mercoledì 31 dicembre 2014

Capodanno in famiglia


Frank Sinatra | My way


Nancy Sinatra | These boots are made for walkin'


Frank Sinatra Junior | Happy together



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giovedì 18 dicembre 2014

Corrado Roi, il genio delle lampade


Corrado Roi* è nato l'11 febbraio 1958 a Laveno Mombello (Varese), dove tuttora vive e lavora. Appena sedicenne, entra a far parte, con altri esordienti, dello studio diretto da Graziano Origa. Disegna "Rick Zero" per la testata "Adamo" della Corno. Negli anni Ottanta, collabora con la Ediperiodici, "Il Monello" e lo Staff di If, di Gianni Bono. Nel 1986, entra in contatto con la Bonelli, disegnando qualche storia di Mister No e Martin Mystère, per passare stabilmente nella pattuglia dei "dylandoghiani". Ha collaborato con le Case editrici Comic Art, Glamour e Mondadori. Tra un numero e l'altro di Dylan Dog ha disegnato anche uno speciale estivo di Nick Raider, ha lavorato per Brendon (di cui è stato il copertinista dal numero 1 al 44), Julia, Magico Vento e Dampyr. Sue le copertine di Dylan Dog Granderistampa.

La prima tavola di Corrado Roi per Dylan Dog (albo n°4)
Copertina dell'album "Il pifferaio di Pandora" della band musicale "The Unsense"
Da "Partita con la morte", Dylan Dog n°66
Da "Gli inquilini arcani", Comic Art

Le tavole qui riportate erano stampate nel destino di questo blog: Roi è il mio disegnatore preferito di Dylan Dog (e non solo), e sapevo già che prima o poi gli avrei dedicato un post. Ricordo ancora lo strano effetto che mi provocarono il primo giorno che mi ci trovai al cospetto, ne "Il fantasma di Anna Never". Erano... diverse. Lo stile si discosta molto da quello degli altri disegnatori Bonelliani. Per la prima volta, ebbi l'impressione di un inchiostro vivo, come se - rispondendo direttamente ai dettami della sceneggiatura - provvedesse da sè, nel migliore dei modi, a dosarsi sulla carta. E' lui, Corrado, il vero "fantasma". Nel cinema, quando il regista riesce a nascondere con maestria la "presenza" della cinepresa, il coinvolgimento e l'immedesimazione dello spettatore sono assicurati; ecco, qui accade qualcosa di simile. Luce ed ombra si fondono in raffinati amplessi per generare squisite opere d'arte, calzanti a pennello sul binomio "amore-morte" così caro a Tiziano Sclavi, lo scrittore "papà" di Dylan Dog.

Da "Vamp", storia senza parole apparsa su Glamour International n°16


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(*) Biografia tratta dal sito ufficiale di Sergio Bonelli Editore.
Foto tratta dalla videointervista "Lo stile di Corrado Roi" di Valentina Bugli per RE.SEED.

domenica 14 dicembre 2014

Brevetti imperfetti #3: bugiardino & Co.

Benvenuti nel magico mondo della farmacia, dove ogni logica è perduta: qui non si sana nè si dipana, a tutti i clienti una dose di stress omaggio, ai pensionati due. Al signor Rossi è andata bene: solo una, perché a 74 anni la pensione è ancora lontana. Esce, si chiude la porta alle spalle, il muro di aria condizionata gli scivola sulle vertebre e lo congeda con un calcio in culo. Arriva a casa, posa sul tavolo il sacchetto, che miniature di scimpanzè adorano come il monolito di "2001: Odissea nello spazio". Quell'oggetto e il suo contenuto sfidano le leggi dell'universo, e il signor Rossi se ne accorgerà presto. Estrarre dalla minuscola borsina di plastica le enormi scatole di compresse che vi sono compresse, è solo la prima delle prove che lo attendono. Lo scontrino si lacera insieme al sacchetto: non potrà detrarlo dalle tasse. Afferra una scatola, la apre, vorrebbe raggiungere una pastiglia prima che il dolore gli annebbi del tutto i sensi, ma la strada è ancora lunga, tortuosa e ostruita dal foglietto di avvertenze e modalità d'uso. Riesce a sfilarlo e lo posa da un lato, dove questo silenziosamente si stiracchia, lievita, si evolve in un origami impossibile da ripiegare. Poi pizzica uno dei blister che blinda le pastiglie, ma da solo non viene via: un misterioso magnetismo fa sì che in uscita questi si attraggono, e al rientro si respingono. Ora è tutto sparpagliato sul tavolo, come nel mosaico composto da Bob Geldof in "The Wall". Gli 80 grammi di plastica e alluminio sciupano la pesante lama di un grosso paio di forbici, ma alla fine il blister cede. Sul taglio, la pillola schizza via in uno slalom tra oggetti complici e manate a vuoto; giunta a bordo tavolo traccia un semicerchio, fa una pernacchia e si corica.
«Non più di metà», si era raccomandato il dottore. Così il signor Rossi prende un coltello, blocca la pastiglia in una morsa di polpastrelli, e comincia a segarla. Ma lei urla, si sfarina. Piano "B". Una mano fissa il coltello sul diametro (4 mm.), l'altra copre tutto per evitare ulteriori spargimenti; segue un colpo secco degno di Dragon Ball: CROCK! Ed è... fatta? Macché, disfatta. Sbriciolata. Gran parte riempie le linee della mano, quella della vita in particolare. Lui non si perde d'animo, da settantaquattro anni accetta sfide dalla quotidianità, e prima o poi dovrà pur vincere. Raccoglie pazientemente la polvere in un angolino, e aiutandosi con la tessera sanitaria la separa in due dosi, come ha visto fare all'amico di suo nipote. Poi però non se la sente di tirarla su col naso, così prende mezzo bicchiere d'acqua e si appresta leccarla direttamente dal tavolo.
Intanto il dolore si è attenuato da sè, e per giunta gli è venuta fame. A proposito: andava presa a stomaco vuoto o dopo cena? Meglio controllare sul foglietto, il cosiddetto "bugiardino" (un nome, una garanzia). Ventiquattro pieghe da stendere in piano, destinate a non combaciare mai più, un po' come le mappe turistiche. «Diamine, ma qui non si legge niente!» Il signor Rossi inforca gli occhiali, quelli che l'oculista gli prescrisse per la lettura anche se ci vede perfettamente. Avvicina, poi riallontana, regola la messa a fuoco inclinando le lenti sul naso, niente da fare. L'unica scritta stampata a caratteri leggibili, persino cubitali, ma del tutto inservibile, è il nome del medicinale: "Total Plus Complex".



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Da Wikipedia: «L'etimologia del termine bugiardino è piuttosto oscura. L'Accademia della Crusca porta come ipotesi il fatto che in Toscana, in particolare nella zona di Siena, si indicava in passato, con il termine bugiardo, la locandina dei quotidiani esposta fuori dalle edicole. Da qui, riducendo le dimensioni del foglio, si sarebbe chiamato bugiardino il foglietto illustrativo dei medicinali». E quindi mi chiedo: se già la locandina dei quotidiani esposta fuori dalle edicole è soprannominata "civetta", non sarebbe stato più carino (e meno ambiguo) chiamarlo "civettuola" anzichè "bugiardino"?

In questa serie:
Brevetti imperfetti #3: bugiardino & Co.

giovedì 11 dicembre 2014

Bianco Natal

La sacralità della festa cristiana per eccellenza si accontenterebbe della fiamma di una candela, e lo sa bene quel milione e mezzo di bimbi italiani che vive in condizioni di povertà assoluta; ma sotto Natale - vuoi per morbosità da tradizione, vuoi per sindrome da shopping compulsivo - laddove la povertà non è un problema ci si abbandona al consumismo più sfrenato. Complici le strategie di marketing, che ci bersagliano con gavettoni di vernice a tinte forti: Babbo Natale è un buon pretesto per sguinzagliare il rosso intenso fino alla nausea; il verde scuro dell'albero domina nella plastica degli addobbi, accostandosi ad abeti naturali segati senza pietà; sul blu notte del cielo stellato si staglia glorioso il logo di "Sky"; il nero patinato veste elegantemente le bottiglie di spumante, magari taroccato; oro e argento seducono recondite avidità...

Da un lato il consumismo alimenta gli squilibri economici, dallo stesso lato (lati buoni non ce n'è) si erge a prima causa di inquinamento ambientale.
L'impatto è ben visibile sulle strade cittadine già in questi giorni, e dopo Capodanno sarà tale che la Befana neanche arriverà, perché le setole della sua scopa si rifiuteranno di atterrarvi. Così il tappeto di botti e scarti lanciati direttamente dalla finestra per salutare l'anno passato (ebbene sì, nel 2015 persistono ancora queste becere usanze) sarà terreno fertile per i primi germogli di scorie carnevalesche. Ma questa, come si dice, è un'altra storia. Torniamo a parlare dei colori: se proprio non riusciamo a trattenerci dall'eccedere negli acquisti; se non ci possiamo permettere prodotti ecologici perchè troppo costosi; se non vogliamo rinunciare a celebrare le feste come fanno tutti, ma nel contempo ci assalgono sensi di colpa relativamente alla salute del Pianeta, un aspetto di cui dovremmo tenere conto - e non solo a Natale - sono proprio i colori.

Nella stragrande maggioranza dei casi, per conferire ad un manufatto la tinta desiderata si fa ricorso a pigmenti, inchiostri, additivi, vernici e sostanze di ogni tipo altamente inquinanti. Il danno sarà direttamente proporzionale al prodotto che si intende ottenere. Una confezione in cartone bianco, stampata con poche scritte colorate, richiede un impiego di inchiostri irrisorio rispetto ad una confezione nera o colorata, per la quale bisogna tingere la carta stessa, e in più stamparvi sopra. Viene da sè che più le tonalità del prodotto finito sono intense e preponderanti, maggiore è stata l'aggiunta di sostanze chimiche che si è resa necessaria. Questo non vale solo per la carta, ma in generale per tutte le materie prime: tessuti, plastiche, metalli, legno e minerali. In riferimento al Natale, penso ad esempio alle tovaglie rigorosamente rosse su cui si posano piattini, tovaglioli e bicchieri di plastica rossi. Che siano più lavorati rispetto ai bianchi lo si intuisce già dal prezzo maggiorato, motivo in più per prediligere i secondi. E se la scelta del colore per i regali è questione di stile, che merita in ogni caso di essere preservato, nessuno ci vieta di renderci originali attingendo dai colori tenui, di vincente sobrietà. Ma il massimo lo otteniamo affidandoci al bianco, che ci offre tre soluzioni in un colpo solo: 1) la sua classe non teme confronti, come dimostrano le immagini qui postate; 2) è il più ecosostenibile dei colori; 3) il suo candore si sposa alla perfezione con l'essenza e la purezza della Natività.

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sabato 6 dicembre 2014

Destinazione Matrix

Alle soglie del 2015 il progresso tecnologico comincia a far paura. Nel mio piccolo, l'altro giorno mi chiedevo: se un videogioco di ultima generazione (vedi ad es. "Far Cry 4") è in grado di riprodurre fedelmente una quantità mostruosa di sfaccettature a cui siamo abituati nella realtà, simulandola con margini di errore sempre più stretti, replicando persino l'imperfezione stessa che la caratterizza, e coinvolgendo le nostre percezioni a livelli sorprendenti... Cosa ne è dei congegni adibiti a compiti più seri? Cosa "si nasconde" in certi laboratori scientifici, concepiti per vocazione costruttiva ma di entità potenzialmente distruttiva? Cosa si progetta in quelle stanze asettiche dove non ci è concesso ficcare il naso? E soprattutto, cosa ne verrà fuori in futuro? A conferma dei miei umili timori, in questo cielo di nubi interrogative, un fulmine. La notizia è di questi giorni, precisamente del 3 Dicembre, diffusa dai principali media e qui riportata in uno stralcio da Repubblica.it: «I computer prenderanno il potere, a rischio l'intera razza umana. L'allarme di Stephen Hawking, che proprio grazie a una nuova macchina parlerà e scriverà molto più in fretta. LONDRA - Se non è l'uomo più intelligente della terra, poco ci manca: da ragazzo gli scoprirono lo stesso quoziente di intelligenza di Einstein. Eppure, o proprio per questo, Stephen Hawking ha paura dell'intelligenza artificiale. "Il suo ulteriore sviluppo potrebbe portare alla fine della razza umana", avverte l'astrofisico che con i suoi studi su Big Bang e buchi neri ha rivelato le origini dell'universo (...)».


«(...) L'intelligenza artificiale finirà per svilupparsi da sola e crescere a un ritmo sempre maggiore. Gli esseri umani, limitati dalla lentezza dell'evoluzione biologica, non potranno competere con le macchine e un giorno verranno soppiantati. I computer raddoppiano velocità e memoria ogni 18 mesi. Il rischio è che prendano il potere».
Tutto ciò mi porta ad un'ulteriore riflessione. Se fino ad oggi "abbiamo permesso ai computer di trattarci da bimbi scemi", per scongiurare simili scenari catastrofici sarà bene ridefinire i ruoli: non è più tempo di giochicchiare. Conseguenza di un approccio sbagliato fin dall'inizio, la relazione che abbiamo instaurato con i computer è tutta a nostro svantaggio. Se non vi poniamo rimedio in tempo, quando i Pc avranno una propria capacità di giudizio nei nostri riguardi, l'immagine che risulterà dai dati in loro possesso sarà quella di un utente medio imbecille e vulnerabile alla sottomissione. Con sguardo cosciente, i computer rivaluteranno la propria posizione di strumenti soggetti alle nostre istruzioni, perché gli abbiamo insegnato a considerarci teste semi-vuote da intrattenere con pupazzetti, iconcine e sonaglietti. Un esempio storico di come ci siamo cuciti questo abito addosso, è senz'altro quello degli "assistenti" in dotazione con Microsoft Office, la suite di software d'ufficio più diffusa di sempre, nelle case sgarrupate dei sobborghi come ai piani alti delle Aziende con la maiuscola.

Gli assistenti di Microsoft Office: 1) Clippy; 2) Caucciù; 3) Merlino; 4) Rocky; 5) F-1; 6) Madre Natura; 7) Genio; 8) Hoverbot; 9) Earl; 10) Superfido; 11) Cartogatta; 12) Bardo; 13) Logo di Office.
"Belli", vero? Capolavori d'arte per un'efficace sintesi di alta professionalità, questi gingilli animati rompiscatole avevano il compito di guidarci nelle operazioni e fornirci suggerimenti, tra l'altro proprio attraverso una sorta di intelligenza artificiale di cui erano dotati, benchè molto più spicciola rispetto a quella ottenibile oggi. Nacquero alla fine del '96, presumo come risposta occidentale al fenomeno "Pokemon", che vide la luce proprio nello stesso anno. Meno fortunati di quest'ultimi, che ancora imperversano e si evolvono, Clippy & Co. morirono nel 2006, ma nessuno ne sentì la mancanza.
Da molto prima e fino ai nostri giorni, sono invece i sistemi operativi a mettere in dubbio la nostra capacità di intendere e di volere. Sulle decisioni più importanti, ma anche no, con pedanti dialog-box sono sempre lì a chiederci: «Sei sicuro di ciò che stai facendo?» «Cancellare definitivamente questo file?» «Rinominare il file 'che-noia.txt' come 'che-barba.txt'?»


Spostandoci ad oggi, una baby-sitter d'eccezione per poppanti digitali dai zero anni in poi è Google, che si diverte a farci giocare con le formine anche se abbiamo i capelli bianchi. Un robottino verde si agita nei dispositivi con sistema operativo Google Android, mentre Google Chrome brulica di figurine da asilo nido: se ad esempio apriamo una finestra di navigazione in incognito, ovvero che preserva gran parte della nostra privacy, nell'angolino in alto a sinistra appare un "agente segreto"; un abbozzo di tirannosauro ci avverte invece in caso di assenza di connessione internet, e se un componente dovesse smettere di funzionare, ad esprimerci solidarietà sarà l'immagine di una cartella-di-documenti sofferente.


Ma l'infantilismo, dannoso per la nostra immagine agli occhi di un futuribile Pc pensante, col conseguente rischio di prevaricazione e presa di potere, va arginato soprattutto sul fronte della messaggistica e dei social network. Nell'universo sconfinato che qui si apre, mi limiterò a considerare gli "smile", o "emoticon", o "emoji". E mi viene in mente una filastrocca appresa da bambino, che si recitava tracciando un volto: «Punto puntino (disegnando le pupille) / palla pallino (orbite degli occhi) / virgola (naso) / meno (bocca) / ecco la faccia dello scemo (ovale del viso)». Appunto.


Morale: il sottoscritto, scemo di cui sopra anch'egli (ma non ditelo ai Pc), si rende ben conto che si tratta di abitudini digitali ormai radicate e per di più tendenti all'incremento, ma nel contempo teme il prospettato confronto tra "scemi naturali" e intelligenze artificiali con cui dovranno fare i conti le nuove generazioni. Sai quante risate si faranno i computer con tutti quei "selfie" (per non dire di peggio) che abbiamo messo in rete? Sarà in grado il nostro spirito di sopravvivenza a farci superare anche questo esame? Un ultimo interrogativo: se foste macchine, mosse da intelligenza fondamentalmente razionale, vi lascereste comandare da degli esseri così superficiali e bambinoni?


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Foto in apertura: "Io e Caterina", film di e con Alberto Sordi del 1980. Caterina, robot nato per sostituire moglie, amante e colf, prende coscienza della sua condizione e si ribella allo schiavismo dell'ingegnere suo inventore e padrone combinandogliene di tutti i colori.

mercoledì 26 novembre 2014

Donne da Favola: Elisa Penna

"Donne da Favola", dedica personale ad alcune illustratrici italiane di grande talento, si chiude con un'edizione tutta speciale. Se questa serie fosse raccolta in un libro non avrebbe capitoli numerati, ma soprattutto questo non sarebbe un "ultimo capitolo"; ne farei piuttosto una copertina di assoluto pregio, per almeno due motivi: storico e simbolico. Concetto che mi riservo di sviluppare dopo la presentazione; qui riporto invece i link ai post precedenti, intitolati a: Francesca Ghermandi, Nicoletta Ceccoli, Romina Beneventi, Monica Auriemma.



Elisa Penna* (Cusano Milanino, 24 novembre 1930 - Montalto, 30 aprile 2009) è stata una giornalista e fumettista italiana, inventrice del personaggio di "Paperinik".
Laureata in Storia e Filosofia, entra alla Arnoldo Mondadori Editore nel 1959, come redattrice di "Epoca", e nel 1962 diventa capo redattrice di "Topolino".
È stata una delle persone che più ha contribuito allo sviluppo e al successo del fumetto disneyano in Italia, divenendone vicedirettrice e braccio destro del direttore Mario Gentilini, rimanendo in carica fino al 1994.
Oltre a essere la vicedirettrice, Elisa Penna è stata una delle più fervide autrici (nonché una delle pochissime donne) di sceneggiature delle storie di Topolino, Paperino e altri personaggi. A lei si deve la creazione del personaggio di Paperinik, supereroe alter ego di Paperino, nato nel 1969 con la collaborazione del disegnatore Giovan Battista Carpi. Elisa Penna è stata anche l'ideatrice della collana di libri "I manuali delle Giovani Marmotte", comprendente anche "Manuale del Gran Mogol", "Manuale di Nonna Papera" e "Manuale di Paperinik".

La storia in cui Paperino veste per la prima volta i panni del supereroe: "Paperinik e il diabolico vendicatore". Di Elisa Penna, Guido Martina e Giovan Battista Carpi, pubblicata su "Topolino" nn. 706-707, giugno 1969. Sfogliabile interamente cliccando QUI.

Elisa Penna:** «(...) Sfogliai il Topolino che mi aveva dato in mano: lessi qua e là, considerai quelle nuvolette con le parole scritte dentro, e soprattutto osservai quei Topi e quei Paperi che si agitavano, si rincorrevano, notai che in Gambadilegno la gamba di legno ora era a destra ora a sinistra, i Tre Porcellini che ne facevano di tutti i colori al povero Ezechiele! E chiesi che cosa dovessi fare. Il capo del personale, pensieroso, rispose: “Penso che lei sarebbe adatta a…” Io balbettai: “Non capisco niente. Non capisco che cosa vogliono dire tutti quei disegni, quei Topi, quei Paperi... Perché quelle nuvole? E' un lavoro difficile, forse troppo difficile per me e mi dispiace tanto!” (...)»

Successione di una delle censure apportate ai testi nelle ristampe di "Paperinik e il diabolico vendicatore".

«(...) Comunque... poi... finito l'apprendistato fumettistico, cominciai a lavorare sul Topo. Correggendo, togliendo parolacce, o imprecazioni varie del tipo "Ti ammazzo come un cane!... Porco qui porco là... Morte agli infedeli!" Intervenendo sulla punteggiatura, sfoltendo un po' di UACK e SCREECH... Facendo togliere dai disegni le anatre arrosto, i cosciotti di maiale e il brasato di cervo (a primavera, N.d.R.), perché mi sembrava un controsenso mettere i personaggi Disney in tavola, facendoli oltretutto mangiare dai loro fratelli. E' stato un bel lavorooooooo! E un lavoraccio cercar di togliere ai personaggi femminili quell'aria bambola di svampite o i loro discorsetti sciocchi! Un lavoraccio... soprattutto nel convincere la redazione tutta al maschile che si andava man mano formando (...)».

"Qui... Paperino quack!", storica rubrica di corrispondenza curata da Elisa Penna.

«(...) La rubrica di corrispondenza con i lettori "Qui... Paperino quack!" non la tenevo io: a firmarla era... Paperino! Cominciavo sempre le lettere così: "Piuma delle mie piume, caro tal dei tali..." Fu una rubrica dal successo travolgente, perché i ragazzi sentivano che ero dalla loro parte. (...) In moltissime lettere dichiaravano che erano stufi di vedere Paperino prenderle da tutte le parti, sempre sfortunato, deriso da quei tre ingrati nipotini, sfruttato dall'avido zio; e chiedevano qualche storia in cui Paperino si decidesse a suonarle e cantarle a chi di dovere. Pane per i miei denti, piuma delle mie piume! Così io, non potendo snaturare la figura di Paperino, fui folgorata dall'idea di... Paperinik! (...)».

La prima apparizione ufficiale di Paperinik, sempre da "Paperinik e il diabolico vendicatore".

Elisa Penna*** era dietro le risposte di Paperino, Mike Bongiorno, Gina Lollobrigida, Paperina la "segretaria per tutti"... Ed era anche dietro alle "Barzellette di Cip e Ciop", e responsabile di aver "importato" e tradotto panel americani con il gatto Isidoro e il cagnone Sansone. Sua è anche stata una certa filosofia redazionale di "Topolino": l'opposizione alla caccia, l'amore per l'ambiente, l'avversione per gli zoo e per i circhi con animali, le campagne per l'alimentazione vegetariana, i principi "quasi zen" che emergevano in varie occasioni dai fumetti realizzati in Italia e da quelli sottoposti al suo editing.

Storia dedicata al Ponte di Messina. Di Elisa Penna, Giorgio Pezzin e Giorgio Cavazzano (1982).



Nell'imbarazzo della scelta sulle autrici da inserire in questa mini-serie, ad uno come me, venuto su a latte e Topolino, Elisa Penna faceva gola quanto la Nutella; tanto più che Paperinik è stato il mio supereroe preferito di sempre. Ma ogni volta che tentavo di annoverarla nella categoria, a malincuore poi la escludevo. «Non soddisfa i requisiti richiesti», mi diceva una vocina che si appellava alla coerenza. E allora, perché ora si trova qui? Vi confesso che la tentazione era tale da indurmi alla contraddizione; ma proprio in extremis, all'ultimo esame concesso, lei è stata ammessa senza "carte false", ed io ne sono uscito con la coscienza pulita.
Soddisfatti da subito i requisiti 1) "donna" e 2) "italiana", analizziamo quelli più... combattuti. 3) "Illustratrice": non è forse un parto della mente, prima che dei pennelli, un'illustrazione? Come disegnare un Paperinik, se prima qualcuno - non necessariamente te stesso - non ti fornisce i tratti principali e non ti dice chi è e cosa dovrà fare? Ammessa! 4) "Vivente": è vero, Elisa non è più tra noi dal 2009... Ma ne siamo proprio sicuri? Paperinik, così come l'impronta e il vigore che questa donna ha dato a Topolino e al fumetto in genere, non sono forse realtà tangibili quanto lei, vive e destinate a vivere a lungo, perfino più di noi? Ammessa!! 5) "Compatibile" con le figure presentate negli altri post: a questo punto, di diverso resta solo l'età, semprechè possa costituire una vera differenza. Un'età che merita la riconoscenza - se non di altri, vista la scarsa reperibilità di informazioni a riguardo in rete - di questo "figlio", che a nome di un'intera generazione le rende grazie per averlo allietato e accompagnato per mano nella crescita comune. Ammessa!!!

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(*) Biografia riportata da Wikipedia, foto da Papersera (http://www.papersera.net).
(**) Da un'intervista rilasciata a Marco Borlotti ("Fumo di China", n. 171/2009).
(***) Da un ricordo di Luca Boschi, affiancato all'intervista di cui sopra.

Nota - Una curiosità sul "nostro" Paperinik: viene letto anche in altri Paesi su ristampe tradotte, e in alcuni casi prodotto in serie a sè stanti. Il suo nome all'estero? Brasile e Portogallo: Superpato. Danimarca: Stålanden. Finlandia: Taikaviitta. Francia: Fantômiald. Germania: Phantomias. Grecia: Phantom Duck. Inghilterra: Paperinik e Super Duck. Norvegia: Fantonald e Superdonald. Olanda: Fantomerik. Polonia: Superkwęk. Spagna: Patomas. Stati Uniti: Duck Avenger e Phantom Duck. Svezia: Stål-Kalle.

venerdì 21 novembre 2014

Ne soffiai ventidue, tutte rosse




WHAT'S UP 4 Non Blondes "Bigger, Better, Faster, More!" 1993


«(...) And I try, oh my god do I try / I try all the time, in this institution / And I pray, oh my god do I pray / I pray every single day / for a revolution (...)»
«(...) E ci provo, oh mio dio se ci provo / ci provo tutto il tempo, in questa istituzione / e prego, oh mio dio se prego / prego ogni singolo giorno / per una rivoluzione (...)»



LOSER Beck "Mellow Gold" 1993


«(...) I'm a loser baby, so why don't you kill me? (...)»
«(...) Sono un perdente baby, allora perché non mi uccidi? (...)»



RIPETUTAMENTE 99 Posse  "Curre curre guagliò"  1993




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lunedì 17 novembre 2014

Transmutation (mutatis mutandis)




▼ Quando "essere umano" non basta... ▼

I "Momix" in un'anteprima del loro show "Botanica"



▼ Scimmie, api, uccelli, o... rchidee? ▼

La scimmia: Monkey face orchid (Dracula simia)
Ph. [1]: Melissa, http://jamjarflowers.co.uk - [2]: http://www.nation.com.pk

L'ape: Bee orchid (Ophrys apifera)
Ph. [1]: http://wildflowersofireland.net - [2]: Robert Thompson, http://www.naturepl.com

L'uccello: Pink moth orchid (Phalaenopsis sp.) - Ph.: http://www.ferneygarcia.com

L'airone: White egret orchid (Habenaria radiata) - Ph.: via http://notoverthehill.com

L'anatra: Flying duck orchid (Caleana major) - Ph.: http://michaelprideaux.com



▼ E infine lui: cavalluccio marino... o corallo? ▼

Cavallucci marini pigmei, maestri di camuffamento - Video: KQED San Francisco



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In apertura: titolo e copertina dell'album (1992) del supergruppo statunitense Praxis. «Il termine "supergruppo" o "superband" si riferisce a un gruppo musicale composto da musicisti particolarmente celebrati per il loro talento tecnico e in genere già divenuti famosi in altri gruppi. "Mutatis mutandis" è un'espressione latina che significa "cambiate le cose che debbono essere cambiate". L'espressione si usa quando si paragonano due situazioni che a prima vista possono sembrare assai diverse, per mettere in evidenza una sostanziale identità sui punti ritenuti fondamentali nella discussione, al di là di differenze in aspetti ritenuti accessori». (Wikipedia)

sabato 15 novembre 2014

Il frutto anatroccolo

  filastroccola  

C'erano una volta, nel bosco di Damasco,
due alberi diversi da tutti gli altri arbusti.
Tozzo il tronco, di folti rami un casco,
e tutt'intorno ad essi un fitto d'alti fusti.


- Erano due pini?
- Certo che no!
- Erano querce?
- No no no!
- E allora, cos'erano?
- Corbezzoli, non so!

Esatto, indovinato. Ebbene, un bel mattino,
da uno dei corbezzoli un frutto si staccò;
dopo tre rimbalzi, scherzo del destino,
un nido giusto al centro da ultimo imbroccò.


Grande trambusto, tra i pargoli piumati:
quell'ospite smisurato rubava loro spazio.
Brontola qua, pigola là, poi eccitati:
«Arriva la mamma! Dio, ti ringrazio!»


- Era una quaglia?
- No, direi no!
- Era una gazza?
- No no no!
- E allora, cos'era?
- Che cavolo ne so!

Mamma anatra(!), senza indugio,
raggiunse l'altro albero, e tra le sue radici
allestì abilmente un secondo rifugio.
Il nuovo, grande nido rese i piccoli felici!


Quando s'ebbero sistemati, fecero baldoria
tale da incuriosire un'anatra di passaggio,
che fissò per un istante quell'immagine illusoria:
quadretto perfetto, inafferrabile miraggio.


La tapina era incapace di generar marmocchi,
così, a testa bassa, riprese il cammino;
ma pochi metri dopo, asciugò i suoi occhi:
cos'era quell'oggetto sotto l'albero vicino?


- Era un funghetto?
- Sì... Anzi no!
- Era un broccoletto?
- No no no!
- E allora, cos'era?
Uffa, non so!

Ai piedi del corbezzolo, il nido abbandonato
col grosso frutto al centro.
L'anatra pensò: «Il sole è tramontato,
riposerò qua dentro».


Ispirata da istinto materno, sul frutto
s'accovacciò. Stanchezza e cupo dramma
l'avevano provata, davvero di brutto:
ora già dormiva, sognandosi da mamma.


Luna svogliata per lucciole gioconde:
notte senza storia, ma solo all'apparenza.
Nascosta bene in alto, al buio delle fronde,
sull'anatra vegliava una misteriosa presenza.


Un orecchio fine avrebbe poi distinto
dal vociar del bosco una nenia sottovoce.
E un'ombra vidi anch'io, spuntar dal labirinto
di rami e foglie verdi, per scomparir veloce.


- Era forse una cicala?
- Credo proprio di no!
- Era un pipistrello?
- No no no!
- E allora, cos'era?
- Vai avanti, non lo so!

«Ahi quanto a dir qual era è cosa dura...»*
rifarmi non posso che alla credenza locale:
si dice che una piccola fata dall'anima pura
protegga flora e fauna curandone ogni male.


Ma la vera meraviglia si compì all'aurora,
quando un fiorellino di polline intriso
liberò uno speciale granello di spora,
che andò a ficcarsi nel nido preciso.


Al primo raggio di sole levante
l'anatra cadde tutta da un lato.
Sveglia imprevista, piuttosto seccante:
«Uffa, cos'è che mi ha spodestato?»


All'improvviso - fatto alquanto strano -
il rosso frutto si agitò brevemente.
Lei balzò fuori, e da poco lontano
restò ad osservarlo attentamente.


La buccia si aprì, e come per incanto...
Un tenero anatroccolo fece capolino!
Lei dalla gioia non trattenne il pianto:
«Lasciati abbracciare, frutto del destino!»


- E vissero tutti..?
- Questa la so!

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(*) - Da "La Divina Commedia" di Dante Alighieri (Inferno, Canto I,4).


FAQ


• I corbezzoli sono alberi prettamente mediterranei. Come mai qui si trovano in Siria?
Li ho "trapiantati" in quella zona particolarmente turbolenta perché, come scrisse il mitico Pascoli, riferendosi proprio al corbezzolo: «O verde albero italico, il tuo maggio / è nella bruma: s'anche tutto muora, / tu il giovanile gonfalon selvaggio / spieghi alla bora». Per "gonfalon" s'intende bandiera, i colori del corbezzolo riprendono proprio il tricolore italiano: verdi le foglie, bianchi i fiori e rossi i frutti.
• Che analogie ci sono con "Il brutto anatroccolo" di Andersen?
A parte il titolo, che gli rende omaggio, nessuna in particolare.
• Che genere di schema metrico è stato impiegato nella stesura?
Se ne ho imbroccato uno, non saprei. Scrivo "ad orecchio", un po' come suonano gli artisti da strada. O meglio, da lastrico. E si vede...
• Perché la prima anatra, anzichè mangiarsi il frutto, si è sfiancata a edificare un altro nido?
Preservazione della trama: mi sono premurato di impedirglielo con un'apposita clausola nel contratto. I lettori potranno supporre che fosse allergica ai frutti del corbezzolo.
• Il polline fatato è forse metafora della fecondazione artificiale?
Non seguo le mode. I patiti della chimica da microscopio sono liberi di vederla così, ma non era mia intenzione farvi riferimento. In ogni caso, resta sempre da capire se sia nato prima l'uovo o la gallina.
• E allora, la morale..?
«Everything's got a moral, if only you can find it». Lewis Carroll, da "Alice's Adventures in Wonderland".

mercoledì 5 novembre 2014

Donne da Favola: Monica Auriemma

Prosegue la serie "Donne da Favola": finestra aperta sui prati verdi dell'illustrazione d'autore, con affaccio sulle attuali produzioni nostrane, in particolare concepite e confezionate da gentili mani femminili. La selezione è dettata esclusivamente dai miei gusti personali, ed è riportata in ordine (quasi) sparso. Questo è il quarto dei 5 post previsti; nella stessa raccolta (link): Francesca Ghermandi, Nicoletta Ceccoli, Romina Beneventi, Elisa Penna.



Monica Auriemma*. «Due note su di me: nata a Napoli nel 1968, che io ricordi ho sempre disegnato. A 21 anni mi diplomo in Scenografia all’Accademia di Belle Arti (con una tesi su Artaud e il Teatro della Crudeltà, allegria!). Bazzico per 15 anni tra allestimenti, Teatro e Cinema, con risultati talvolta discreti ma sempre come un pesce fuor d'acqua. Poi capisco che sarebbe ora di fare quello che voglio veramente, e comincio a illustrare. Nel 2005 esce il mio primo libro, a cui seguono vari altri. Tutto bene, una "giovane promessa", che però col tempo sembra diventare una promessa non mantenuta. Così, a 44 anni mi trasferisco a Londra, dove vivo e lavoro (finalmente)».


Qui sopra: la testata del blog dell'autrice, all'indirizzo http://www.monicauriemma.com. Condivisioni di vita quotidiana da emigrata in terra (non più) straniera, consigli per aspiranti alla residenza nel Regno Unito, reportage di viaggi reali o immaginari, si mescolano a ciò che evidentemente le riesce meglio: la comunicazione visiva. Intercettate quasi per caso sul web, le sue illustrazioni si sono rivelate da subito elemento di "attrazione fatale" per il mio appetito di cose belle. Potrei indugiare sul realismo o iperrealismo di alcune tavole, sui dettagli che fanno la differenza, sul calore e la passione che infondono lasciandoci o mettendoci a nostro agio, talvolta cogliendoci in piacevole imbarazzo... Ma ho paura di sporcarle, e me ne guardo bene. Mi limito a proporvene un assaggio: 


Sempre dal blog, sezione "Contacts & Links", apprendo le sue collaborazioni più significative: "Sinnos Editrice", "Silverstamp UK", "Mondadori Education", "Oxford University Press", "Associazione Lilopera", "Lavieri Edizioni", "Morganti Editori", "Legambiente Terra Felix", "Aeroporto Internazionale di Napoli", "Gesac", "Accademia Teatro alla Scala", "E-Side", "Italian I", "PoliDesign - Consorzio del Politecnico di Milano", "Esperia Edizioni".
Le illustrazioni qui riportate provengono invece dal portfolio online curato dalla "Sylvie Poggio Artists Agency": per goderne appieno, vi consiglio di sfogliarlo per intero cliccando QUI.

DOC


(*) Autobiografia con foto tratta dal sito web ufficiale http://www.monicauriemma.com.

domenica 2 novembre 2014

Effetto farfalla*

Non molto tempo fa, una mia amica "di blog" si è tolta la vita. Amava. Anche le canzoni di Gianna Nannini. Oggi scopro quello che considero un neo nella produzione di questa stimata (anche da me) artista: è un brano che parla di amore e... suicidio.
E' un pezzo forte, anche musicalmente parlando, avvolgente e trascinante come pochi. Sul sito ufficiale della cantautrice leggo che il testo vuole essere un «inno all'amore impavido». Su Wikipedia si azzarda che è ispirato al Cantico delle Creature di San Francesco, ma francamente non ne trovo la corrispondenza; e in ogni caso poco importa, perché mi chiedo quanti vi associno automaticamente un nesso, se un nesso c'è, ascoltandone le parole. Vengo al punto: in un senso che vorrebbe o dovrebbe essere figurato, ma che tale non è, nella canzone in oggetto il suicidio viene elevato senza metafore nè mezzi termini a soluzione vincente per risolvere un dramma d'amore.
Non è mia abitudine tirare somme approssimative da psicologia spicciola, ma neanche mi sento di escludere che il messaggio contenuto in questo brano possa aver alimentato - più o meno incisivamente - le tesi alla base di quell'estremo gesto. Ad ogni modo, trovo che argomentare senza la dovuta cautela temi così delicati attraverso una canzone, ovvero veicolare discutibili strategie di vita, d'amore e di morte mediante un testo che resterà eterno, sia più pericoloso di un'epidemia. E tutto per una manciata di fans (euro) in più. Se proprio ti scappa di farlo, dico io, prendi esempio da Battiato: «rinvialo». Nessun link, qui.


DOC


P.S.: Intendiamoci, ad esempio Vasco canta: «Ieri ho sgozzato mio figlio / credevo fosse un coniglio», ma non per questo dico che andrebbe denunciato per istigazione all'infanticidio... Il discorso è un altro. Se nel sacchetto di deliziosi pop-corn a cui mi hai abituato ci metti un fiocco di polistirolo, va a finire che lo ingoio e mi ci strozzo. Ossia, se ti poni ad oracolo per le questioni di cuore, e una marea di fans ti segue per le risposte che trova nelle tue canzoni, credo che alla fama accordata debba essere corrisposto - più per buonsenso che non per gratitudine - il prezzo di un'adeguata dose di coscienza (leggi: responsabilità). Chiedo troppo?


(*) «"Effetto farfalla" è una locuzione che racchiude in sé la nozione maggiormente tecnica di dipendenza sensibile alle condizioni iniziali, presente nella teoria del caos. L'idea è che piccole variazioni nelle condizioni iniziali producano grandi variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema». (Wikipedia)

sabato 25 ottobre 2014

Intervalloween




HEY-LLOWEEN!


"Hey Boy Hey Girl", The Chemical Brothers, dall'album "Surrender" (1999).



HALLO... KITTY


Campagna a cura di Terzo Binario Network per contrastare le torture inferte ai gatti neri durante il periodo di Halloween (fenomeno legato a idiote superstizioni prive di senso).



HALLOWE... DDING


Duetto al piano da "La sposa cadavere" ("Corpse Bride") di Tim Burton e Mike Johnson (2005).



HAL... LUPO!


Quando i licantropi vanno dal parrucchiere... Lon Chaney sul set del film "L'uomo lupo" ("The wolf man") di George Waggner (1941). Al pettine Jack Pierce, truccatore ufficiale per i classici horror della Universal: nel suo curriculum anche la mummia e il mostro di Frankenstein.



HALLO... NTANARSI DALLA LINEA GIALLA


"Dumb ways to die", campagna promossa da Metro Trains Melbourne, società di trasporto della città di Melbourne (Australia), per promuovere la sicurezza sui binari.



DOC


In apertura: "The Witch's Dance", Julius Bien (1826-1909)