domenica 15 ottobre 2017

#ChiamaleBazzecole #2

Tawakkul Karman (Yemen), politica e attivista, Premio Nobel per la pace 2011



27 Aprile 2017«Esportazioni di armi, boom dell'Italia nel 2016: +85,7%. Sul dato, quasi raddoppiato rispetto al 2015, pesa soprattutto la fornitura di 28 aeromobili Eurofighter (sono i velivoli multiruolo più avanzati al mondo, ndr) al Kuwait. Livelli record anche nelle importazioni di armamenti, soprattutto dagli Stati Uniti. Nel 2016 sono quasi raddoppiate le esportazioni italiane di armamenti. Se nel 2015 erano state vendute all'estero armi per 7,9 miliardi di euro, l'anno successivo il totale ha raggiunto i 14,6 miliardi. (...) La seconda categoria di armamenti più venduta risulta essere quella di "bombe, siluri razzi, missili e accessori". (...) nel corso del 2016 l'Italia ha esportato in 82 Paesi in totale, confermandosi uno dei principali attori mondiali per penetrazione del mercato». [La Repubblica]

8 Luglio 2017 - «(...) Ma il dato politicamente importante è il boom di vendite verso Paesi in guerra in violazione della legge 185/1990, che vieta l'esportazione e il transito di armamenti verso Paesi in stato di conflitto e responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. L'Italia nel 2014-2015 è stato l'unico Paese della UE ad aver fornito pistole, revolver, fucili e carabine alle forze di polizia e di sicurezza del regime di Al Sisi (con quale faccia chiedono verità per Giulio Regeni!). Nigrizia (storico mensile dei missionari comboniani, ndr) denuncia forniture militari a Paesi dell’Africa settentrionale, a regimi autoritari, all'Arabia Saudita, condannata dall'Onu per crimini di guerra e per la quale il Parlamento europeo ha chiesto un embargo sulla vendita di armamenti. (...)» [Roberto Saviano, scrittore e giornalista]

22 Settembre 2017 - «Guerra Yemen: Camera non ferma vendita armi. L’Italia può continuare a vendere armi alla coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita. Quella che bombarda da oltre 900 giorni lo Yemen causando più della metà degli oltre 10 mila morti tra i civili. L'invio di materiale bellico potrà proseguire finché non ci sarà formalmente un embargo internazionale. Lo ha deciso la Camera dei Deputati che si è pronunciata rigettando le mozioni presentate da Marcon, Duranti e altri (Sinistra italiana e Articolo 1 - Mdp) e da Corda e altri (M5S) e accogliendo invece le mozioni rese note solo all’ultimo minuto da Lia Quartapelle (Pd), Valentina Vezzali (Scelta civica, Ala, Maie) e Bruno Archi (Forza Italia). (...) Il governo e la Camera dei deputati rinunciano così ad esercitare un ruolo attivo e propositivo riguardo all'embargo di armamenti nei confronti dell'Arabia Saudita. Embargo richiesto da due risoluzioni votate ad ampia maggioranza dal Parlamento europeo». [Giorgio Beretta, analista del commercio internazionale e nazionale di sistemi militari e di armi comuni, ricercatore per l’Osservatorio permanente sulle armi leggere e politiche di sicurezza e difesa (Opal) di Brescia, parte della Rete italiana per il disarmo (Rid)]




Carissimi - nel senso del prezzo pagato dalle migliaia di civili uccisi e mutilati dalle bombe made in Italy - onorevoli deputati Quartapelle, Vezzali e Archi: avrei una domanda per ciascuno di voi, a scelta.
1) La legge 185/1990 stabilisce che «L'esportazione ed il transito di materiali di armamento sono vietati: - verso i Paesi in stato di conflitto armato (...) - verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani (...)»; che brivido si prova a trasgredirla proprio dalle stesse poltrone che la videro nascere?
2) La pubblicità è l'anima del commercio: che ne pensate di far stampare delle vedute di Montecitorio con i saluti dall'Italia a vostra firma, e quindi volantinare le terre bombardate e i canali attraversati dai relativi migranti in fuga?
3) Per presentare le mozioni, lo scorso 19 settembre vi siete svegliati appena in tempo: qual è la qualità del vostro sonno, in queste prime settimane d'autunno?


DOC




6 Ottobre 2017 - «683 bimbi uccisi e feriti dalla coalizione di Riad. Le atrocità commesse dall'Arabia Saudita nello Yemen sono state riportate da un rapporto del segretario generale dell'Onu. Sono oltre 8.000 i bambini vittime della guerra nel 2016. (...)» [Ticinonline] - Non finisce purtroppo qui, ma io mi fermo: to be continued, se vorrete, sui media internazionali che riusciranno a carpire notizie da quei territori.



#ChiamaleBazzecole: rubrica di attualità volta a sensibilizzare l'eventuale pubblico su questioni troppo spesso nascoste sotto i tappeti da chi poi pretende che camminiamo con le pattine, al fine di evitare il "tutti giù per terra".

giovedì 12 ottobre 2017

La riproduzione degli insetti


Noriyuki Saitoh li fa col bambù...


...Edouard Martinet ricicla bici, moto e auto...


...Yumi Okita morbidi tessuti...


...Julie Alice Chappell circuiti stampati...


...Raku Inoue ha il pollice verde...


...e Yuki Tsunoda si diletta col vetro.


Ma se a farlo son le orchidee...


...il prodigio è presto ricambiato.



DOC

domenica 8 ottobre 2017

Tracce d'Europa (revival)


L'Eurovision Song Contest, festival musicale nato nel 1956 su ispirazione del nostro Festival di Sanremo e organizzato dall'Unione Europea di Radiodiffusione, è l'evento non sportivo più longevo e più seguito al mondo. Il primo anno vi parteciparono 7 stati europei, e lo spettacolo si tenne a Lugano, Svizzera. I padroni di casa ne uscirono vincitori, con la deliziosa "Refrain" (Ritornello) cantata da Lys Assia.


Nella stessa edizione del '56, l'Italia - piazzatasi a pari merito delle altre nazioni in una sorta di 2° posto collettivo (i punteggi dei voti non furono mai resi pubblici) - vi partecipò con due brani (fu l'unica edizione che prevedeva due canzoni per ciascuna nazione): "Aprite le finestre" di Franca Raimondi e "Amami se vuoi" di Tonina Torrielli, rispettivamente anche 1° e 2° posto al Festival di Sanremo del medesimo anno.

Il primo grande successo italiano si registrò nel 1958 con la celebre "Nel blu dipinto di blu" di Domenico Modugno, che si classificò al 3° posto su un totale di 10 nazioni in gara, e che nello stesso anno vinse anche a Sanremo. Da allora ad oggi, fra tutte le canzoni presentate all'Eurovision (circa 1.500), resta quella con il maggior numero di reinterpretazioni da parte di altri artisti (le cosiddette cover), anche del calibro di Dean Martin, Cliff Richard e David Bowie: lo riporta il sito ufficiale del festival, con tanto di foto-ricordo a corredo.


Finora l'Italia ha ospitato la manifestazione due volte (nel 1965 a Napoli e nel 1991 a Roma) e in totale ha partecipato a 43 delle 62 edizioni del festival, vincendo due volte:
• nel 1964 con "Non ho l'età (per amarti)", brano che nello stesso anno vinse anche il Festival di Sanremo, cantato da una sedicenne Gigliola Cinquetti;
• nel 1990 con "Insieme: 1992", brano scritto e cantato da Toto Cutugno.
Questa la lista di tutti i cantanti e gruppi italiani che si sono esibiti*: Franca Raimondi (1956), Tonina Torrielli (1956), Nunzio Gallo (1957), Domenico Modugno (1958-59-66), Renato Rascel (1960), Betty Curtis (1961), Claudio Villa (1962-67), Emilio Pericoli (1963), Gigliola Cinquetti (1964-74), Bobby Solo (1965), Sergio Endrigo (1968), Iva Zanicchi (1969), Gianni Morandi (1970), Massimo Ranieri (1971-73), Nicola Di Bari (1972), Wess e Dori Ghezzi (1975), Al Bano e Romina Power (1976-85), Mia Martini (1977-92), Ricchi e Poveri (1978), Matia Bazar (1979), Alan Sorrenti (1980), Riccardo Fogli (1983), Alice e Franco Battiato (1984), Umberto Tozzi e Raf (1987), Luca Barbarossa (1988), Anna Oxa e Fausto Leali (1989), Toto Cutugno (1990), Peppino Di Capri (1991), Enrico Ruggeri (1993), Jalisse (1997), Raphael Gualazzi (2011), Nina Zilli (2012), Marco Mengoni (2013), Emma (2014), Il Volo (2015), Francesca Michielin (2016), Francesco Gabbani (2017).

Nella storia dell'Eurovision, l'Irlanda spicca al 1° posto con 7 vittorie; al 2° posto la Svezia (6), e al 3° posto Regno Unito, Francia e Lussemburgo (5). Una classifica più interessante (e anche meno "razzista") è senz'altro quella che si basa sul numero di voti ottenuti dalle canzoni, in rapporto al numero massimo di voti ottenibili. Col 78,92% dei voti, al 3° posto troviamo "Ein bißchen Frieden" (Un po' di pace), cantata da Nicole Hohloch, che nel 1982 fece vincere la Germania Ovest su un totale di 18 nazioni partecipanti.


Al 2° posto, con l'80,39% dei voti, si piazza "Save your kisses for me" (Conserva i tuoi baci per me) dei Brotherhood of Man, che nel 1976 fece vincere il Regno Unito su un totale di 18 nazioni partecipanti.


Al 1° posto, con l'80,63% dei voti, brilla "Tu te reconnaîtras" (Ti riconoscerai), cantata da Anne-Marie David, voce davvero meritevole che nel 1973 fece vincere il Lussemburgo su un totale di 17 nazioni partecipanti.



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(*) 🏆 Mini-contest: potendo scegliere un solo nome, quale, tra i cantanti e gruppi italiani che si sono esibiti sinora (vedi sopra), è tuo preferito più di tutti gli altri? Puoi postare la risposta nei commenti qui sotto.

mercoledì 4 ottobre 2017

#ChiamaleBazzecole #1




#ChiamaleBazzecole = Titolo e hashtag per una nuova rubrica di attualità, nata oggi con l'obiettivo di sensibilizzare l'eventuale pubblico su questioni troppo spesso nascoste sotto i tappeti da chi poi pretende che camminiamo con le pattine, al fine di evitare il "tutti giù per terra". Ciò attraverso mirati ma sintetici approfondimenti su dati di fatto (oggettività), sigillati da esternazioni personali più o meno condivisibili (soggettività).
#1 = Numero assegnato al post che segue e che inaugura la rubrica. Strategia preventiva: se tutto ciò avrà un futuro, il secondo post sarà etichettato #2, il terzo #3, e così via. I post pubblicati in questa rubrica non avranno quindi altro titolo, così io potrò concentrarmi meglio sui contenuti, e voi capirete subito se vi trovate all'interno (#ChiamaleBazzecole #X) o all'esterno (post di altra natura con titolo a sè).



"Submarine" by Paweł Kuczyński



6 Settembre 2017 - «Facebook ha venduto spazi pubblicitari politici a una società sotto copertura russa durante le elezioni del 2016, vinte da Donald Trump. Lo rende noto lo stesso social network, sottolineando di aver rinvenuto circa 100mila dollari di spese pubblicitarie legate ad account falsi riconducibili probabilmente alla Russia. Nei messaggi pubblicitari non si faceva espresso riferimento al voto». [La Repubblica]
«Alex Stamos, capo della sicurezza di Facebook, ha dichiarato che gli annunci e gli account sembravano concentrarsi sull'amplificazione di messaggi sociali e politici divisivi in ​​tutto lo spettro ideologico - toccando argomenti da questioni LGBT alle questioni di razza all'immigrazione ai diritti alle armi». [Time]

21 Settembre 2017 - «Mentre i media tradizionali (giornali, radio, tv) sono soggetti a leggi rigorose che impongono di verificare l'identità di chi acquista spazi pubblicitari in campagna elettorale, nulla di simile esiste per i social media. I russi hanno capito che quello è il Far West, e ne hanno approfittato. Con perizia tecnica, perché a quanto pare i loro messaggi di propaganda politica erano minuziosamente adattati a tante micro-categorie di elettori, a ciascuno arrivava un linguaggio tagliato su misura». [La Repubblica]

30 Settembre 2017 - Mark Zuckerberg, fondatore e amministratore di Facebook, pubblica un post sul proprio profilo:

«Stasera si conclude Yom Kippur, il giorno più sacro dell'anno per gli ebrei in cui riflettiamo sull'anno passato e chiediamo il perdono per i nostri errori. Per coloro che ho ferito quest'anno, chiedo perdono e cercherò di essere migliore. Per i modi in cui il mio lavoro è stato usato per dividere le persone anziché riunirle, chiedo perdono e lavorerò per fare meglio. Che possiamo essere tutti migliori nell'anno a venire, ed essere tutti iscritti nel libro della vita».



Carissimo - nel senso del prezzo costantemente pagato da noi tutti per i tuoi errori - Mark, prendo atto del nobile gesto di contrizione, e non ho dubbi che tu possa fare di meglio. Ma consentimi: l'idea che «essere tutti iscritti nel libro della vita» debba dipendere da te non mi sfagiola neanche un po'.



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3 Ottobre 2017 - «Facebook: i post pagati dalla Russia hanno raggiunto 10 milioni di utenti». [Il Sole 24 Ore] - Non finisce sicuramente qui, ma io mi fermo: to be continued, se vorrete, sui media internazionali.

domenica 1 ottobre 2017

Lui, loro e Bloom


Lui è Hans Zimmer.

Compositore tedesco, pochi giorni fa ha festeggiato 60 anni. Sue le colonne sonore di "A spasso con Daisy" (1989), "Thelma & Louise" (1991), "La casa degli spiriti" (1993), "Il re leone" (Oscar alla migliore colonna sonora 1994), "Allarme rosso" (1995), "Uno sguardo dal cielo" (nomination all'Oscar migl. col. son. 1996), "Qualcosa è cambiato" (nom. all'Oscar migl. col. son. 1997), "Il principe d'Egitto" e "La sottile linea rossa" (entrambi nom. all'Oscar migl. col. son. 1998), "Il gladiatore" (nom. all'Oscar migl. col. son. 2000), "La promessa" e "Hannibal" (2001), "The ring" (2002), "L'ultimo samurai" (2003), "Madagascar" e "Batman begins" (2005), "Il codice da Vinci" e "Pirati dei Caraibi - La maledizione del forziere fantasma" (2006), "Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo" e "I Simpsons - Il film" (2007), "Il cavaliere oscuro" e "Kung Fu Panda" e "Madagascar 2" (2008), "Angeli e Demoni" e "Sherlock Holmes" (nom. all'Oscar migl. col. son. 2009), Inception (nom. all'Oscar migl. col. son. 2010), "Rango" (2011), "Il cavaliere oscuro - Il ritorno" (2012), "Rush" (2013), "Interstellar" (nom. all'Oscar migl. col. son. 2014), "Il piccolo principe" (2015), "Batman vs. Superman: Dawn of Justice" e "Inferno" (2016), "Blade Runner 2049" (nelle sale in questi giorni).

Solo per citarne alcuni!

Un'encomiabile carriera dietro le quinte... Ma anche no: eccolo in versione live 2017 a Cincinnati (io non c'ero, sicché grazie internet e in ogni caso grazie Hans).





Loro, con quelle facce poco raccomandabili, sono i Radiohead.

Inglesi, suonano rock alternativo dal 1985. Quando uscì nel 1992, il loro primo singolo "Creep" fu escluso dalla scaletta della BBC Radio 1 dopo appena due trasmissioni, perché giudicato "troppo deprimente". Fatto sta che al mondo quel sound piacque aldilà di ogni previsione, tanto che nel 2011 superarono i 30 milioni di album venduti.
Tornando a Creep, trovo che sia una dichiarazione d'amore struggente sì, ma dolce e dirompente come il più alto dei sentimenti merita.


CREEP

When you were here before
Couldn’t look you in the eye
You’re just like an angel
Your skin makes me cry
You float like a feather
In a beautiful whirl
I wish I was special
You’re so fucking special

But I’m a creep
I’m a weirdo
What the hell am I doing here?
I don’t belong here

I don’t care if it hurts
I want to have control
I want a perfect body
I want a perfect soul
I want you to notice when I’m not around
You’re so fucking special
I wish I was special

But I’m a creep
I’m a weirdo
What the hell am I doing here?
I don’t belong here

She’s running out the door
She’s running
She runs runs runs runs
Runs

Whatever makes you happy
Whatever you want
You’re so fucking special
I wish I was special

But I’m a creep
I’m a weirdo
I don’t belong here
I don’t belong here

VERME

Quando eri qui prima
Non ti si poteva guardare negli occhi
Sei come un angelo
La tua pelle mi fa piangere
Galleggi come una piuma
In un bellissimo vortice
Avrei voluto essere speciale
Tu sei così fottutamente speciale

Ma io sono un verme
Sono uno strano
Che diavolo ci faccio qui?
Non appartengo a questo posto

Non mi importa se fa male
Voglio avere controllo
Voglio un corpo perfetto
Voglio un’anima perfetta
Voglio che tu noti quando non sono in giro
Sei così fottutamente speciale
Io avrei voluto essere speciale

Ma io sono un verme
Sono uno strano
Che diavolo ci faccio qui?
Non appartengo a questo posto

Lei sta correndo via dalla porta
Lei sta correndo
Lei corre corre corre corre
Corre

Qualsiasi cosa ti renda felice
Tutto ciò che vuoi
Sei così fottutamente speciale
Io avrei voluto essere speciale

Ma io sono un verme
Sono uno strano
Non appartengo a questo posto
Non appartengo a questo posto




Ebbene, loro (i Radiohead) hanno ripescato "Bloom", un brano di 6 anni fa, e l'hanno rielaborato insieme a lui (Hans Zimmer), per farne la colonna sonora di "Blue Planet II", serie di documentari che sarà trasmessa a breve da BBC 1. [Ma come, quelli della BBC non dicevano che i Radiohead erano deprimenti?] Il risultato di questo felice progetto è parzialmente apprezzabile nel trailer rilasciato in questi giorni: da guardare a orecchie tese, e ascoltare ad occhi aperti.



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lunedì 25 settembre 2017

Courtship School for Riflebirds*

(*) Scuola di Corteggiamento per Uccelli Fucile (Ptiloris)



GLI ALLIEVI...


...IL MATURANDO...


...E IL LAUREATO.





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venerdì 22 settembre 2017

Pasticcio d'Autunno

Udite udite! Oggi comincia l'autunno!

Precisiamo: per chi mi leggesse domani, è iniziato ieri; in ogni caso fidatevi, non è la solita bufala. Non posso rivelare le mie preziosissime fonti (se non dietro congruo compenso), ma vi assicuro che è ufficiale, l'estate è finita!


Detto ciò, tra i dolo(ro)si incendi boschivi alle nostre spalle, e gli incombenti capricci pirotecnici di un noto pazzoide nordcoreano, per la stagione appena avviata mi auguro che ad illuminare la Notte - se proprio non si vuole lasciarla in Pace - siano solo eventuali innocui fuochi d'artificio; magari spettacolari come quelli esibiti negli oltre 200 festival che si sono tenuti tra Luglio e Agosto in Giappone, paese particolarmente legato a questo tipo di tradizione.


Ops... scusate, mi correggo: mi dicono dalla regìa che i fuochi d'artificio non sono innocui perché inquinano, e neanche poco... E vabbè, diciamo allora che sono un male minore. E poi sono belli da vedere, per la gioia di grandi e piccini! E comunque io non ho colpa: li ho solo postati qui in formato virtuale, non ho alimentato alcun effetto serra. Come dite? Anche internet contribuisce all'emissione di gas nocivi? Ho capito... Oggi era meglio che restavo a letto. Ad ogni modo, ormai è fatta: buon Capodautunno a tutti!




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Foto Keisuke

sabato 9 settembre 2017

Acrobazie a volo di pesce

Illustrazione di Moebius

A noi umani - sappiamo bene - non piace lasciare le cose come stanno. Fin dai tempi antichi, l'intelligenza che ci contraddistingue si esprime in una sfrenata rivisitazione del mondo che ci ospita. Per necessità innanzitutto (progettare case, strade, mezzi di trasporto e comunicazione, strumenti di lavoro, fino a satelliti e navi spaziali), ma non smettiamo neanche quando potremmo rilassarci: nelle pause dai "lavori socialmente utili", l'intelligenza meramente costruttiva (e nel suo effetto collaterale distruttiva) si abbandona all'immaginazione, intesa come libera fantasia. Nell'universo immaginato la nostra capacità di modellare o rimodellare le cose, ovvero la nostra creatività, può letteralmente spaziare all'infinito; per quanto ci sforziamo di evadere dalla realtà, tuttavia, anche l'astrazione ha i suoi bei limiti. Almeno due.
Il primo limite è facoltativo: lo si può cioè infrangere, ma nella preservazione del nostro benessere è fortemente sconsigliato oltrepassarlo. L'esercizio della fantasia è quanto di più liberatorio si possa sperimentare, e senza dubbio rappresenta la più grandiosa delle abilità mentali note, subito dopo il pensiero; bisogna però evitare di abusarne, e soprattutto fare attenzione a mantenere sempre viva la fiamma di ciò che siamo, perché senza la luce del raziocinio si rischia di scivolare nell'oscurità del subconscio, infestata dall'angoscia e dal peso stesso dell'esistenza. Come bene evidenziò il pittore spagnolo Francisco Goya con il suo opprimente dipinto (acquaforte) del 1797, "Il sonno della ragione genera mostri".


«La fantasia priva della ragione - spiega lo stesso Goya - genera impossibili mostri: unita alla ragione è madre delle arti e origine di meraviglie». Anche quando diamo libero sfogo all'immaginazione, quindi, della realtà dobbiamo continuare a mantenere consapevolezza; anzi, una volta declassata (o elevata) al ruolo di risorsa ispiratrice, sarà proprio questa a condurci nello sconfinato regno dell'assurdo. Ed eccoci arrivati alla seconda condizione a cui è soggetta la fantasia, limite questa volta invalicabile, e strettamente legato a una legge già formulata due millenni fa dal poeta e filosofo romano Lucrezio: Ex nihilo nihil fit, ovvero "Dal nulla non viene nulla". Non c'è fantasticheria che non affondi le sue radici nella realtà. Topolino, ad esempio, non esiste; ma i suoi "genitori" - il concetto di roditore e di essere umano che la fervida mente di Walt Disney sfruttò per la sua creatura - abitano nella realtà. Così come vi abitano il leone, la capra ed il serpente che ritroviamo assemblati nel mostro mitologico della chimera (vocabolo che viene utilizzato anche in senso più ampio e figurato proprio a indicare un'utopia).

La Chimera di Arezzo è un bronzo etrusco, probabilmente opera di un'équipe di artigiani attiva in Toscana nella zona di Arezzo, dove fu rinvenuta il 15 novembre 1553. È conservata presso il Museo archeologico nazionale di Firenze. Nel breve spot che segue la possiamo ammirare esposta eccezionalmente a Palazzo Vecchio, in occasione del G7 della Cultura (Marzo-Aprile 2017), e collocata nella Sala Leone X, esattamente dove la volle esibire Cosimo I de’ Medici subito dopo il suo ritrovamento.

E' buffo infine riscontrare come anche Madre Natura, espressione più diretta del concreto, a volte pare abbandonarsi alla fantasia, in una contraddizione che la vede disattendere le stesse ferree regole insite nella sua complessa struttura. Pensiamo ad esempio a una bizzarra commistione tra regno animale e vegetale: esistono alcune specie di orchidee, le cui forme e sfumature riprendono le fattezze di scimmie, insetti e uccelli. Bisogna ammettere tuttavia che si tratta di un accostamento un po' forzato; ma che dire allora del lombrico-lucertola (tale Bipes biporus), che anziché strisciare si muove su due zampe, all'occorrenza utili anche per scavarsi la tana? E come considerare - se non una vera sfida alla nostra letteratura fantastica - il pesce volante?

Il pesce volante (Exocoetidae) è diffuso in tutti gli oceani ed è caratterizzato da pinne pettorali molto lunghe, che gli consentono di librarsi in volo per sfuggire ai suoi predatori. I voli sono brevi (è stato registrato un massimo di 45 secondi), ma ripetuti in serie possono coprire anche centinaia di metri. Un espediente davvero straordinario, che - sebbene gli consenta di non cadere nelle fauci dei pesci più grossi - lo mette a rischio del becco dei volatili, come ben documentato dal bellissimo video che segue.


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mercoledì 23 agosto 2017

Rami, foltezze, mosaici di saggezze

"Vita nello spazio" (foto DOC)

Rispetto, generosità, integrazione, resilienza, umiltà, pace, temperanza, consapevolezza... Non c'è niente che non si possa imparare, dagli alberi. Custodi di qualsivoglia disciplina di studio, oltre che dispensatori d'etica, gli alberi ci danno materia prima per i libri, intesa non solo come carta: proprio come pagine di testo, quelle fronde ci insegnano la storia e la geografia, vi si celano formule matematiche, fisiche e chimiche, testimoniano fenomeni geologici, climatici e astronomici, si prestano alle più alte ispirazioni filosofiche, artistiche e letterarie.
Buoni maestri ma anche maestri buoni, gli alberi non assegnano còmpiti, non infliggono castighi e non pretendono di correggerti: semplicemente si mostrano. Puoi anche parlarci, sanno ascoltare con pazienza e persino tirar fuori le risposte che hai dentro. Se li chiami per nome ti premiano con la sapienza, ma se quel nome ti sfugge non si offendono, non ti giudicano. Puoi arrampicarti o danzargli attorno, assaggiarne i frutti o sedere all'ombra, loro sono sempre lì, pronti ad offrire protezione, cibo e ossigeno, a educarci, ad ispirarci, e a ricordarci che non siamo mai soli.

"Angeli in giardino" (foto DOC)

Per contro, il debito della nostra riconoscenza nei confronti di questi giganti buoni resta tutto da risanare, visto che - per mille motivi tutti ingiustificati - continuiamo ad infierire sull'ecosistema. Prima ancora, forse, dovremmo far pace tra di noi: finché non saremo capaci di instaurare una convivenza sostenibile, necessariamente solida e duttile al tempo stesso, ma soprattutto pacifica all'interno della nostra società, difficilmente potremo entrare in piena sintonia con le altre forme di vita.
Anche in questo, proprio dalle nostre "vittime", gli alberi, dovremmo prendere esempio. Specie estremamente differenti tra loro sono in grado di condividere il medesimo terreno nel massimo rispetto reciproco, da buoni vicini e in perfetto equilibrio con l'ambiente circostante. Nessun gioco di potere nè lotta di classe, nei loro piani: non vedrai mai due alberi contendersi un confine, accapigliarsi per le risorse minerali o imporre delle regole; se due esemplari sono costretti al contatto ravvicinato, per quanto diversi tra loro il sodalizio è immediato, e non è raro riscoprirlo in un commovente abbraccio senza tempo:

"Chiome affettuose" (foto DOC)

Esistono poi modelli di simbiosi così ben orchestrati da mettere in imbarazzo persino gli scienziati, spiazzati dalle intelligenze superiori che ne dirigono la "musica". Un fenomeno tra i più singolari - notato per la prima volta un secolo fa, ma ancora oggi oggetto di studio - è il cosiddetto "crown shyness", traducibile come "timidezza delle chiome".
Diffuso prevalentemente tra alberi della stessa specie, ma osservabile anche tra specie diverse, questo prodigio fa sì che i rami di ciascun albero non entrino mai in contatto con quelli degli alberi adiacenti; la "distanza di sicurezza" - o se vogliamo "di cortesia" - che mantengono tra di loro disegna così dei veri e propri mosaici di chiome ben definite, con un sorprendente effetto finale che può essere descritto e apprezzato appieno solo attraverso le immagini (foto dal web).



DOC

martedì 1 agosto 2017

Spie come noi (prima visione assoluta)


Fin dalla notte dei tempi, e senza soluzione di continuità, l'approccio più immediato tra due estranei che si incrociano per la via è assicurato dallo sguardo occasionale. Interfaccia in comodato d'uso gratuito, l'occhiata - apparentemente distratta - mette in moto tutta una serie di processi mentali che del destinatario, in brevissimo tempo, ci consente di elaborare un profilo: grossolano, improvvisato e del tutto soggettivo, ma sufficiente a non farci cogliere impreparati.
A sguardo puntato, nel caso in cui l'incontro non sia dei più fortunati, un innato istinto di sopravvivenza induce infatti a prendere rapidamente delle contromisure, come abbassare subito gli occhi per non "sfidare" quelli altrui, accelerare il passo, mascherare la propria vulnerabilità, fino - alle brutte - a optare per un repentino cambio di direzione. Lo stesso vale al contrario, quando cioè intravediamo nelle iridi in avvicinamento qualcosa di particolarmente attraente: a quel punto il nostro animo si apre all'accoglienza, e se siamo abbastanza interessati e coraggiosi da voler approfondire, il corpo è pronto a manifestarlo attraverso opportuni segnali, a partire proprio da uno sguardo sostenuto, se non perfino ammiccante.


In realtà, tra il nero dell'incontro sgradito e il bianco del "colpo di fulmine", a farla da padrone, per casistica, è un'ampia gamma di sfumature di grigio. Sono decine, spesso centinaia le istantanee che ci scattiamo reciprocamente con gli occhi ogni giorno, ma la maggior parte di queste ci lascia pressoché indifferenti, tanto da non meritare traccia nella nostra memoria visiva. Tuttavia, anche la più insignificante scintilla concorre a formare la nostra esperienza globale, e - abituato per natura a catalogare meccanicamente qualsiasi cosa si offra alle percezioni - ciascuno di noi, durante la propria vita, tiene aggiornato un personalissimo prontuario di "etichette", utile a rendere i successivi confronti sempre più rapidi ed efficaci.


«Etichettare la gente ci separa», recita lo spot qui sopra; in effetti, la tentazione di scadere nella superficialità, o peggio nella grettezza del pregiudizio, è sempre in agguato. Fortunatamente, l'assortimento di elementi umani è talmente vasto da non lasciarsi inquadrare con tanta facilità; così una semplice passeggiata tra i nostri simili resta dignitosa, e anzi può rivelarsi un'intrigante avventura, se affrontata con adeguato spirito d'osservazione e innocente curiosità.
In quest'ottica, è buffo notare come ognuno adotti un metodo diverso e ben definito nel modulare il proprio contatto visivo con gli altri. Confezionato con il filo dell'esperienza di cui sopra, questo abito (dal latino habitus - modo di essere, disposizione d'animo) è destinato a diventare uno dei tratti più peculiari della nostra personalità.
C'è ad esempio la tipa altezzosa che indossa un patrimonio tra vestiti, gioielli e accessori, e che non ti degna di uno sguardo nemmeno se ti esibisci in un triplo salto mortale sotto i suoi occhi, salvo lanciarti una sprezzante sbirciatina di sbieco dallo spiraglio laterale degli occhialoni scuri, ma solo quando giunge spalla a spalla, così da non lasciarti il tempo di ricambiare, perché per lei sarebbe un affronto troppo oltraggioso da sopportare. Poco male, se pensiamo a quanto possa risultare imbarazzante - al contrario - essere sottoposti di prepotenza ad un esame pressante e sleale, quale ad esempio lo sguardo allupato di un maschiaccio seduto allo squallido bar di periferia, che qualsiasi anima femminile rientri nel suo campo visivo, fosse anche distante due isolati o al decimo piano del palazzo di fronte, la consuma sfacciatamente con gli occhi fino a farla scomparire (stessa sorte che la bocca riserva alla quinta birra, sbrodolandosi).


Stemperando i toni, un buon grado di civiltà fa sì che la stragrande maggioranza degli sguardi donati sia rispettosa, a patto di essere noi per primi a darci un contegno. Tanto diffuso quanto inoffensivo, è ad esempio l'atteggiamento omologato di chi - preso da mille pensieri e commissioni da sbrigare - inserisce il "pilota automatico": passo da Super Mario, un'occhiata a sinistra, una dove mette i piedi, una a destra, una a te che gli vai incontro (o al palo da scansare); e poi di nuovo sinistra, basso, destra, avanti... un ciclo che si ripete in un loop oculare praticamente infinito, atto a distribuire la stessa dose di attenzione a qualsiasi cosa, animale o persona si trovi nei paraggi, in modo da lasciare la testa più libera per altri scopi, ovvero diversamente impegnata.
Una minoranza fuori controllo - ma proprio per questo degna di nota - è rappresentata invece da chi ti fissa con ostinata insistenza (e relativo sgarbo, ma non ci è dato sapere se consapevole) senza lasciar trasparire il minimo indizio sul motivo di tale condotta, fino a costringerti a fare altrettanto, per cercare di capire se si tratti di una persona che hai conosciuto (ma che non stai ri-conoscendo); o ti chiedi se sei davvero così affascinante da meritare tanta attenzione da parte di quell'estraneo (ma peccato che lui/lei non sia mai il tipo che fa per te); oppure pensi di avere qualcosa che non va, tipo un dettaglio fuori posto o una mosca sul naso... E invece no: pare che il compito di questi alieni infiltrati nella società sia solo quello di appiccicarti un sottile disagio per il resto della giornata.


Rientrando alla base, se mettiamo da parte la forma e ci concentriamo un attimo sull'essenza, va ricordato che uno scambio di sguardi può trasformarsi in scambio di vedute, e successivamente evolvere in scambio di corpi, se non addirittura completarsi in uno scambio di vite. Prima che dei nostri genitori, siamo figli del loro primo sguardo: non meno prezioso del cibo, dell'acqua, e dell'ossigeno, quindi. Ma nell'epoca attuale, quello che in apertura ho definito come la più antica, immediata e diffusa forma di socializzazione tra due estranei, per la prima volta soffre una fase di oscuramento.
La minaccia viene dal dilagante fenomeno battezzato "smartphone walkers": etichetta che identifica quanti, camminando a occhi bassi e mente rapita, si lasciano "trasportare" unicamente dal display del cellulare. Prassi in costante aumento, così come il numero degli incidenti che ne deriva: non a caso, in Olanda stanno sperimentando un'apposita segnaletica luminosa pedonale, mentre a Honolulu il sindaco è corso recentemente ai ripari emettendo una serie di divieti con relative sanzioni, e c'è da aspettarsi che altri suoi colleghi prendano esempio. Di fronte a un trend a cui ci si può solo arrendere, si tenta insomma di limitare i risvolti maggiormente nocivi.
Tornando a noi, a risentirne più in generale è il contatto umano, fisico, in questo caso per l'appunto visivo: un'alchimia, una poesia, una magia tanto complessa quanto indispensabile, che riconduce direttamente al Creato e che nessuna tecnologia al mondo sarà mai in grado di rimpiazzare o di riprodurr... Ehm, scusate l'interruzione, ma devo lasciarvi: mi chiamano in videochat. Ho aggiornato l'app con le nuove funzionalità emozionali e non vedo l'ora di provarle... Magari ne riparliamo, okay? Non perdiamoci di vista!


DOC

venerdì 21 luglio 2017

That's Amore

Disegni di Mordillo sulla nave "Moby Love" (foto DOC, 2011)



Ed e Marsha

Cosa c'è di più romantico di un cadavere alieno sfigurato? Per Ed e Marsha Edmunds, questo è amore. Marito e moglie, amano i mostri quasi quanto l'un l'altra: attorno al loro comune interesse per le creature di altri mondi (spesso terrificanti) hanno avviato una vera e propria impresa, la "Distortions Unlimited": una casa di articoli di scena in Greeley, Colorado, specializzata in oggetti d'orrore, maschere e altre creazioni. Con Ed che gestisce la produzione creativa, e Marsha che cura il lato aziendale, questi piccioncini (zombie?) hanno trascorso gli ultimi 25 anni lavorando insieme, con risultati "spaventosamente" positivi. (Tradotto dalla didascalia originale).

Nothing says romance like a disfigured alien corpse, right? For Ed and Marsha Edmunds, that’s love. The husband-and-wife team loves monsters almost as much as they love each other, and have built a business around their shared interest in out-of-this-world (and often terrifying) creatures. Together, they opened up Distortions Unlimited—a prop house in Greeley, Colorado, that specializes in horror-themed props, masks and other creations. With Ed handling creative production and Marsha taking care of the business side, these lovebirds (er ... zombies?) have spent the last 25 years working together with frighteningly good results.



Charlie e Lois

Charlie e Lois O'Brien, entomologi, possiedono la più grande raccolta privata di insetti del mondo. Durante i loro 55 anni di matrimonio hanno viaggiato nel mondo raccogliendo campioni per la loro collezione, praticamente unica. Ora, da ultraottantenni, la coppia intende donare i loro insetti - 1.250.000, conservati e catalogati accuratamente nella loro casa di Arizona - ad un'università di ricerca. Anche senza i loro insetti, l'amore che hanno costruito su zampette, ali e pungiglioni continuerà a vivere in loro.

Entomologists Charlie and Lois O’Brien have the largest private collection of insects in the world. In their 55 years of marriage, these real life “love bugs” have traveled the world gathering specimens for their unique collection. Now in their 80s, the couple plans to donate the 1.25 million bugs carefully catalogued in their Arizona home to a research university. Even without their insects, the love they built on little legs, wings and stingers will live on.



Romeo e Giulietta

Colorado, Arizona, viaggi intorno al mondo... Ma alla fine, se davvero vogliamo parlare d'amore, quale luogo migliore di "casa nostra"? (Video in italiano).

Dear Juliet — two words read thousands of times by volunteers at the Club di Giulietta in Verona, Italy, the city that is the setting for Shakespeare’s “Romeo & Juliet.” There, dedicated "Love Secretaries" respond to love letters sent in from all around the world with words of encouragement, wisdom and advice.



Dean Martin e Jerry Lewis

Sipario. Non sta bene rubare il titolo ad una graziosa canzone senza renderle omaggio, così eccola qui: "That's Amore", «canzone del 1952 composta dal compositore Harry Warren e dal paroliere Jack Brooks. Divenne un notevole successo nel 1953 nella registrazione di Dean Martin. Peculiarità del brano è la contaminazione della lingua inglese con alcuni termini in italiano. Il brano è anche una dichiarazione d'affetto per Napoli e per le sue tradizioni come la pizza e la tarantella. La canzone apparve per la prima volta nella colonna sonora del film "Occhio alla palla", distribuito dalla Paramount Pictures il 10 agosto 1953». (Wikipedia)

(In Napoli where love is king / When boy meets girl here's what they say) / When a moon hits your eye like a big pizza pie / That's amore / When the world seems to shine like you've had too much wine / That's amore / Bells will ring ting-a-ling-a-ling, ting-a-ling-a-ling / And you'll sing "Vita bella" / Hearts will play tippy-tippy-tay, tippy-tippy-tay / Like a gay tarantella / When the stars make you drool just like a pasta fazool / That's amore / When you dance down the street with a cloud at your feet / You're in love / When you walk in a dream but you know you're not dreaming signore / Scuzza me, but you see, back in old Napoli / That's amore / (When a moon hits your eye like a big pizza pie / That's amore / When the world seems to shine like you've had too much wine / That's amore / Bells will ring ting-a-ling-a-ling, ting-a-ling-a-ling / And you'll sing "Vita bella" / Hearts will play tippy-tippy-tay, tippy-tippy-tay / Like a gay tarantella, lucky fella / When the stars make you drool just like a pasta fazool) / That's amore / (When you dance down the street with a cloud at your feet / You're in love / When you walk in a dream but you know you're not dreaming signore / Scuzza me, but you see, back in old Napoli) / That's amore / Amore, that's amore.


DOC


NOTA - Post ispirato da una piccola perla in 150 parole: "Coppia stabile, bene comune", di Maria D'Asaro, pubblicato sul settimanale "100NOVE" n.28 del 13.7.2017 e sul suo mitico blog Mari da solcare.