "vento" come rima, e che entrambi collocassero questa rima in apertura.
4) Per darvi ulteriore prova della loro somiglianza, azzarderò infine un esperimento. Mescolerò i testi dell'una e dell'altra (senza offesa per nessuno), generando una terza canzone per così dire "meticcia". Provate a canticchiarla, intonandola indifferentemente sulla musica di "Santa Lucia" o su quella de "La donna è mobile".

Santa Lucia è mobile (DOC)

Sul mare luccica qual piuma al vento,
muta d'accento - e di pensiero.
Venite all'agile, leggiadro viso,
in pianto o in riso, Santa Lucia.

Con questo zeffiro chi a lei s'affida,
oh! com'è bello - mal cauto il core!
Pur mai non sentesi venite via!
Santa Lucia - non liba amore!

La donna è mobile, o suol beato
chi su quel seno - volle il creato.
Sempre un amabile, dell'armonia,
Santa Lucia, Santa Lucia!

Mi scuso con i cultori della metrica, che sicuramente storceranno il naso, ma gli stessi potranno darmi atto che i versi sono facilmente intercambiabili da una canzone all'altra, seppure forzandone (neanche poi tanto) il senso compiuto.
In conclusione, siamo certi che gli autori, in fase di stesura dei brani, non si siano consultati e/o copiati tra loro? Com'è possibile che queste due canzoni, una nata nell'Italia del sud-ovest e l'altra in quella del nord-est, abbiano riscosso nello stesso anno il medesimo successo, tanto da restare entrambe - in eterno - due icone identificative del nostro Paese nel mondo? Ma soprattutto mi chiedo: perchè mi lascio assalire da dubbi di questo genere, quando le cose importanti a cui dovrei pensare sono di tutt'altra natura?

DOC