domenica 2 luglio 2017

The Wikipedia effect (dramma in 4 atti)

Atto Primo - Il mostro di Frankenstein. Della sua pericolosa inaffidabilità, Wikipedia non ha mai fatto un tabù, anzi.
Metamorfosi dell'antenata "Nupedia", la nota enciclopedia online Wikipedia deve gran parte del suo successo proprio ad un'innovativa formula di vincolata libertà, grazie alla quale chiunque può erigersi ad autore, a prescindere dalle specifiche competenze richieste da ogni singola voce. L'esperienza insegna: in origine, i rigidi controlli vantati dalla vecchia Nupedia - ciascuna voce doveva superare ben sette esami, affidati ad altrettanti esperti, prima di poter essere consacrata alla pubblicazione - frenarono da subito l'ambiziosa impresa, decretando un flop di proporzioni a dir poco bibliche. Immaginate un'enciclopedia universale che conta solo 25 voci... ebbene, difficile a credersi, ma nell'arco dei suoi 3 anni e mezzo di vita fu proprio questo il misero raccolto di Nupedia. Tuttavia, i suoi creatori non si diedero per vinti; così, per riesumare quel mostro di Frankenstein mal concepito, lo liberarono dalle catene delle severe revisioni, e gli applicarono la scossa elettrica del "wiki", geniale piattaforma software che consente di incrementare i contenuti in simultanea da ogni parte del mondo.
La neonata enciclopedia, battezzata Wikipedia, crebbe ad una velocità tale da superare ogni più rosea previsione. Alla tenera età di due mesi e mezzo contava già oltre 3.000 pagine, grazie soprattutto al motore di ricerca Google che "involontariamente" e inaspettatamente fece da volano; oggi, a 16 anni compiuti, solo la versione inglese ne conta più di 5 milioni.

Atto Secondo - I buttafuori. Evidentemente, la lungimiranza dei fondatori di Wikipedia non prevedeva sfumature nè compromessi. Nupedia era estrememente improntata sulla qualità, ovvero sull'incontestabilità dei contenuti; ma si rivelò un frustrante lavoraccio, ripagato solo da una imbarazzante impopolarità. Wikipedia, al contrario, con un minimo investimento di risorse conquistò rapidamente il massimo indice di gradimento in rete. Un successo stratosferico, vivo e vibrante a tuttoggi, tanto da condizionare radicalmente le nostre abitudini intellettive. Ma... vi siete mai chiesti a che prezzo? Quanto è lecita e condivisibile, questa libera interpretazione del progresso? Cosa stiamo consegnando, in definitiva, nelle mani dei posteri? Un esempio perfetto per il concetto che vado a sviluppare sono le voci di Wikipedia che rientrano sotto la categoria "biografie".
Immaginiamo un ipotetico Mario Rossi, scrittore e giornalista di una qualsiasi epoca. Il sig. Rossi, durante la sua inappuntabile carriera, ha scritto decine di articoli sui quotidiani, alcuni apparsi persino in prima pagina, e per questo è stato anche premiato varie volte ad altrettanti concorsi indetti nella sua regione; ha inoltre rivestito il ruolo di conduttore di programmi d'approfondimento giornalistico per le radio e le Tv locali, e per ben 15 anni è stato direttore responsabile della maggiore testata a diffusione regionale. Ma non è tutto: ha anche scritto due interessantissimi libri, pubblicati da una delle più grandi case editrici nazionali, che hanno riscosso un discreto successo di critica e che gli sono valsi vari premi durante alcune manifestazioni nella sua regione.
Ebbene, o meglio ahimè, se questo Sig. Rossi esistesse, il suo profilo su Wikipedia non potrei mai linkarvelo. Se qualcuno decidesse di dedicargli una pagina su Wikipedia, questa potrebbe essere infatti rapidamente cancellata da uno degli utenti che si accollano il cosiddetto "lavoro sporco", ovvero verificano che i contenuti inseriti rispondano a specifici "criteri di enciclopedicità" prestabiliti. L'operato del Sig. Rossi, per quanto encomiabile, non sarebbe sufficiente ad annoverarlo automaticamente nell'olimpo di Wikipedia, nè secondo i criteri assegnati ai giornalisti, nè secondo quelli previsti per gli scrittori. Disattesi questi discutibili criteri ("discutibili" nel senso che sono gli stessi utenti a redigerli, e successivamente a discuterli, arricchirli e affinarli), al "buttafuori" di turno basterebbe che una fonte risultasse insufficiente, o che un link di terze parti cessasse di funzionare, per decidere di cestinare la pagina in oggetto. E del Sig. Rossi non si saprebbe mai più nulla, a meno di non avventurarsi altrove, ovvero affidarsi a sistemi di ricerca alternativi sul web, meglio ancora a una tradizionale capatina in biblioteca. A malincuore, di eventuali buchi neri che dovessero inghiottire ipotetici sig. Rossi, potrei anche farmene una ragione: in fondo le regole sono regole, e se ispirate da un buonsenso comune, massimo rispetto. Ma poi scopro dell'altro: del torbido, qualcosa che mi fa "imbestialire" (fossi albero direi "inalberare"), e che mi induce a completarvi il quadro con l'atto che segue.

Atto Terzo - Quelli che il calcio. Che grande, magnifico personaggio, quel Guido! Cosa sarebbe stato di noi tutti, mi chiedo, senza il suo prezioso apporto al progresso dell'umanità! Saremmo senza dubbio degenerati, sopraffatti dalla perdizione più totale, precipitati nell'oblìo cosmico, senza la guida del mitico Guido.
Ovviamente, avrete già capito a chi mi riferisco: proprio lui! Il Guido nazionale, l'unico, impavido eroe, illuminato genio che ispirò tutti noi e che il mondo continua a invidiarci. Colui le cui epiche imprese resteranno impresse nella mente e nel cuore riconoscente dei posteri per l'eternità; e allorquando l'unico sopravvissuto della razza umana dovesse esalare l'ultimo respiro, quel nome continuerà a risplendere glorioso tra le stelle del firmamento, come luce viva a rappresentarci, per quanto indubbiamente indegni. Lui, solo lui, l'intramontabile e insostituibile Guido Minghetti!
Ehm... Come sarebbe a dire «Chi è costui»? Non posso crederci: non ditemi che non lo avete mai sentito nominare... Ma che razza di lettori ignorantoni mi sono capitati? Non vi vergognate? Vabbè, per brevità vi perdono, ma non posso fare a meno di rinfrescarvi la memoria.
Ironia a parte, mi affretto a scusarmi con lo spettabile signor Guido Minghetti: pescato a caso nella categoria di appartenenza su Wikipedia e senza nulla togliere alle sue pregevoli abilità in gioventù, ne riporto testualmente la biografia, perfettamente in regola in quanto rispondente ai criteri di enciclopedicità assegnati alla categoria "calciatori".
«Guido Minghetti (Vercelli, 10 novembre 1922) è un ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Giocava come mediano. Nella stagione 1941-1942 fa parte della rosa della Pro Vercelli, con cui non gioca nessuna partita di campionato; l'anno seguente esordisce tra i professionisti, giocando una partita nel campionato di Serie C. Nella stagione 1945-1946 gioca 11 delle 22 partite di campionato in seconda serie, mentre nella stagione 1946-1947 scende in campo in 21 occasioni; gioca poi in Serie B anche durante la stagione 1947-1948, nella quale colleziona ulteriori 5 presenze nella serie cadetta. Nel 1948 scende di categoria e si accasa all'U. S. Pray, con cui nella stagione 1948-1949 centra il secondo posto in classifica in Promozione, a tre punti dal Luino promosso in Serie C; torna poi alla Pro Vercelli, con cui nella stagione 1949-1950 segna 2 reti in 12 presenze in Serie C, arrivando quindi ad un bilancio di 50 presenze e 2 reti in sei stagioni con la maglia della squadra piemontese. Gioca l'ultimo campionato professionistico della sua carriera nella stagione 1950-1951, durante la quale realizza 3 reti in 34 presenze in Serie C con la maglia del Luino; l'anno seguente gioca invece in Promozione con la Valenzana, con cui nella stagione 1952-1953 e nella stagione 1953-1954 totalizza globalmente 43 presenze e 5 reti in IV Serie».

Atto Quarto - E qui casca l'asino. Abbiamo quindi una prima biografia, quella dell'ipotetico sig. Mario Rossi, valente scrittore e giornalista professionista, che con tutta probabilità verrebbe snobbato da Wikipedia; ed una seconda, quella del sig. Guido Minghetti, a tutti gli effetti accolto a braccia aperte e senza alcun margine di obiezione, per essere consegnato alla memoria storica in virtù dei suoi 10 anni di... brillante carriera: 37 presenze in campionato di serie B, e - udite udite - addirittura 5 gol messi a segno in serie C.
Ciò mi riporta ad un aneddoto della mia giovinezza scolastica, ovvero al giorno in cui un mio professore mise a nudo la svogliatezza di un alunno facendogli notare, dopo una travagliata interrogazione da scena muta, come ricordasse alla perfezione un'infinità di dati relativi alla sua squadra di calcio del cuore, anche i meno rilevanti, a differenza dei contenuti della lezione spiegata in aula appena il giorno prima. E qui casca l'asino: se i nostri pronipoti potranno dirci quanti gol ha segnato un calciatore di serie C nel 1950, ma non saranno in grado di dirci il nome di un affermato scrittore e giornalista che contribuì incisivamente alla crescita collettiva, vi pare che abbiamo fatto passi avanti, con i recenti processi di rivoluzione mediatica? E questa volta neanche potremo addossare la colpa alla pigrizia mentale del ragazzo, perché non sarà il suo disinteresse a cancellare dalla Storia il sig. Mario Rossi: saremo stati noi - condizionati dai filtri di Wikipedia - a non avergli passato le informazioni. Trovate forse che ci sia qualcosa di sano, in una struttura enciclopedica che da un lato promuove criteri e contenuti da "serie C", e dall'altro disdegna la Cultura con la "C" maiuscola?
Prima di lasciarvi alle vostre riflessioni, a coloro i quali dovessero ritenere che non sia il caso di "farne un dramma", faccio notare che ho citato solo uno tra innumerevoli esempi di efferato scempio delle informazioni perpetrato attraverso Wikipedia, riscontrabile non solo nella categoria "biografie". Ma soprattutto, riprendendo l'affermazione in apertura: se è vero che Wikipedia non ha mai fatto un tabù della propria pericolosa inaffidabilità, è anche vero che questa presa di posizione non la solleva - o non dovrebbe sollevarla - dall'attribuzione di eventuali danni derivanti, e dalla relativa e immediata corsa ai ripari.
Il problema è che, quando si fa una ricerca in rete, i primi risultati che appaiono subito dopo gli annunci pubblicitari sono proprio quelli diffusi da questa controversa piattaforma; e il fatto che conquistino la vetta dimostra quanto - aldilà della dichiarata veste di club amatoriale - sia proprio "lei", Wikipedia, a fare il buono e il cattivo tempo: che si tratti di passato, presente o futuro.


DOC




Note

• Perché non ho aperto questa discussione all'interno della stessa comunità di Wikipedia? A questa eventuale osservazione, ribatterei con un'altra domanda: cosa otterrei, se mi tuffassi in mezzo a una folla di scalmanati tifosi di calcio durante una finale, per leggergli un passo del Vangelo? (Qui almeno gioco in casa...)
• Non so se esista o sia mai esistito realmente un giornalista e scrittore di nome Mario Rossi "rifiutato" da Wikipedia: ma se un giorno dovessi scoprirlo, correrò subito a giocare al lotto la sua data di nascita.
• Non conosco il sig. Guido Minghetti, conosco solo la sua biografia pescata a caso per la prima volta in occasione della stesura di questo post. Non so nemmeno se sia ancora tra noi; ma se un giorno dovessi incontrarlo, sarei felice di ascoltare il suo parere, magari davanti a un buon caffè. Offro io, ovviamente.
• L'espressione "Wikipedia effect" (effetto Wikipedia) riportata nel titolo non riprende significati già assegnati da altri, se non per pura casualità. Pensavo addirittura di averla coniata io, poi - dubbioso della mia stessa superbia - ho curiosato e quindi scoperto che esiste già da tempo, e non a caso: a quanto pare, il peso di Wikipedia sul nostro stile di vita è uno tra gli argomenti più discussi sul web.
• Le immagini sono rielaborazioni del logo originale Wikipedia (qui sopra), fatte qui in casa Doc, senza nessuna mirata violazione del relativo copyright. Per qualsiasi eventuale reclamo si prega di fare riferimento alla voce "note legali e licenze", sempre presente in fondo al blog nella sua versione desktop.
• Titoli alternativi di seconda scelta:
- "Gli ultimi saranno i primi... almeno su Wikipedia"
- "Wikipedia, un calcio alla cultura (in quattro atti)"
- "Wikipedia: enciclopedia, o album di figurine dei calciatori?"

6 commenti:

Mari D'Asaro ha detto...

Considerazioni interessantissime. Da riprendere e rilanciare, in varie sedi. Complimenti poi per la qualità e fluidità della scrittura. E, comunque, ti auguro di essere annoverato tra i wikinotabili, prima o poi ...

Pippicalzelunghe ha detto...

Ma quanto sei odioso ...
La mia è pura invidia naturalmente, lo sai quanto amo la tua originalità espressiva !!!E tanti cosmoabbracci !!!

Santa S ha detto...

Hai di sicuro toccato un nervo scoperto, ma io sono filowikipediana. È un po' come la libertà, non è facile gestirla, ma il fatto che ci sia ci consente di sbagliare e crescendo di correggere gli errori. Crescere è forse la parte più difficile, non in termini di numeri ;)
una serena settimana

Augusto Cavadi ha detto...

Grazie di queste tue acute e documentate osservazioni, caro Riccardo (e, se non rischio la piaggeria, complimenti per la qualità davvero rara della tua scrittura). L'inaffidabilità cui ti riferisci è fuori discussione, ma la mia domanda - in questo come in casi analoghi - è: quale alternativa sarebbe preferibile? Le mie scarse competenze, anche telematiche, non me ne suggeriscono - almeno così, a caldo - nessuna. Se qualcuno sostenesse (ma non mi pare che sia il tuo caso) che sarebbe meglio per noi che Wikipedia non fosse mai nata, avrei almeno due ordini di obiezioni. Il primo livello è molto basso: se wikipedia non esistesse, il mio profilo non comparirebbe in nessuna enciclopedia al mondo. Vanagloria a parte, mi sembra molto democratico che anche dei minori, o dei minimi, come me abbiano la possibilità di lasciare una traccia in morte e soprattutto di essere rintracciati per collaborazioni et similia in vita. Il secondo livello di considerazioni è più alto o, per lo meno, più oggettivo: è peggio che non resti traccia del giornalista Rossi ma non del giocatore Guido o che non resti traccia né del primo né del secondo (come sarebbe se Wiki non fosse stata creata)? Ovviamente propendo per la seconda, ma se qualcuno mi convincesse del contrario sarebbe una delle tante 'conversioni' che hanno costellato la mia esistenza.

DOC [Riccardo Mangoni] ha detto...

Grazie innanzitutto per i commenti sin qui postati: ciascuno speciale a modo suo, tutti preziosi per l'interesse mostrato. In risposta collettiva, permettemi di offrirvi un ulteriore bandolo a questa matassa, che potrei intitolare "Atto Quinto - Wikipedia, gioie e dolori". Se le "gioie" derivano dalla versatile potenza del mezzo, e dalla possibilità di poterne usufruire liberamente, eventuali "dolori" sono conseguenza diretta dell'uso che ne facciamo. Non a caso, nel post ho parlato di «efferato scempio delle informazioni perpetrato ATTRAVERSO Wikipedia», e non «DA Wikipedia». Rispondendo a @Santa, direi quindi «Viva la Libertà!», così come ad @Augusto confermerei «Viva Wikipedia!». E viva anche il provetto calciatore sig. Guido, che senza Wiki finirebbe nel dimenticatoio virtuale. Ma il sig. Mario Rossi, scrittore e giornalista di tutto rispetto, dove lo mettiamo? Nel caso specifico dell'esempio riportato, sono stati adottati i famosi "due pesi e due misure", che hanno penalizzato una categoria rispetto all'altra. Per evitare ciò, la soluzione sarebbe semplice: basterebbe livellare meglio i criteri di enciclopedicità, per cui se non vogliamo togliere nulla al calciatore di serie C, come credo sia giusto, possiamo conferire maggiore tolleranza ai requisiti richiesti per la qualificazione di giornalisti e scrittori.
E qui ri-casca l'asino. La soluzione «sarebbe» semplice, già... ma non lo è. Gli utenti attivi di Wikipedia hanno avuto ben 15 anni per perfezionare i criteri di enciclopedicità: la maturità è pressoché raggiunta, e temo che difficilmente questi criteri potranno cambiare significativamente.
Venendo al sodo, immaginate se togliessimo i professori dalle scuole, e li sostituissimo con gente comune o d'altra specialità professionale: cosa accadrebbe? Nella migliore delle ipotesi un po' di Storia e Matematica passerebbero ugualmente, in aula; ma quante ore si starebbe a parlare di gossip, di smalto per le unghie, e soprattutto di... calcio? Il punto è: tra una biblioteca e il "bar sport" che sorge accanto, quale luogo è da preferire per farsi una cultura? Può una sedicente enciclopedia, oggi massimo riferimento del Sapere universale, lasciarci sguazzare in balìa delle correnti anziché guidarci verso porti sicuri? Se convenite con me - in controtendenza - che qualcosa non torna, a mio avviso è da ricercarsi nel concetto originale su cui si fonda Wikipedia, inaccessibile ai semplici utenti: ecco perché, in chiusura di post, mi aspetto che siano gli stessi ideatori/amministratori della piattaforma a trovare un modo per restituire al sig. Rossi, ovvero alla Cultura, la dignità che gli spetta.

Augusto ha detto...

Saggio bilancio (provvisorio) il tuo , Riccardo !