sabato 28 gennaio 2017

La quadratura del cerchio


Un cerchio e la sua "quadratura": le figure hanno uguale area. Da Wikipedia.
Detto ciò, entriamo nel cuore del problema.


Il concetto è chiaramente enfatizzato, ma neanche poi tanto: il semaforo tutela il pedone, che può avventurarsi sulle strisce con maggiore sicurezza. La rotonda (più esattamente rotatoria), oltre a costringere il pedone al doppio del cammino, lo pone ad alto rischio a causa del fatto che le auto ne escono in accelerazione e con visibilità spesso limitata.

E allora perché le rotonde si stanno imponendo a macchia d'olio? Presto detto: il problema è che se il mondo non è tondo non gira; così come non gira la moneta, se anziché automobili si producono semafori. E allora via libera alle auto, alla faccia di questi miserabili cittadini che si ostinano a camminare! Avete mai visto la pubblicità di un semaforo? Eppure io lo comprerei: non avete idea di quante volte ne avrei avuto bisogno, da pedone provetto!

Questa è la mia tesi, da ignorantone di urbanistica, oltreché malfidato. Prima di pubblicarla, ho deciso però di non sfidare eventuali fanatici della rotonda, senza un minimo di "corazza": così ho curiosato su Wikipedia, e sulla rotonda ho scoperto molto più di quanto mi aspettassi.
C'è una sezione dedicata ai benefici, che non sono pochi; tuttavia, di pedoni non v'è traccia. Segue poi l'elenco degli aspetti negativi, che si apre con un'ovvia considerazione su spazi e costi maggiori di realizzazione rispetto ad un incrocio semaforizzato; poi continua: «Nei pressi di ospedali le rotonde possono risultare problematiche, in quanto non possono fornire una corsia riservata ai mezzi di soccorso, che invece è realizzabile asservendo il semaforo a un radiocomando messo a disposizione dei mezzi di soccorso, grazie al quale è possibile bloccare il traffico». Vi pare poco?

Ma il "gongolìo" di soddisfazione raggiunge l'apice quando leggo: «Le rotatorie risultano spesso difficili da attraversare e penalizzanti per ciclisti e pedoni: il flusso del traffico viene reso regolare, e non sono più disponibili i "tempi morti" che negli incroci regolati da semaforo consentono agli utenti più deboli (e meno deboli, N.d.A.) di attraversare; per fluidificare il traffico, gli attraversamenti pedonali vengono spostati lontano dalle intersezioni, costringendo i pedoni a lunghe deviazioni; i ciclisti rischiano incidenti se si affiancano o vengono affiancati da altri veicoli durante l'attraversamento di una rotatoria: ciascun veicolo può infatti decidere di uscire dalla rotatoria in qualsiasi punto, non essendo sempre consapevole della presenza di un altro veicolo affiancato».

Se aggiungiamo la scarsa visibilità per i conducenti (le rotatorie sono spesso rielaborazioni di semplici incroci, e ne conservano in parte le angolature), e l'accelerazione in uscita dal flusso, sperimentata quotidianamente sulla mia pelle, direi che "la quadratura" è completa. Anzi no... per par condicio, manca il parere di un automobilista, sicché la chiusura la affido a lui:



DOC

giovedì 19 gennaio 2017

Metti un genio a tavola




Formaggio francese per l'ipermollezza di Dalì...


«E il giorno in cui decisi di dipingere orologi, li dipinsi molli. Accadde una sera che mi sentivo stanco e avevo un leggero mal di testa, il che mi succede alquanto raramente. Volevamo andare al cinema con alcuni amici e invece, all'ultimo momento, io decisi di rimanere a casa. Gala, però, uscì ugualmente mentre io pensavo di andare subito a letto. A completamento della cena avevamo mangiato un camembert molto forte e, dopo che tutti se ne furono andati, io rimasi a lungo seduto a tavola, a meditare sul problema filosofico dell'ipermollezza posto da quel formaggio. Mi alzai, andai nel mio atelier, com'è mia abitudine, accesi la luce per gettare un ultimo sguardo sul dipinto cui stavo lavorando. Il quadro rappresentava una veduta di Port Lligat; gli scogli giacevano in una luce alborea, trasparente, malinconica e, in primo piano, si vedeva un ulivo dai rami tagliati e privi di foglie. Sapevo che l’atmosfera che mi era riuscito di creare in quel dipinto doveva servire come sfondo a un’idea, ma non sapevo ancora minimamente quale sarebbe stata. Stavo già per spegnere la luce, quando d’un tratto, vidi la soluzione. Vidi due orologi molli uno dei quali pendeva miserevolmente dal ramo dell’ulivo. Nonostante il mal di testa fosse ora tanto intenso da tormentarmi, preparai febbrilmente la tavolozza e mi misi al lavoro. Quando, due ore dopo, Gala tornò dal cinema, il quadro, che sarebbe diventato uno dei più famosi, era terminato». Salvador Dalì [Da Wikipedia]

"La persistenza della memoria", olio su tela 24×33 cm., Salvador Dalì 1931



...fragranti waffles per il calzolaio della Nike...


Nel 1971, meditando sulla necessità di creare un nuovo tipo di suola per calzature, che avesse una buona tenuta sul terreno senza appesantire la scarpa stessa, Bill Bowerman - progettista delle prime scarpe Nike, nonché co-fondatore dell'azienda - fu ispirato dalla piastra per le cialde (universalmente "waffles") che adoperava sua moglie per preparargli la colazione [Da First Versions]. Cuocendovi della gomma, Bill ottenne un archetipo di quello che poi si sarebbe rivelato il primo di una serie di successi commerciali a dir poco stratosferici.

Una piastra per waffles simile a quella che ispirò le prime suole della Nike, e un prototipo originale di scarpa concepito con quel sistema, custoditi nella sede centrale della Nike a Beaverton.



...e una soffice piadina per Giovanni Pascoli


(...)  Ma tu, Maria, con le tue mani blande domi la pasta e poi l'allarghi e spiani;
ed ecco è liscia come un foglio, e grande come la luna;
e sulle aperte mani tu me l'arrechi,
e me l'adagi molle sul testo caldo, e quindi t'allontani.
Io, la giro, e le attizzo con le molle il fuoco sotto,
fin che stride invasa dal calor mite, e si rigonfia in bolle:
e l'odore del pane empie la casa.  (...)

[Da "La Piada" di Giovanni Pascoli]


DOC

venerdì 6 gennaio 2017

Palloncinema


Le vie del web sono infinite. Leggo un interessante post che celebra i giochi da tavolo, e sul finire un link mi teletrasporta alla scoperta delle origini del Risiko. Qui apprendo che la primissima versione del gioco si chiamava "La Conquête du Monde" (La conquista del mondo, 1957), partorita dalla fervida creatività di un regista francese di successo negli anni '50. Scopro quindi che Albert Lamorisse - questo il suo nome - produceva perlopiù cortometraggi; il più noto, vincitore di numerosi e prestigiosi premi cinematografici, è "Le Ballon rouge" (Il palloncino rosso, 1956).


Proseguendo il viaggio su altri siti, scopro che il regista - nato a Parigi nel 1922 - perse la vita in Iran nel 1970, in tragiche circostanze: precipitò con l'elicottero durante le riprese di un documentario, "Le Vent des amoureux" (Il vento degli amanti, film poi portato a termine dalla moglie e dal figlio otto anni dopo, per le lodi della critica).
Tornando a Il palloncino rosso, attore protagonista del film è un altro figlio del regista, Claude Lamorisse, unico interprete, supportato solo da alcune comparse (ad un certo punto si vede una bimba con un palloncino blu: è la sorella), e dalla delicata messa in scena ad opera del padre. A questo punto non restava che un modo, per chiudere in bellezza il mio viaggio virtuale: abbandonarmi alla visione del film, dato che tra l'altro dura appena mezz'oretta. Ne approfitto per condividerlo con voi, direi che "calza" a pennello, sul clima befanizio di oggi.



DOC


Il palloncino sul grande schermo in apertura è una creazione di Masayoshi Matsumoto